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Tifo da VS – LUC: il fioraio fiammingo sovrano dei tifosi

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I tifosi sono l’anima di ogni sport. La passione che esprimono si può veramente considerare un’aggiunta di energia ai protagonisti in campo. In tifo da Vita Sportiva presentiamo proprio loro, l’anima dello sport, in ogni suo aspetto.

Ah i déjà vu che fenomeno spettacolare, quanto è bello rivivere delle esperienze più volte! Non so voi ma a me accade spesso, alle volte anche guardando una diretta di ciclismo. Vi starete chiedendo cosa possa rivivere dinanzi a corse diverse, corridori diversi, paesaggi differenti. É semplicissimo, un nome di tre lettere: Luc.

Da persona “complessata” quale sono ogni volta che vedo quella scritta mi trovo a ripetere, a mo’ di filastrocca, quel nome così strano per tre volte. Si avete capito bene, magari quando sono con amici e vi è Van Aert all’attacco, mi alzo e grido: Luc, Luc, Luc!

L’importanza del tifo

Prima di capire cosa sia o chi sia Luc pensiamo a cosa sarebbe lo sport senza il Tifo? Sembrerebbe una domanda banale, eppure la figura del tifoso è senza ombra di dubbio l’asse portante di tutte le attività agonistiche. Soprattutto nei tempi correnti, anni in cui l’uomo dona importanza al pensiero altrui ed in cui la chimica con l’altro appare fondamentale.

Lo sport professionistico insomma, senza dei mirabili buongustai ed incitatori, si trasformerebbe nella mera, e permettetemi di definirla inutile, dimostrazione intrinseca della “forza” e della brutalità della volontà umana dinanzi alle difficoltà, certo pur sempre retribuita!

Di incitatori e amanti dello sport in questo nostro mondo ve ne sono a bizzeffe, dal tifoso da divano – o divanista parafrasando qualche buon “illuminato” del web – fino a giungere a quello più mirabile: il tifoso che mosso da un alto e importante sentimento smuoverebbe mari e montagne pur di poter seguire dal vivo le gesta dei propri beniamini. Di certo con i tempi difficili che corrono appare un filino azzardato affrontare una tale tematica, in particolare per dei nostalgici come noi. Parafrasando lo scrittore napoletano Erri de Luca: “La nostalgia non è mancanza. La nostalgia è presenza di emozioni, luoghi e persone che tornano a trovarti.

Schiera di tifosi all’arrivo sulla cima dello Zoncolan – © ilpost

A proposito di nostalgia e tifo, non posso che riproporvi un bellissimo articolo “calcistico” su questo tema del nostro Simone Caravano.

Spinto dunque dalla mera nostalgia dei bei tempi e dall’incalcolabile passione per lo sport, mi sento obbligato a portarvi alla scoperta del più iconico e fedele tifoso che il mondo dello sport abbia visto. Non preoccupatevi! Non ci concentreremo su nessun “arlecchino” sponsorizzato, perchè Luc lo fa per passione.

L’idea vincente

Come facilmente intuibile dal titolo siamo nelle Fiandre: terra di birra, aria pura e soprattutto ciclismo. In un territorio così florido e divertente si nasconde un signore di media età appassionato di ciclismo, come ve ne sono tanti dunque. Un signore apparentemente normale, ma si sa, dietro a quel che appare normale può celarsi la magnificenza.

Magnificenza è il sostantivo adeguato per descrivere la storia di un tifoso speciale, accanito, gioioso e fedele.

Il nostro protagonista di oggi è un ex fioraio di nome Luc Van Steenberge, o meglio Luc, un signorotto di sessant’anni che da circa una quindicina fa quotidianamente capolino fra i tifosi a bordo strada nelle varie corse di casa e lo fa tante, ma tante, ma tante volte!! Non è raro, infatti, che il nostro caro Luc faccia la propria apparizione decine di volte in una sola corsa. Ma chi è Luc? Dove nasce questa sua spasmodica passione?

Da buon fiammingo qual è, fin da piccino quel baldanzoso ex-fioraio nutrì un’incommensurabile passione per il ciclismo che nel 1997 lo spinse ad un gesto che gli modificherà l’avvenire: in occasione dei campionati nazionali di ciclocross, svoltesi a Hoogstraten nella provincia di Anversa, decise di realizzare un piccolo cartello da esporre durante la gara, con lo scopo di pubblicizzare il negozio di fiori dell’ormai ex consorte.

Un’ideuzza da nulla che diede i propri frutti. Quel cartello infatti si trasformò in una vera e propria calamita per acquirenti, divenendo ben presto uno strumento da utilizzare per pubblicizzare il proprio negozio nei vari circuiti e nelle varie corse domenicali.


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La nascita del mito di Luc

Però, come in un classico dramma di Agatha Christie, il legame con la propria signora si spezzò. Immediatamente quel mini striscione divenne solamente uno sbiadito ricordo dei tempi felici che furono.

Ebbene il buon Luc decise di riciclare quell’idea così geniale per produrre un bel “cartellone” con sopra scritto il proprio nome in caratteri cubitali, il tutto con il solo palese scopo di poter testimoniare la propria presenza e di poter gridare al mondo: “Io vi ero!”

Un “Io vi ero” implicito in un nome di tre lettere scritto in verde, una calamità per i tifosi ossessivi.

Un magnete che qualche anno fa attrasse a sè l’occhio vigile della dirigenza del team Intermarché, all’epoca Wanty. Da allora quel bizzarro tifoso di strada è divenuto un simbolo incontrastato e incontrastabile del team. Da allora ogni giorno in sella al suo motorino blu acceso, o meglio ex blu Wanty, e con il suo bel bandierone in groppa si dirige in tutte le più disparate corse in territorio belga.

Dalla zona del rifornimento, all’apice di un bel tratto in pavè, non vi è nessun posto che il buontempone di Luc non abbia invaso con il suo magnifico cartellone. Un tifoso nomade, o meglio “motonomade”, perchè per l’appunto solito muoversi con un motorino blu, in gergo un semplice cinquantino. Furbescamente in molte occasioni, come dichiarato in un’intervista, il nostro Luc si è ritrovato a rincorrere gli scaltri fotografi, sempre abili a trovare i posti più panoramici e soprattutto più “fotogenici”.

Luc in cima al Kapelmuur – © Het Nieuwsblad

Luc oggi

Un grido di testimonianza dunque quello di Luc, un segno inscritto nella storia dei pedali.  Un’immagine ben impressa fra i ricordi di ogni appassionato mondiale, da circa vent’anni in poche parole un segno distintivo di ogni corsa belga.

Da quel giorno di ormai 23 anni fa non vi è stata corsa in cui quel cartellone casalingo non abbia fatto la propria comparsa. Neppure il covid vi è riuscito a fermare il buon Luc!

Luc alla scorsa E3 Harelbeke – ©Eurosport

Non so voi ma a me piace pensare che quel signorotto in motorino sia la dimostrazione effettiva del tifoso fanciullino che vive nel nostro io.

Immagine in evidenza: ©️ via Twitter

Leonardo Bonocore

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