“L’oro della consapevolezza” di Martina Alzini e delle Rocket Girls

A tre anni di distanza dal mondiale 2022 di Saint-Quentin-en-Yvelines, nello stesso velodromo dei Giochi Olimpici di Parigi, l’Italia è tornata a vincere un titolo nell’inseguimento a squadre femminile al recente mondiale di ciclismo su pista. A Santiago de Chile è arrivata un altro grande risultato per le Rocket Girls, un gruppo in grande sintonia, cresciuto insieme negli anni tra grandi risultati e qualche delusione, compresa quella del quarto posto olimpico, che hanno costruito un quartetto estremamente competitivo. Ne ha fatto parte anche Martina Alzini, che ha corso la finale contro la Germania insieme a Martina Fidanza, Vittoria Guazzini e Federica Venturelli. La ventottenne della Cofidis, con cui correrà su strada anche nel 2026, ci ha raccontato il significato di questa medaglia d’oro.

Questo è il secondo titolo per il quartetto dopo quello del 2022, ma per te è il primo correndo la finale. Come lo hai vissuto?

L’emozione è diversa, questo titolo è arrivato con la consapevolezza che potevamo farcela, Parigi era stato più inaspettato. Eravamo sicure dei nostri mezzi, è un mondiale che abbiamo preparato scrupolosamente da fine agosto in poi, tutte le settimane siamo riuscite ad allenarsi insieme, strada permettendo, e di conseguenza penso che siamo arrivate senza nessun rimorso e con la consapevolezza dei nostri mezzi prima di correre il quartetto. Parlare a posteriori è sempre più facile, ma posso dire che siamo partite tranquille. Una volta salita in pista c’era la giusta adrenalina, ma anche la serenità perché non ci era mancato nulla. Stavamo tutte bene e penso che lo abbiamo dimostrato, è stato l’oro della consapevolezza.

La preparazione era iniziata subito dopo due mesi di stop per infortunio. Come è stato per te questo periodo, non sapendo in che condizione saresti arrivata all’avvicinamento vero e proprio a questo mondiale?

Quando si rientra da un infortunio i punti di domanda sono tanti, specialmente perché per la prima volta a 28 anni ho riportato fratture abbastanza dolorose, non avevo mai subito grandissimi incidenti. Sono abituata a ragionare sempre per obiettivi, è vero che sono stata fuori dalle competizioni per due mesi e mezzo, ma appena riagganciato il piede in bici come grande motivazione mi sono data quella di arrivare al meglio possibile al mondiale su strada. Ogni gara su strada era un piccolo step, ho conseguito una vittoria a fine agosto e questo voleva dire che la preparazione stava andando per il verso giusto. Di questo posso ringraziare la squadra e il mio coach, il gruppo sportivo esercito e la nazionale, tutte e tre le squadre mi hanno fatto lavorare in totale serenità per arrivare al mio obiettivo.

Sei parte di un gruppo che è cresciuto insieme negli anni, arrivando a quella che hai chiamato la vittoria della consapevolezza. Quest’anno come novità si è aggiunta Federica Venturelli, al primo mondiale nel quartetto. Cosa ha portato a livello tecnico e come si è inserita in una squadra così affiatata?

Sono molto contenta di aver lavorato con lei, entrare in questo gruppo e rimanerci non è mai facile, Federica è un grandissimo talento. Siamo entrate subito in sintonia, forse perché quest’anno ho legato molto con una sua coetanea nella mia squadra (Julie Bego), che mi vede come ‘la grande’ del gruppo. Facciamo parte di generazioni diverse, lei pensa di imparare da me ma anche io mi sono accorta di imparare molto dalle giovani, c’è uno scambio di idee su e giù dalla bici. È andato virale il video in cui la strattono e le dico ‘Cosa piangi Ventu?!’, da fuori mi sono resa conto che sembra quasi che la stessi bullizzando, ma nel 2022 ero io in quel ruolo, ero scoppiato in un pianto di sfogo e non capivo cosa stesse succedendo, mi sono un po’ rivista in lei. Sono molto felice di essere entrata in sintonia con lei, diventerà un vagone importante di questo quartetto e già lo è, il talento c’è tutto.

A livello cronometrico è arrivato quello che vi aspettavate? Dove si può limare ancora qualcosa?

Sicuramente si può limare qualcosa, tutte noi siamo anche stradiste, quindi il mondiale arriva sempre come ultimo appuntamento dell’anno. Per quanto una si possa sentire bene, la stanchezza nelle gambe c’è. Ognuna arriva da un percorso diverso: per me stando due mesi ferma è stato tutto un po’ in rincorsa, Consonni ha fatto una stagione al 100% su strada, Venturelli e Guazzini hanno avuto appuntamenti importanti nelle crono tra europei e mondiali. Ognuna ha il proprio calendario su strada e deve rendere conto alla squadra, però il bello della pista secondo me è che, se si riesce a lavorare con costanza, gli allenamenti a Montichiari sono anche un momento di riunione e di divertimento. Non ti nascondo che correndo questo quartetto, e in particolare la finale, ci siamo proprio divertite. La fatica c’è e si sente tutta, ma se riesci a conciliare tutto con l’adrenalina e il divertirsi è fantastico, qualsiasi sia il risultato.

Come hai vissuto l’esperienza di tutta la settimana, in particolare con la grande emozione finale per la nazionale della vittoria di Elia Viviani?

È stato bellissimo, Elia è un campione con la C maiuscola, un corridore così mancherà a tutti noi. Sono onorata e fiera di aver fatto parte dei suoi ultimi anni di carriera in questo gruppo, l’ho visto vincere il suo primo mondiale nell’eliminazione a Roubaix e anche quello a Parigi. Scherzando con le ragazze prima della partenza ci siamo dette che quando noi abbiamo vinto il nostro primo inseguimento a squadre, lui aveva chiuso con l’oro nell’inseguimento, e quest’anno si è ripetuto allo stesso modo, è stato molto emozionante. Sugli spalti c’era sua moglie Elena Cecchini, e anche lei secondo me è una figura di riferimento per il ciclismo femminile, così come Elia lo è stato per la pista. Il movimento si è allargato in grandissima parte per merito suo, anche lui ha detto in varie interviste che ne va molto fiero. Posso essere solo onorata, mi vengono ancora adesso i brividi a parlarne. Resterà sempre un esempio per tutti noi.

Guardando verso LA 2028, cosa ti aspetti per la nazionale e in generale cosa pensi della direzione che sta prendendo il ciclismo su pista, visti i cambiamenti regolamentari che verranno introdotti?

So che dal 2027 ci saranno grandi novità per il sistema punti, vedremo cosa accadrà per le strategie delle varie nazionali. L’anno prossimo inizierà la qualifica olimpica, mi piace ragionare un tassello alla volta ma non nascondo che il grande obiettivo che mi manca in carriera è prendere una medaglia ai Giochi Olimpici. Sicuramente è difficilissimo per tutti, ma per me è un grandissimo sogno. Come tutti i cicli olimpici ci sarà un percorso da affrontare, con la qualifica, la Coppa del mondo, europei e mondiali da disputare. Dall’anno prossimo si aprirà un nuovo capitolo, se non si è già aperto con questo mondiale, come inizio di un ciclo nuovo. Questo mondiale è stato un po’ in mezzo tra un riscatto per lo scorso anno, anche per me personalmente, e forse l’inizio di qualcosa di nuovo e stimolante per arrivare ai Giochi come nazionale di riferimento. Per me quello che non è cambiato è che la nostra nazione è diventato uno dei riferimenti per il ciclismo su pista, e ciò mi rende orgogliosa.

Per te e per tutte le altre molto passerà anche dalle stagioni su strada. Quest’anno sei tornata alla vittoria, nel 2026 cosa ti aspetta?

Adesso quello che penso è solo fare le vacanze, non ho ancora stilato un programma con la squadra. Il Ct Diego Bragato ha già voluto parlare con ognuna di noi per un probabile calendario, penso che sicuramente riusciremo a trovarci per disputare almeno una coppa del mondo. Parlare di mondiali ora può sembrare un po’ troppo presto, sicuramente c’è un’idea di ripartire con la pista, penso dagli europei di Konya a febbraio. Vogliamo lavorare sempre al massimo dell’organizzazione e della precisione, prendiamo uno step alla volta, e ora è quello del riposo e della rigenerazione. Penso che la preparazione sia più o meno quella, non ci saranno grosse novità: a dicembre ci sono i vari camp con le squadre, poi si cerca di sfruttare al massimo il velodromo di Montichiari per lavorare tutte insieme in pista.

Immagini in evidenza: Instagram, Martina Alzini

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