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L’interViSta- Alla scoperta del Pentathlon Moderno con Alice Sotero

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Ospite della rubrica “L’interViSta”, Alice Sotero. Pentatleta italiana, nativa di Asti, che può vantare già due partecipazioni ai giochi olimpici estivi nella gara del Pentathlon Moderno. Alla rassegna olimpica di Rio de Janeiro 2016 si classificò settima, mentre nella recente olimpiade di Tokyo ha migliorato il suo piazzamento centrando il quarto posto e sfiorando la medaglia di bronzo. Nel corso dell’intervista abbiamo avuto modo di parlare con lei della passione per il Pentathlon Moderno, della sua esperienza a Tokyo e di quella trascorsa a Rio nel 2016, fino ad arrivare ai suoi obbiettivi futuri, riflettendo anche sullo stato di salute del movimento italiano di Pentathlon Moderno.

Dove nasce la tua passione per il Pentathlon Moderno e come ti sei approcciata a questa disciplina?

Inizialmente io praticavo nuoto, ma all’età di 15/16 anni non riuscivo più ad ottenere grandi risultati. La società in cui mi allenavo, però, permetteva anche di praticare sport multidisciplinari, tra cui il Pentathlon, e per questa ragione i miei allenatori mi proposero di smettere di nuotare per provare qualcosa di nuovo. Iniziai così a praticare il Pentathlon Moderno e fin da subito rimasi attratta da questa disciplina nuova per me. Così decisi di continuare con gli allenamenti e le gare, non smettendo più da quel momento con il Pentathlon Moderno. Ciò che mi attrae di più di questa disciplina è certamente la sua varietà, molto di più rispetto per esempio al nuoto dove devi sempre e solo nuotare in vasca. Praticare tutti i giorni uno sport diverso mi diverte un sacco e rende le mie giornate davvero poco monotone.

Cosa ti attrae così tanto di questo sport? Ti ispiri a qualcuno in particolare?

Inizialmente non mi ispiravo a nessuno in particolare ma, dopo aver conosciuto i ragazzi della nazionale più grandi, qualcosa è cambiato. Nello specifico dopo aver conosciuto il mio fidanzato, che partecipò alle olimpiadi di Londra 2012, ho iniziato ad avere lui come idolo e fonte d’ispirazione.

Come ci si prepara ad una gara di Pentathlon Moderno? Quanto sono faticosi gli allenamenti?

Per quanto mi riguarda l’aspetto più faticoso è il dover trovare i luoghi adatti per allenarmi nelle cinque discipline del Pentathlon Moderno. Per esempio, per allenarmi spesso devo andare a Torino, spostandomi dunque ogni volta da Asti. Organizzare il tutto e incastrare tutti gli orari o gli impegni, quindi, personalmente è uno degli aspetti più stressanti per prepararsi a questa disciplina. In secondo luogo, praticare 5 sport in gara comporta che un’atleta debba allenarsi in almeno tre discipline in un’unica giornata.

Quali sono secondo te le caratteristiche principali che non possono mancare in un’atleta di Pentathlon Moderno?

Ciò che non può mancare assolutamente, per emergere nel Pentathlon, è la determinazione per quello che fai. A differenza di sport come il nuoto o l’atletica, in cui molto dipende anche dal talento che un’atleta possiede, nel pentathlon conta molto di più la determinazione nel voler arrivare a far bene attraverso la pratica e gli allenamenti. Io, per esempio, mi sono sempre ritenuta un’atleta non di grandissimo talento, ma con una grande forza di volontà e dedita all’allenamento.

In quale dei cinque sport presenti in gara ti senti più forte o sicura e in quale meno?

Sicuramente mi sento più forte nel nuoto, essendo lo sport che ho praticato da più anni. Quello invece in cui mi sento meno sicura è la scherma, perché ho iniziato molto tardi a praticare questa disciplina. Ultimamente sto tenendo dei buoni standard di rendimento, però mi sento un po’ più indietro rispetto agli altri.

Alice Sotero in gara a Tokyo nel torneo di scherma, parte del programma della gara di Pentathlon Moderno (Eurosport)

Arriviamo alla tua esperienza olimpica a Tokyo di questa estate. Com’era l’atmosfera e quanto è stato emozionante partecipare a questi giochi olimpici?

Nonostante il Covid-19, all’interno del villaggio olimpico si respirava una bella atmosfera, certamente sempre con regole e restrizioni da rispettare. Per esempio, si doveva tenere la mascherina sia all’esterno che all’interno, oppure in mensa c’erano dei divisori tra i tavoli, per permettere il corretto distanziamento. Allo stesso tempo, ciò che risaltava erano sicuramente gli spalti vuoti, soprattutto avendo nella mente l’esperienza vissuta a Rio. Inoltre, nel mio sport non siamo abituati a grandi cornici di pubblico, mentre ai giochi olimpici tutto cambia. Alle olimpiadi c’è molta più gente che ti dà carica, ma allo stesso tempo ti mette pressione addosso perché si capisce come non sia una gara da Coppa del Mondo o Mondiale. A Tokyo quindi è stato un peccato non avere gli spettatori, ma dall’altra parte non essendoci nessuno ho sentito meno la tensione perché sembrava una gara come tutte le altre.

Nella tua gara ti sei classificata quarta, sfiorando la medaglia di bronzo per pochissimo. Cosa ti è mancato per arrivare sul podio e qual è stato il tuo rammarico più grande?

Indubbiamente il rammarico per la medaglia mancata è stato maggiore, rispetto comunque all’aver raggiunto un’ottima posizione come la quarta piazza. Ma ciò è normale e succede nella mente di ogni atleta, che vuole sempre il massimo e trionfare. Inoltre vincendo una medaglia avrei potuto far conoscere di più il Pentathlon Moderno al pubblico italiano, invece ciò non è potuto accadere con il quarto posto. Per quanto riguarda la gara mi è mancata la precisione e la decisione sul tiro, commettendo alcune ingenuità pesanti.  Ero partita dall’Italia convinta di non avere il giusto numeri di allenamenti sul tiro e purtroppo questo si è un po’ confermato nel corso della gara, soprattutto dal punto di vista emotivo.

Come hai vissuto il post delusione olimpica? Quanto sono stati fondamentali gli incoraggiamenti e il tifo ricevuto dopo la gara dai familiari o dagli amici?

I messaggi arrivati dopo la competizione sono serviti moltissimo, perché molti mi facevano diversi complimenti senza sottolineare spesso il rammarico per la mancata medaglia. Tanti erano contenti della mia prestazione e grati per le emozioni che avevo suscitato in loro durante la gara. Dal punto di vista personale inoltre per smaltire la delusione, ho cercato di circondarmi di persone che mi avrebbero fatto distrarre e pensare il meno possibile a ciò che fosse accaduto in gara. Infatti decisi di andare in vacanza con mia sorella e alcuni miei amici, così piano piano la delusione andava svanendosi. In realtà poi so come la delusione non sparirà mai completamente, perché fa parte di quelle cose che rimarranno impresse per molto nella mente, quasi per tutta la vita.

Alice Sotero in gara a Tokyo 2020 (SpettacoloMusicaSport)

Dovessi scegliere il momento più bello vissuto all’olimpiade di Tokyo, quale sceglieresti?

Rimanendo sulla mia gara sceglierei il torneo di scherma, perché mi ha dato una soddisfazione che non avevo mai provato. Avevo preparato al meglio la competizione con il mio allenatore e tutto è andato per il meglio, rimanendo davvero molto soddisfatta una volta terminato il torneo. Per quanto riguarda invece l’esperienza olimpica in generale, come momento migliore sceglierei l’aver potuto vivere le medaglie di Jacobs e Tamberi all’interno del villaggio olimpico.

Oltre a questa olimpiade a Tokyo, avevi già partecipato a Rio 2016. Quali sono state le maggiori differenze tra l’olimpiade brasiliana e quella giapponese?

Sicuramente dopo aver partecipato a Rio, in questa olimpiade di Tokyo mi sentivo più pronta ad affrontare le emozioni che porta con sé una gara olimpica. A Rio ci sono andata da atleta ancora un po’ acerba e alla scoperta di un mondo del tutto nuovo, senza avere nessun tipo di pressione o obbiettivi in particolare. Allo stesso tempo avevo anche un po’ di timore a Rio per quello che stavo ad affrontare, essendo la prima volta. A Tokyo dunque ci sono andata maggiormente rilassata e sicura, sapendo già cosa mi sarebbe aspettato. Diciamo quindi che a Tokyo ho saputo gestire meglio le mie emozioni rispetto a Rio.

Alice Sotero in gara durante le olimpiadi di Rio 2016(Coni)

Quali sono i tuoi obbiettivi futuri e il sogno nel cassetto che speri di realizzare?

Prima di Tokyo non avevo bene in mente i miei obbiettivi per il futuro, ma dopo il quarto posto ho capito che la mia carriera d’atleta dovrà continuare verso Parigi 2024. Inoltre prima di Tokyo, quando mi chiedevano quale fosse l’obbiettivo per l’olimpiade, io dicevo migliorare la prestazione di Rio, ora quindi in vista di Parigi vorrò migliorare il risultato di Tokyo.

Quale consigli daresti a giovani ragazzi che vorrebbero approcciarsi al Pentathlon Moderno? Com’è la situazione in Italia legata al movimento di questo sport?

Ai ragazzi direi che nel nostro sport penso sia più facile emergere, rispetto ad altre discipline dove è molto più difficile far avverare i propri sogni e arrivare ai vertici. Inoltre direi di dare sempre il 100% in ogni allenamento, sempre con una buonissima dose di cuore e volontà che è fondamentale. Sul movimento del Pentathlon Moderno italiano purtroppo secondo me non è in crescita, perché non è abbastanza pubblicizzato o seguito. Bisognerebbe fare un po’ più di promozione nelle scuole, perché per me i bambini sono affascinati da sport come la scherma o il tiro. Purtroppo, però, è molto difficile trovare qualcuno in Italia che abbia voglia o abbia capito come sia fondamentale una buona promozione del Pentathlon Moderno, per renderlo più noto e far sì che la gente si appassioni.

Tutta la redazione ringrazia Alice Sotero per la gentilezza e la disponibilità.

Simone Caravano
Simone Caravano 22 anni, laureato in Scienze delle Comunicazioni presso l'università degli studi di Pavia. Attualmente studente della laurea magistrale in giornalismo dell'università di Genova. Credo che lo sport sia un mondo tutto da scoprire e da raccontare, perché offre storie uniche ed emozionanti. Allora quale modo migliore esiste per fare ciò, se non attraverso la scrittura.

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