Majori al debutto mondiale racconta i suoi 5000 metri: «A Tokyo entro in un’altra dimensione»

Il Palinsesto Weekender – Sabato 13 settembre – #003


Micol Majori è una mezzofondista milanese di ventisette anni, un’atleta che negli anni ha costruito passo passo i propri progressi. Il 2025 l’ha vista sbocciare definitivamente, portandola ad ottenere il pass per l’evento clou dell’anno: i Mondiali di Tokyo. Abbiamo fatto una chiacchierata con lei ripercorrendo la sua stagione e analizzando le prospettive future, partendo dalla gara che la vedrà impegnata nella capitale nipponica, i 5000 metri.

Micol, come arrivi ai Mondiali? Come stai e quali sono le tue sensazioni?

«Sto molto bene. Ho fatto un periodo di allenamenti in quota con costanza e solidità. La forma era buona anche prima e dunque presumo che arriverò nelle migliori condizioni alla gara dell’anno».

Hai avuto intoppi durante la fase di preparazione?

«No nessuno, se escludiamo la gara di Cernusco del primo di settembre [1500m], in cui durante siamo state travolte da un diluvio universale. Ho vinto comunque in 4’10”, ma sarebbe potuta essere una gara di maggior qualità».

In questa gara hai però mostrato un aspetto di corsa migliorato parecchio quest’anno…

«Il finale. Sì, è una mia caratteristica fin da piccolina, nei primissimi anni di atletica. Poi non so cosa sia successo, l’avevo persa e non trovavo più quello spunto. L’anno scorso ero abbastanza in crisi per questa ragione; agli Europei di Roma, pur facendo una gara stupenda, lo sprint è stato l’unico neo. Finalmente, probabilmente grazie ad una serie di allenamenti veloci, sembra ritornato».

Nel 2025 hai spaziato su varie distanze, ritornando anche su una gara che non correvi da sei anni come i 3000 siepi. Che avvicinamento hai vissuto agli Italiani di Caorle?

«L’idea iniziale era quella di ributtarmi nei 3000 siepi. Sembrava avviata bene con Nizza, dove avevo corso sotto i dieci minuti, ma dopo la gara di Zolder, in cui sono caduta nella riviera, ho rivisto i miei programmi in vista degli Italiani. I 5000m erano già certi nella mia mente dopo l’ottima prestazione di Oslo [15’20” e vittoria]; dovevo solo decidere tra le siepi e i 1500m e alla fine ho optato per quelli».

Visto che l’hai citata, quanto ti ha galvanizzato la vittoria in Continental Cup a Oslo sui 5000 metri?

«Decisamente, mi ha dato tanta sicurezza e consapevolezza. Quando vinci ti notano tutti; io ho vinto con distacco, quindi è stato bello a maggior ragione. Dopo quella prestazione mi sono detta “Ok, ho margini di miglioramento, visto che ho corso più di metà gara da sola”. È stata il trampolino di lancio di questa stagione».

Ma parlaci della “gara” della tua stagione, quella che ti ha permesso di staccare il pass per Tokyo, il 5000m di Caorle. Arrivare così vicina a Nadia Battocletti quanta fiducia ti dà in vista dei Mondiali?

«È stata la gara giusta al momento giusto, come mi piace definirla. Premetto che quel giorno lei non era al 100%, non era la Nadia delle Olimpiadi. È stato bello, ma devo tenere la testa sulle spalle; lei è ancora anni luce davanti. In quella gara le sono arrivata attaccata, forse anche perché lei ha anticipato troppo la volata e quel cambio secco le è rimasto nelle gambe. Io sinceramente non me ne ero nemmeno accorta di essermi avvicinata così tanto. Ero concentrata nello spingere al massimo negli ultimi 200 metri. Ho sentito il mio allenatore [Stefano Baldini] incitarmi urlando “Credici!”, ma credevo si riferisse all’arrivare seconda, mantenendo il distacco sulla terza».

Agli Italiani hai fatto due grandi gare giungendo seconda nei 5000 e terza nei 1500, ma considerando anche l’altissimo livello che incontrerai a Tokyo come ti immagini che andrà il tuo debutto mondiale?

«Il livello è assurdo, ma come dice il mio allenatore ho tutto da guadagnare perché non tutte arrivano al top della forma e ogni gara è una storia a sé. Cercherò indubbiamente di fare il mio meglio, ben conscia che conquistare la finale è un’impresa quasi impossibile. Potrei incontrare una batteria ideale, non troppo veloce nelle fasi iniziali, in cui se la si possa giocare nell’ultimo mille, ma la mia fortuna principale è che io non ho nulla da perdere. Non devo configurarmi una gara specifica; so che arrivo bene a Tokyo e durante il mio 5000 avrò tutto il tempo per agire nella migliore maniera possibile».

A livello cronometrico il tuo sogno può essere quello di infrangere la barriera dei 15 minuti; come valuti le primissime della tua gara, come Beatrice Chebet, Faith Kipyegon e la stessa Nadia Battocletti, che potrebbero spingersi a ridosso dei 14 minuti?

«Loro in questo momento sono in un’altra dimensione. Sono focalizzata principalmente sugli obbiettivi alla mia portata e sulle avversarie che sono appena scese sotto i 15. Faith Kipyegon, avendo gareggiato molto su distanze più brevi, potrebbe trarne vantaggio sulla singola gara, ma anche Nadia potrebbe dire la sua. Da lei possiamo aspettarci di tutto. Conosciamo bene le sue qualità e abbiamo visto cosa è stata in grado di fare a Parigi. Se vincesse non mi sorprenderei. Dipende molto dalla sua condizione e da come si è allenata nel periodo post Italiani. Saranno determinanti anche la forte umidità di Tokyo e le energie rimaste per le atlete che correranno anche il 10000m».

Come sei pronta a vivere questa grande esperienza? Hai raggiunto la tua maturità atletica a 27 anni, ma vedi questi Mondiali come un punto d’arrivo o come un inizio della tua carriera a questo livello?

«Come dimostrano molte atlete si possono raggiungere i propri migliori risultati anche dopo i 30 anni, quindi spero che questo sia solo un punto di partenza. Ho sicuramente raggiunto un obbiettivo incredibile, che vale già moltissimo, così come aver partecipato agli Europei in casa a Roma. Credo e sono fiduciosa di avere ancora margini di miglioramento, con un occhio puntato anche sulle Olimpiadi di Los Angeles 2028. Ci potrebbe essere ancora più interesse, ma so che ora a livello italiano posso ritagliarmi il mio spazio, quindi sono conscia di poter guardare con fiducia al futuro».

Il tuo centro di allenamento principale è a Rubiera, nel reggiano, supervisionato dalla medaglia d’oro di Atene Stefano Baldini. Quanto è importante averlo al proprio fianco e quanta stima nei propri mezzi trasmette ai suoi atleti?

«Il rapporto atleta-allenatore è molto soggettivo, in particolare sotto l’aspetto caratteriale. Io e lui ci siamo sicuramente trovati e addirittura i pochi battibecchi che abbiamo avuti sono stati di stimolo per allenarsi sempre di più e meglio. Lui crede sicuramente molto in me, ma non so se si aspettasse realmente il mio exploit agli Italiani. Da ex atleta lui comprende perfettamente il nostro percorso e a Rubiera ha creato un ambiente di lavoro bellissimo, con condizioni ideali, se escludiamo a volte il clima».

Spaziando oltre alla tua gara, ci sono moltissime altre competizioni in cui sono impegnati grandi atleti italiani e internazionali. Quali saranno quelli che cattureranno maggiormente la tua curiosità?

«Devo dire che non ho idoli particolari, preferisco seguire le persone che conosco meglio a livello umano, quindi tiferò con trasporto principalmente gli atleti italiani. Indubbiamente non perderò l’occasione di seguire tutte le gare del mezzofondo, così come la maratona. Il mio livello di coinvolgimento su altre gare, come quelle di Noah Lyles, Karsten Warholm o Sydney McLaughlin, non è così forte; se potrò, guarderò le loro gare, ma come una semplice spettatrice».

Tra gli italiani ti faccio tre nomi, Larissa Iapichino, Mattia Furlani e Leonardo Fabbri. Da chi ti aspetti una grande prestazione?

«Credo e spero che faccia una grande gara Leo. L’anno scorso la sua stagione era stata pazzesca, ma al momento clou delle Olimpiadi le cose non erano andate nel verso giusto. Quest’anno non ha brillato fin da subito e chissà che non possa tirar fuori la gara da dieci e lode proprio in Giappone. Mattia e Larissa hanno avuto invece una stagione solidissima e non mi stupirei di vederli entrambi sul podio. Nei concorsi ci sono sicuramente più variabili, ma loro sono ormai al top del salto in lungo e potranno confermarsi».

Al termine della rassegna sfrutterai l’occasione e apprezzerai le bellezze del Paese del Sol Levante?

«Assolutamente! Con un gruppo ben assortito (Federica del Buono, Edoardo Scotti, Andrea Dallavalle e Pietro Arese) viaggeremo attraverso il Giappone, visitando anche le zone più rurali. Andremo sicuramente nella valle di Kiso, ma faremo tappa anche in città come Osaka e Kyoto. Faremo il Japan Rail Pass, approfittando della rinomata rete ferroviaria nipponica. L’itinerario è stato opera di Pietro Arese, io e Federica saremo passeggere privilegiate».

Immagine in evidenza: Micol Majori, Instagram

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