
Negli ultimi anni lo sport ha subito un rapido processo di globalizzazione. Sempre più Paesi hanno ospitato grandi eventi sportivi con l’obiettivo di attirare l’attenzione internazionale e dimostrare la loro grandezza. Un termine sempre più dibattuto è sportwashing che secondo Amnesty International è: “una strategia usata da stati o governi che sfruttano lo sport per rendere moderna la propria immagine e far distogliere lo sguardo dalla pessima situazione dei diritti umani nel proprio paese. Può avvenire tramite l’acquisto di squadre sportive, organizzazione di eventi o sponsorizzazione degli stessi”. Di solito, il termine è associato a nazioni con regimi autoritari che utilizzano lo sport e gli eventi sportivi per costruire una narrazione positiva del proprio Paese. Tra gli esempi più noti vi sono le Olimpiadi di Berlino del 1936, i Mondiali di calcio in Qatar nel 2022, le Olimpiadi invernali di Sochi 2014 e i Gran Premi di Formula 1 in Arabia Saudita, Azerbaigian e Bahrain.
La storia difficile del Ruanda
Un paese che recentemente sta provando ad entrare di prepotenza nella cartina geografica dello sport mondiale è sicuramente il Ruanda, uno degli stati più piccoli del continente africano, situato nella parte centro-orientale. Dopo un lungo periodo di colonialismo, prima sotto il dominio tedesco e poi sotto quello belga, è riuscito ad ottenere l’indipendenza nel 1962. La storia del Paese è segnata da una delle tragedie più atroci del XX secolo: il genocidio del 1994, in cui gli estremisti Hutu misero in atto un massacro che portò all’uccisione di circa un milione di Tutsi. Il genocidio si concluse con l’intervento del Fronte Patriottico Ruandese (FPR), guidato da Paul Kagame, che prese il controllo del Paese e pose fine al governo genocidario. Dal 2000, Kagame è Presidente della Repubblica del Ruanda e, nel 2024, è stato rieletto con il 99% dei consensi. Il suo governo si è concentrato sulla stabilità politica, lo sviluppo economico e il miglioramento dell’immagine internazionale del Ruanda. In questa strategia, lo sport gioca un ruolo centrale, diventando uno strumento per rilanciare il Paese a livello globale e attrarre investimenti.
L’Africa e lo sport
Sicuramente possiamo definire Paul Kagame un grande appassionato di sport, come dimostrano i numerosi investimenti pubblici nel settore. Tuttavia, prima di analizzare il caso ruandese, è necessario considerare che la lunga e difficile storia del continente africano non abbia permesso la realizzazione di grandi eventi sportivi. Oggi, però, le cose stanno cambiando. Nel corso della storia è stato il Sudafrica a farla da padrone nell’organizzazione di eventi sportivi, a partire dal 1995 con la Coppa del Mondo di rugby, che fu un simbolo di unità nazionale post-Aparthied, passando per il Gran Premio di Formula 1 dal 1962 al 1993, per i Mondiali di cricket nel 2003 fino ai Campionati Mondiali di calcio del 2010. L’Africa, lo Zaire e Kinshasa nel 1974, inoltre, furono teatro della famosa “Rumble in the jungle” epico incontro di pugilato che vide contrapposti Muhammad Ali e George Foreman. Infine, guardando al futuro, nel 2026 il Senegal ospiterà i Giochi Olimpici giovanili. In questo quadro, anche il Ruanda sta emergendo come protagonista nella scena sportiva. Il Paese sta investendo fortemente nel calcio e nel basket, ha ottenuto l’assegnazione dei Campionati Mondiali di Ciclismo 2025 e sogna di ospitare un Gran Premio di Formula 1.
La patch di “Visit Rwanda” sulla maglia dell’Arsenal
Il Ruanda tra calcio, basket e tennis
Uno degli investimenti più significativi del governo di Kigali è stato rivolto al calcio, grazie alla strategia promozionale del Ministero del Turismo ruandese. Questa campagna ha visto l’inserimento della patch “Visit Rwanda” sulle magliette di squadre di calcio di primo livello come Bayern Monaco (sponsorizzazione chiusa per controversie sui diritti umani) , Paris Saint Germain e Arsenal con l’obiettivo di stimolare il turismo nel Paese. Il calcio è lo sport preferito del presidente Kagame che ama la Premier League ed è un grande tifoso proprio dei Gunners. Kagame è riuscito ad instaurare solidi rapporti con il presidente della FIFA, Gianni Infantino, che nel 2023 ha annunciato un investimento di quasi 5 milioni di dollari per lo sviluppo del calcio in Ruanda. Storicamente, il Paese non ha mai ottenuto grandi successi calcistici (ha partecipato una sola volta alla Coppa D’Africa, nel 2004). Oltre al calcio, il paese è molto attivo anche nel basket. La capitale, Kigali, ha ospitato le quattro finali della Basketball African League (BAL), il torneo di pallacanestro più prestigioso del continente, che beneficia anche del supporto della NBA. Infine, il Ruanda si è reso protagonista nell’organizzazione di diversi tornei di tennis. Nel marzo del 2025 presso il Kigali Ecology Tennis Club si sono svolti due Challenger, vinti entrambi dal francese Valentin Royer. Le ambizioni di questo paese verso il tennis sono molto alte e si sta lavorando per ospitare altri tornei e per creare un’accademia che possa far crescere i talenti locali.
I Mondiali di ciclismo
Gli appassionati di ciclismo assoceranno sicuramente questo piccolo stato africano al famoso Tour du Rwanda, una gara che dal 2009 si svolge nel Paese e attira importanti corridori del panorama internazionale. Questa corsa di otto tappe, dal 2019, fa parte delle gare “.1” del calendario ciclistico e negli anni ha visto anche la vittoria di corridori come Cristian Rodriguez nel 2021, Henok Mulubrhan nel 2023 e Joseph Blackmore nel 2024. Il Tour, che solitamente si svolge a febbraio, quest’anno non ha visto la partecipazione di grandi squadre del World Tour a causa degli scontri al confine con la Repubblica Democratica del Congo, nella regione del Nord Kivu. Proprio questi scontri hanno rischiato di compromettere la disputa di uno degli eventi più importanti in programma per il Ruanda: i Campionati Mondiali di ciclismo su strada del 2025, che si terranno per la prima volta nel continente africano. Da gennaio, infatti, i ribelli M23, che secondo alcuni rapporti ONU sono stati sostenuti dal governo del Ruanda, hanno causato, in Congo, migliaia di morti e sfollati. L’obiettivo degli attacchi sono le aree minerarie del Kivu, in particolare per l’estrazione e l’esportazione di cobalto, oro e stagno. Le problematiche sembrano essere molteplici. Il Parlamento Europeo, lo scorso febbraio, ha chiesto la cancellazione dei Mondiali in Ruanda, mentre le squadre nazionali hanno sollevato preoccupazioni riguardo ai costi della trasferta e alle condizioni sanitarie del Paese. Tuttavia, il presidente dell’UCI, David Lappartient ha confermato l’organizzazione dell’evento respingendo le accuse provenienti dai gruppi per i diritti umani. Il 21 settembre è ormai alle porte e segnerà questa prima volta storica con le prove a cronometro élite maschili e femminili che inaugureranno il programma. Alcune nazionali hanno valutato la trasferta troppo costosa e sono state costrette a partecipare con contingente ridotto: è il caso di Danimarca e Paesi Bassi. Altre devono rinunciare agli atleti di punta che hanno deciso di concentrarsi su altri obiettivi, ma le attese e le aspettative sono alte e vedremo se il Ruanda sarà pronta per questo esordio storico.
Il presidente ruandese Paul Kagame insieme al CEO della Formula Uno, Stefano Domenicali
Il sogno della Formula 1
Uno degli ultimi e più ambiziosi sogni di Paul Kagame è quello di ospitare un Gran Premio di Formula 1 nel Paese. Lo scorso dicembre, il presidente ha presentato una proposta ufficiale per ospitare una gara, a partire dal 2028, sfruttando le piste dell’aeroporto di Bugesera, vicino Kigali. La Formula Uno manca in Africa dal 1993 quando si disputò l’ultimo Gran Premio del Sudafrica. Negli ultimi anni, numerosi sostenitori, tra cui il sette volte campione del mondo Lewis Hamilton, hanno spinto per rendere il calendario della F1 più inclusivo, aprendo al continente africano. Un GP in Africa, secondo molti, potrebbe favorire la promozione dello sport nel continente e stimolare lo sviluppo economico. Il Presidente e CEO della Formula 1, Stefano Domenicali, ha già aperto all’idea di organizzarlo. Secondo Mohammed Ben Sulayem, Presidente della FIA, società organizzatrice del Mondiale di F1: «L’Africa merita un Gran Premio di Formula 1 e il Ruanda è il posto migliore».
Dopo il tragico passato il Ruanda sta cercando di rialzarsi. Il Presidente Paul Kagame è riuscito a far crescere notevolmente il livello economico del Paese ed ha scommesso su eventi internazionali e investimenti sportivi per rilanciare l’immagine dello Stato. Grazie all’elezione come Presidente del CIO della zimbabwese Kirsty Coventry, sicuramente l’Africa avrà un ruolo più centrale nello sport mondiale. Che si tratti di calcio, basket, tennis, ciclismo o Formula 1, il Ruanda sta cercando di fare il suo ingresso tra le grandi potenze sportive del continente africano, aprendo a nuove opportunità e ad una visibilità globale. I campionati del mondo di ciclismo potrebbero essere un clamoroso trampolino di lancio verso il futuro.
(Immagine in evidenza: Foreign, Commonwealth & Development Office, Flickr)



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