Guida alle WTA Finals di Riyadh

Le WTA Finals fanno capolino per il secondo anno di fila Riyadh, in Arabia Saudita. Una sede discussa per le evidenti violazioni dei diritti umani, in particolar modo nei confronti delle donne, ma necessaria per rilanciare economicamente una associazione a lungo in crisi. Il montepremi del 2025 ammonta a ben 15,5 milioni di dollari, troppi soldi per poterci rinunciare. Un’eventuale vincitrice imbattuta (tre partite del girone più semifinale e finale) porterebbe a casa la cifra faraonica di 5 milioni e 235 mila dollari, addirittura maggiore di quella potenziale in gioco a Torino per i colleghi maschi.

La corsa verso le Finals ha messo in campo quest’anno un livello di competitività altissimo, con undici tenniste capaci di incamerare oltre 3000 punti. Una primavera per la WTA, governata negli ultimi lustri da un certo caos, con molte comparse e poche figure di riferimento. Il 2025 è stata invece la stagione della consacrazione per alcune giocatrici e quella della rinascita per altre, potenzialmente da top 10, ma quasi sempre incapaci di performare con una certa regolarità. Singolare ma significativo il caso di Mirra Andreeva, la prima delle escluse; quest’anno ha vinto due Master (Dubai e Indian Wells) e raggiunto i Quarti in due Slam, ma tutto questo non è comunque bastato.

I sorteggi del Round Robin hanno delineato i due gironi, intitolati a due leggende del tennis femminile come Steffi Graf e Serena Williams. Nel primo raggruppamento troviamo la numero uno del mondo, Aryna Sabalenka, le due americane Coco Gauff e Jessica Pegula ed infine Jasmine Paolini. Nel gruppo Williams sono state sorteggiate invece Iga Swiatek, Amanda Anisimova, Elena Rybakina e Madison Keys.


ARYNA SABALENKA

L’annata 2025 di Aryna Sabalenka è quella della definitiva consacrazione; è lei la migliore tennista al mondo. Il titolo dello US Open, le finali a Melbourne e Parigi, la semifinale di Wimbledon, oltre ai successi di Miami, Madrid e Brisbane (500). Una capillarità estrema per la bielorussa, che da magnifica interprete del cemento si è trasformata in atleta in grado di alzare il proprio livello quando più conta. Nei tornei Slam Sabalenka è stata magistrale nel frenare il suo stile di gioco aggressivo per limitare gli errori, dimostrando una maturità impensabile qualche anno fa. Sintomatica di questa nuova mentalità la finale di New York, che rappresentava per la “tigre” l’ultima occasione Major dell’anno. Dopo due finali perse (con due tenniste statunitensi) e un precedente sconfortante a Wimbledon, Sabalenka è stata enciclopedica del resistere ai traccianti di Amanda Anisimova, mantenendo una costanza estrema al servizio. La sua avventura a Riyadh non può che partire con i favori del pronostico, ma saranno decisive anche le motivazioni rimaste, apparse decisamente scarse negli ultimi mesi.


COCO GAUFF

La campionessa in carica delle Finals arriva la torneo conclusivo del 2025 con un carico di fiducia non indifferente. La sua stagione è stata ondivaga, con alcuni picchi di spessore alternati a periodi prolungati di magra. Ad una partenza falsa nei primi mesi dell’anno è seguita la sensazionale stagione sulla terra rossa, coronata dal successo Slam del Roland Garros, un trionfo che i suoi Stati Uniti attendevano da 10 anni. Raggiungendo le finali di Madrid, Roma e Parigi nel medesimo anno è entrata nella storia, diventando la più giovane di sempre a compiere tale impresa. La seguente stagione sull’erba non le ha regalato alcuna gioia, mentre sul cemento, pur non impressionando, ha raccolto un cospicuo numero di vittorie.

La semifinale di Pechino e il colpo di coda di Wuhan, torneo che ha forse visto la sua migliore versione dell’anno, le hanno permesso di consolidare la terza posizione nel ranking mondiale, in attesa dell’ultima apparizione del 2025, in cui proverà a confermare il successo di 12 mesi fa.


JESSICA PEGULA

La solita annata di estrema solidità per Jessica Pegula, stabilmente al vertice del ranking WTA da più di tre anni. Il suo gioco non è appariscente, la sua copertura del campo non è eccellente, ma complessivamente il suo tennis è efficace e miete molte vittime.

Il 2025 le ha portato in dote il primo successo sulla terra, seppur particolare, di Charleston, unito ai trionfi di Austin e Bad Homburg. Il suo rendimento è stato sempre lineare, soprattutto sul cemento, superficie sulla quale ha colto la semifinale Slam di New York, le finale di Miami e Wuhan, oltre alla semifinale di Pechino. Le sue aspettative per le Finals sono alte, pur essendo conscia di faticare con le primissime della classe (2-6 con le top 8 di quest’anno). 12 mesi fa l’esperienza saudita di Pegula si era conclusa con due meste sconfitte in due set e un ritiro prima della terza e ultima; quest’anno c’è indubbiamente margine per fare meglio.


JASMINE PAOLINI

Dopo l’epifania del 2024, impreziosita dalle due finali Slam a Parigi e Wimbledon, erano molti i detrattori pronti ad attendere al varco Jasmine Paolini. La toscana si è fatta trovare pronta ed è riuscita nella sempre ardua impresa di confermarsi. Il suo livello ormai è chiaro a tutti: è quello delle migliori tenniste al mondo. Il 2025 è stato però anche travagliato, segnato dalla separazione dal suo mentore Renzo Furlan a fine marzo. La situazione non così placida non ha inficiato il rendimento di Paolini, che dopo il grande torneo di Miami ha continuato a giocare benissimo anche sulla terra rossa, sino all’emozionante successo di casa a Roma. La parentesi pre e post Wimbledon ha visto l’unica battuta d’arresto significativa per l’italiana, smorzata immediatamente a Cincinnati, dove ha colto un’importante finale. Lo US Open, come tutti gli Slam in generale, non le ha sorriso, ma il finale di stagione sul cemento asiatico è stato travolgente.

La sua corsa verso un posto a Riyad è stata appassionante per il testa a testa con Rybakina ed infine con la russa Mirra Andreeva, sorpassata sul filo di lana per soli 6 punti. Le Finals per Paolini sono un trionfo, ma guai a pensarla soddisfatta, in particolar modo dopo gli ultimi due sensazionali mesi. Come dice il suo ex allenatore Furlan: “A Riyad può battere tutte; ha il gioco migliore ed è la migliore tennista italiana della storia”.


IGA SWIATEK

La stagione che sta per concludersi ha sovvertito molte convinzioni che sembravano ormai radicate nel tennis femminile. Due di queste sono senza dubbio da attribuire a Iga Swiatek, che a fine anno ha deciso di abbandonare la guida del coach che l’aveva condotta al vertice: Tomasz Wiktorowski. La nuova guida di Wim Fissette ha portato una ventata di novità nel gioco di Swiatek, non più ancorata nella classica asfissiante pressione da fondocampo.

I frutti di questo innovativo lavoro sono maturati tardi, dopo una stagione sul rosso deludente, in cui Swiatek non ha raggiunto nemmeno una finale. Un esito straniante, per una tennista abituata a dominare in lungo e in largo sul mattone tritato. La svolta è paradossalmente giunta invece su erba, superficie con cui non aveva mai fatto amicizia e su cui aveva sempre palesato qualche limite di mobilità. La finale a Bad Homburg, ma soprattutto il trionfo a Wimbledon; una cavalcata travolgente, culminata nelle ultime due partite, vinte in maniera schiacciante con Belinda Bencic e una attanagliata Amanda Anisimova. Proprio la statunitense è stata però la sua giustiziera a New York, fermandola ai Quarti; un risultato duro da digerire dopo la vittoria di Cincinnati e il bel tennis messo in campo. L’ultimo scorcio di stagione è stato altalenante, con le ultime energie evidentemente concentrate sull’appuntamento saudita.


AMANDA ANISIMOVA

Il 2025 verrà ricordato come l’anno della definitiva esplosione di Amanda Anisimova, tennista meravigliosa, che per colpa di qualche sgambetto del destino rischiava di non poter mai più sbocciare. La semifinale del Roland Garros 2019 sembra un ricordo lontanissimo, offuscato dalla perdita del padre e dai difficili anni successivi, portatori di molta tristezza e pochissima speranza nel futuro. Dal 2024 il suo tennis è sembrato risvegliarsi, sino alla presa di coscienza di quest’anno, immediatamente rinvigorita dal primo successo 1000 a Doha. La parentesi sulla terra rossa non è ottimale, ma si presenta al meglio sull’erba, dove coglie la finale nella prima edizione femminile del Queen’s e soprattutto si trova a contendersi Wimbledon qualche settimana più tardi. Il cammino sui prati londinesi è una sinfonia, che trova il suo acuto più sontuoso nel match con Aryna Sabalenkain semifinale. L’atto conclusivo si tramuta invece in un incubo, con Anisimova bloccata dalla tensione e incapace di reagire alla fermezza di Swiatek; il doppio 6-0 è una doccia gelata, ma non cancella sei partite eccellenti, lasciando anche un grande desiderio di rivalsa. Questo anelito viene esaudito allo US Open, dove batte la polacca e dopo aver superato anche Naomi Osaka conquista la seconda finale Slam della carriera. Il match per il titolo è appassionante, ma Sabalenka è troppo brava a non cedere di un millimetro.

La sua dimensione è ormai quella della tennista da battere, insieme a Sabalenka, in particolare sul veloce; questo sentore viene confermato dalla netta vittoria di Pechino e rischia di rimanere tale anche in queste Finals.


ELENA RYBAKINA

La stagione di Elena Rybakina incarna una locuzione che noi tutti abbiamo sentito tra i banchi di scuola: “è bravo/a ma non si applica”. La russa di passaporto kazako lascia sempre l’idea di non dare il suo meglio, limitandosi a raccogliere vittorie figlie delle sue innate capacità. Il suo 2025 è stato apatico sino a luglio, con sì tante vittorie, ma anche senza nessun acuto degno di nota. Dal torneo di Montreal, in cui è stata estromessa in semifinale dalla futura vincitrice Victoria Mboko, il suo rendimento è andato in netto miglioramento.

L’altra semifinale di Cincinnati, il titolo nel 500 di Ningbo e una serie di prestazioni incoraggianti, che le hanno permesso di strappare all’ultimo il pass per Riyad. Rybakina è questa, una tennista umorale e incostante, da cui è sempre lecito attendersi la grandissima partita, ma allo stesso tempo la più cocente delle delusioni.


MADISON KEYS

Madison Keys ha vissuto un inizio di stagione da sogno, con la gemma del primo trionfo Slam a Melbourne. Il suo tennis potente e penetrante ha saputo regolarizzarsi nei momenti cruciali dei match decisivi, premiandola di tanti sacrifici e dolorose sconfitte degli ultimi anni. Dopo la magnifica trasferta australiana il suo rendimento è sceso immediatamente, con i soli buoni tornei di Indian Wells, Madrid e Parigi a regalarle un sorriso. L’estate nordamericana sul suo cemento non ha invertito la tendenza, con una serie di prestazioni anonime, culminate nella pessima sconfitta del primo turno di New York, con la modesta tennista messicana Renata Zarazua. Dal quel momento in poi Keys ha optato per uno stop, saltando a piè pari lo swing asiatico, già conscia di avere le carte in regola per essere della partita a Riyad.

La sua presenza alle Finals è meritatissima e premiante, ma non pare un preludio ad un grande torneo, soprattutto dopo due mesi interi di stop.

Logo
Newsletter
IL PALINSESTO

Tutti i giorni alle ore 8 selezioniamo il meglio dello sport in ogni genere e forma, attraverso presentazioni, storie, analisi, opinioni e interviste. Quello che è successo e quello che succederà, provando a spiegarvi il perché delle cose. Una newsletter quotidiana che nel fine settimana si arricchisce con due numeri speciali. Abbonati e cambiamo il racconto dello sport, insieme!

  • Newsletter giornaliera: Il Palinsesto
  • Il Palinsesto Weekender con due numeri speciali a settimana
  • Accesso a tutto l'archivio
Da
€3 /mese
Pagamento sicuro • Annulla quando vuoi
Torna in alto