Calcio

La valle dei templi – Stadio Sant’Elia o “Don’t You (Forget About Me)”

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E del resto, chi mai avrebbe potuto pronosticare la stupefacente vittoria del campionato da parte del Cagliari se non il mitico Gianni Brera? Per “il figlio legittimo del Po”, infatti, l’inarrestabile cavalcata sarda nella stagione 1969-70 non fu una sorpresa: i rossoblù si erano, in fin dei conti, aggiudicati la piazza d’onore nel campionato precedente alle spalle della Fiorentina. E nel corso del calciomercato estivo, i cagliaritani avevano sì salutato Roberto Boninsegna, riacquistato dall’Inter per 600 milioni di vecchie lire, ma contestualmente avevano accolto tra le fila della loro rosa gli esuberi a tinte nerazzurre Domenghini, Poli e Gori. Il titolo del Cagliari nacque, dunque, dalla felice unione tra l’inscalfibile egida del gioco all’italiana e l’immarcescibile fiuto del gol del più grande cannoniere della storia azzurra, Gigi Riva, il cui nome e cognome divennero ben presto irrimediabilmente incompleti senza l’intramontabile soprannome “Rombo di tuono” partorito, ovviamente, dalla vulcanica mente di Brera.

Foto di rito per gli eroi di un’isola intera. In piedi da sinistra: Poli, Nené, Albertosi, Niccolai, Domenghini, Greatti, Riva. Accosciati da sinistra: Reginato, Brugnera, Martiradonna, Mancin, Cera e Gori. ©️ MrVinci

Se non si esplicò in una manifestazione di eclatante sbalordimento causata da un fatto impronosticabile, “lo scudetto in Sardegna” fu, in ogni caso, un evento ammantato da una spessa coltre di eccezionalità, come sottolineò “L’Unione Sarda”, antica testata isolana fondata nel 1889, innalzando i peana per i ragazzi abilmente allenati da Manlio Scopigno:

La conquista dello scudetto da parte del Cagliari supera i limiti della cronaca e della storia sportiva. Per la prima volta in settant’anni il più prestigioso titolo nazionale scende nel meridionale d’Italia; per la prima volta una società del sud scrive il suo nome all’albo d’oro di uno sport che per tutto un insieme di motivi – economici, climatici, organizzativi – ha visto sempre l’ininterrotto predominio delle grandi squadre del nord. La vittoria del Cagliari rappresenta, dunque, un fatto straordinario, nuovissimo, rivoluzionario. Ed esce dai confini della storia calcistica per suggerire temi più vasti, considerazioni di più profonda apertura.

Straordinaria, per Cagliari, fu parimenti la serata del 16 settembre 1970: la squadra di casa esordiva in Coppa dei Campioni contro i biancoverdi del Saint-Étienne, detentore dell’allora Division 1, nell’allora avveniristico Sant’Elia, il cui taglio del nastro era avvenuto pochi giorni prima in Coppa Italia (un perentorio 4 a 1 alla tutt’altro che irresistibile Massese, con prima storica segnatura al 15’ della prima frazione di gioco del solito Riva).

L’ingresso dell’Amsicora. Prima di ospitare quello che nella stagione 1969-70 sarebbe divenuto il fortino rossoblù, il terreno era stato utilizzato fino al 1923 come colonia penale. ©️ Wikipedia.org

Dal 1952 fino all’apoteosi della Serie A 1969-70, il club dei quattro mori disputava le gare interne all’Amsicora, vetusto impianto da 30mila posti, confinante con le saline di Stato nella periferia sud-est della città, e divenuto ormai inadatto ad ospitare lo sciame di tifosi provenienti da tutta la regione ogni domenica. A poche centinaia di metri in linea d’aria, si trovava ora il nuovo impianto, progettato per soddisfare al massimo ogni requisito in termini di modernità e funzionalità, costruito interamente a spese del Comune. Venuto a costare due miliardi di lire, il Sant’Elia aveva una capienza di 60mila posti a sedere. Aveva in dotazione tutti i servizi generali, ampi spogliatoi inclusi, ed era in grado di fare da cornice anche a gare di altre discipline sportive. Il rettangolo verde di gioco era, infatti, incorniciato da una pista per l’atletica leggera in tarflex. Unico difetto, non certo microscopico, era l’assenza di posti auto e vie di accesso all’impianto. In attesa che venisse ultimata una ciclopica superstrada, contemplata fin dall’origine dal progetto dello stadio ma inspiegabilmente ancora sulla carta al momento dell’inaugurazione, era stata costruita, in pochi giorni e in ossequio all’arte tutta italiana dell’arrangiarsi, una strada larga quindici metri ad uso esclusivo delle autorità, dei cronisti e del personale di servizio dato che era disponibile un parcheggio da soli duecento posteggi. Per raggiungere lo stadio, i cagliaritani avrebbero potuto usufruire dei posti auto dell’Amsicora e proseguire la loro odissea camminando su una serie di passerelle in acciaio disposte in un canalone. Le autorità competenti assicurarono fin da subito che le lacune infrastrutturali sarebbero state colmate celermente.

Veduta aerea dello stadio Sant’Elia nei giorni immediatamente successivi alla sua inaugurazione. La mancanza di infrastrutture intorno all’impianto lo rese fin da subito una sorta di cattedrale nel deserto. ©️ Tuttostadi.com

Per la sfida con i campioni transalpini al Sant’Elia era previsto il tutto esaurito. Sebbene fosse stata cocente la delusione per l’eliminazione nel gironcino di primo turno di Coppa Italia, vinto dal Livorno, formazione che allora militava nella serie cadetta (inutile era stata la goleada inflitta alla Massese), a Cagliari si percepiva un’aria elettrica: “Si parla e si pensa al Saint-Étienne, ma la fantasia galoppa già verso i turni successivi”, si poteva leggere sulle colonne de “L’Unione Sarda”. “Lo stadio di Sant’Elia, che sembrava smisurato al punto da chiedersi quando mai lo avremmo visto al completo, rischia addirittura di non bastare”.

La partita si presentava fondamentale per il proseguo della stagione. Una prematura eliminazione dalla massima competizione europea avrebbe certamente gettato nello sconforto più totale un ambiente che viveva da mesi sulle ali dell’entusiasmo. Scopigno, l’allenatore-filosofo che aveva abolito i ritiri a favore di una maggiore responsabilizzazione dei calciatori, decise di modificare eccezionalmente le proprie ferree abitudini e portò la squadra, alla vigilia dell’incontro, in un albergo di Santa Margherita di Pula, “locus amoenus” sul litorale occidentale del golfo degli Angeli. A chi gli domandava i perché di questa eccezione alla regola, il paularino spiegava:

“A Cagliari fa un caldo terribile. Non si riesce a dormire, l’umido è opprimente. Qui c’è fresco e c’è l’aria condizionata”.

Più realisticamente Scopigno aveva timore degli avversari e desiderava allenare al meglio la propria squadra, non tralasciando alcun aspetto e auspicando una vittoria con almeno due reti di scarto:

Dobbiamo cercare di assicurarci un certo margine in casa perché poi la rivincita a Saint-Étienne sarà durissima. Su quel campo hanno vinto pochissimi e l’anno scorso è caduto lo stesso Bayern di Monaco, la squadra di Beckenbauer e di Mayer. Se non ci andremo con un paio di gol di sicurezza, potrebbero essere dolori.

E dunque, in una serata sferzata dal maestrale e che, però, non abbandonava ancora l’abito estivo per quello autunnale, i rossoblù imposero immediatamente i loro ritmi vorticosi e la loro indiscutibile superiorità sia sul piano tecnico che atletico. Dopo appena sette minuti dal fischio d’inizio del romeno Limona la gara si sbloccava con il solito Riva, abile a sgusciare via alla retroguardia dei francesi su preciso pallonetto dell’ex nerazzurro Domenghini. Trovatosi nell’uno contro uno con Carnus, “Rombo di tuono” aveva addomesticato la sfera con il petto e calciato imparabilmente in rete con il sinistro. Al 17’ il Saint-Étienne spaventava i tifosi cagliaritani e l’estremo difensore rossoblù Albertosi con un’azione fortunosa, ma due minuti più tardi la formazione di casa trovava un raddoppio liberatorio: Gori, altro ex interista, crossava da fondo campo, dopo una fuga irresistibile sulla corsia mancina, un pallone tagliente sul quale, dopo una raffinata finta di Domenghini, si avventava in “estirada” il carioca Nené scaraventando in rete da una quindicina di metri dallo specchio della porta. Si andava dunque a riposo sul 2 a 0 per i padroni di casa e il Cagliari iniziava la ripresa gestendo il risultato e rinunciando al possesso della palla. I francesi, tuttavia, non riuscirono a trarre alcun giovamento dall’abbassamento del baricentro cagliaritano, riuscendo ad impegnare Albertosi in un solo frangente. Riprese in seguito saldamente in mano le redini del gioco, il Cagliari siglava il tris al 70’. Riva, su una punizione dai venticinque metri e con la porta oscurata da una fitta barriera, appoggiò delicatamente su Gori avanzando poi senza palla in modo incontenibile verso l’area; completata la geniale triangolazione, il bomber rossoblù si ritrovava così “vis a vi” per la seconda volta con Carnus che, anche in quest’occasione, infilò spietatamente.

L’artefice della meravigliosa cavalcata sarda: Manlio Scopigno, soprannominato “filosofo” e scomparso a Rieti il 25 settembre 1993.

I sardi trionfarono per 3 reti a 0, esaudirono il desiderio espresso da Scopigno nella conferenza stampa della vigilia ed ipotecarono in questo modo la qualificazione al turno successivo (al ritorno il Cagliari verrà sconfitto per 1 a 0). Riva, ancora una volta, si era preso la scena e con questa doppietta si era rilanciato a livello internazionale dopo un mondiale in sordina in terra messicana, dove gli azzurri erano stati sconfitti in finale dal Brasile, nel giugno precedente. Solare, intervistato al triplice fischio, dichiarò:

La volontà di vincere conta alle volte più dell’esperienza. E noi oggi di volontà ne avevamo da vendere. Siamo scesi in campo col fermo proposito di assicurarci almeno due gol di vantaggio e ci siamo riusciti abbondantemente […] I due gol che ho segnato oggi sono serviti solo a farci vincere bene. Tutto qui. Per favore non parliamo di rivincite o di vendette.

Da quel memorabile 16 settembre 1970, il Sant’Elia ha poi percorso una vertiginosa quanto beffarda parabola discendente. A meno di due mesi dall’inaugurazione lo stadio fu interessato da un rocambolesco incidente. Nel sottosuolo dell’impianto sportivo si sviluppavano, infatti, le tubature di un oleodotto che servivano il vicino deposito carburanti di Monte Urpinu di proprietà dell’Aeronautica Militare: nel novembre 1970 la rottura di una tubatura causò una perdita di combustibile, che impregnò il terreno fino quasi a zampillare dalle zolle più superficiali del rettangolo di gioco. In quell’occasione, un operaio addetto alla manutenzione del campo, non realizzando appieno la pericolosità del contesto, gettò a terra un mozzicone di sigaretta acceso, causando lo sviluppo di un principio di incendio. Lo stadio venne dunque dichiarato inagibile fino all’avvenuta riparazione della tubatura. Oggetto a partire dal 1987 di ogni sorta di salatissimo ammodernamento in vista di Italia ’90, l’impianto fu interessato tra il 1990 e i primi anni del III millennio a sensibili riduzioni di capienza e andò a più riprese ad un passo dalla dichiarazione di totale inagibilità. Il malinconico crepuscolo del Sant’Elia si consumò tra il marzo 2015, mese nel quale il presidente rossoblù Tommaso Giulini diede il via libera alla realizzazione di un nuovo impianto, e il 28 maggio 2017, ultima giornata di un campionato agrodolce per i sardi e che si concluse, però, con un acuto degno di un jazzista di New Orleans: 2 a 1 ad uno svagato Milan di Montella con rete del definitivo vantaggio in “zona Cesarini” firmato da Fabio Pisacane, arcigno difensore napoletano alla sua prima gioia nella massima serie.

L’Unipol Domus, nota in precedenza come Sardegna Arena, è la casa provvisoria del Cagliari dalla stagione 2017-2018. ©️ Gianlucadimarzio.com

L’impianto rimane tutt’oggi in attesa della definitiva demolizione, stagliandosi come un gigantesco spettro sull’adiacente Unipol Domus con le sue tribune smembrate, il prato ingiallito e gli spalti scrostati dalla pioggia e dal poderoso maestrale che da quelle parti ben conoscono. Una fine non certo limpida e luminosa quanto un bicchiere di Ichnusa.

Don’t you, forget about meDon’t, don’t, don’t, don’tDon’t you, forget about me
As you walk on byWill you call my name?As you walk on byWill you call my name?When you walk away
Or will you walk away?Will you walk on by?Come on, call my nameWill you call my name?
Simple Minds. Don’t You (Forget About Me). The Breakfast Club, 1985

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Samuele Virtuani
Nato a Milano il 4 maggio 2001, è un grande appassionato di Storia, soprattutto contemporanea, nonché accanito calciofilo fin dai tempi delle scuole medie. Da novembre 2020 è speaker presso Radio Statale, per la quale ha ideato e condotto per due stagioni "BigBang Effect", un programma per menti in cerca di idee esplosive. Da ottobre 2022 ha virato verso lo storytelling sportivo con "Glory Frame", show radiofonico in onda tutti i martedì dalle 15:00 alle 16:00 sulle frequenze di Radio Statale e in podcast.

2 Comments

  1. Bello e nostalgico con quell’inciso finale targato Simple Minds. Come dimenticare il grande Gigi Riva, probabilmente il bomber più potente di tutti i tempi, ma anche Ricky Albertosi, futuro rossonero e tutti gli altri.

  2. Favolos il Sant’Elia. Li ci cacciammo gli inglesi in Italia 90 così che se gli hooligans avessero fatto casino sarebbero finiti in pasto ai pesci…

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