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Un “gran bel Giro”: viaggio in Italia fra insidie appenniniche e fuori giri sulle Alpi

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Sarà “un gran bel Giro” ? “Lo scopriremo solo vivendo”.

Basterebbe questo improbabile duetto musicale fra Paolo Belli e Lucio Battisti per riassumere l’edizione 2022 del Giro d’Italia, che prenderà il via il prossimo 6 maggio da Budapest e si concluderà il 29 a Verona.

Andando oltre le numerose polemiche riguardanti la decisione di svelare gradualmente la Corsa Rosa, il percorso appare particolarmente equilibrato dando l’opportunità a sprinter, finisseur e scalatori di giocarsi ognuno le proprie chance.

Dopo aver visto Egan Bernal alzare il Trofeo Senza Fine, grazie a un dominio assoluto nella seconda settimana e un’acuta gestione delle forze nell’ultima, la prossima competizione potrebbe aprire le porte a outsider e sorprese dell’ultimo minuto.

Per tutti coloro che vorranno puntare alla classifica generale, sarà infatti fondamentale tener d’occhio le frazioni di media montagna, che condiranno la prima fase della competizione, fra scalate inedite e il gradito ritorno di vecchie conoscenze.

Se la tre giorni in Ungheria potrà strizzare l’occhio alle ruote veloci, gli uomini di classifica non dovranno perdere tempo sull‘asperità di Visegrád che chiuderà la tappa inaugurale così come nella brevissima cronometro in riva al Danubio.

Piazza degli Eroi a Budapest, sede di partenza del Giro d’Italia 2022 ©RCS Sport

Il rientro nel Bel Paese con l’ormai tradizionale appuntamento dell’Etna (che non ci dirà come al solito “chi potrà vincere il Giro”, ma quasi certamente “chi non lo vincerà”) sarà solo l’antipasto di una lunga risalita condita di insidie e trabocchetti che potrebbero favorire le fughe.

L’arrivo di Potenza, accompagnato dalla cavalcata lungo le Dolomiti Lucane, potrebbe prendere in contropiede qualcuno, così come il “su e giù” fra i muri marchigiani che condurrà i corridori da Pescara a Jesi.

Nel mezzo la doppia scalata al Blockhaus che potrebbe scremare la graduatoria e dare vita alla lunga epopea di colui che vorrà arrivare in rosa all’Arena di Verona.

Più volte in passato la “casa di sassi”, inserita nel comprensorio della Majella, ha messo le ali a fuoriclasse del ciclismo mondiale, dal “Cannibale” Eddy Merckx (definito all’epoca erroneamente “un velocista belga” in grado di vincere in montagna) allo spagnolo Josè Manuel Fuente passando per Ivan Basso e Nairo Quintana.

L’iniziale passaggio a Roccaraso seguito dall’ascesa a Passo Lanciano potrebbe tagliare le gambe a qualcuno e cambiare così le carte in tavola in vista del traguardo abruzzese, oltre che del prosieguo del Giro.

Dettaglio salita del Blockhaus

Prima di accingersi alla sfida finale sulle Alpi, i favoriti saranno chiamati a difendersi nelle frazioni di Genova e Torino dove il dislivello complessivo danzerà pericolosamente nei pressi dei 3000 metri.

Le strade strette della Riviera di Ponente accompagnati dagli strappi di Chiavari, Ruta-Chiesa Vecchia e dalla salita di Monte Becco costringerà i passisti-scalatori a rispondere agli scatti di coloro che fanno dell’agilità la propria dote principale.

Medesimo discorso anche per il circuito costruito attorno all’antica capitale sabauda che vedrà i corridori affrontare per due volte la collina di Superga (segnata con il toponimo “Bric del Duca”) e per tre il Colle della Maddalena.

Altimetria quattordicesima tappa Santena-Torino

 

Se l’appetito vien mangiando, per i grimpeur il momento dell’abbuffata arriverà a cavallo dell’ultimo giorno di riposo fra l’arrivo nel bel mezzo del Gran Paradiso, a Cogne, e quello all’Aprica con Mortirolo e Santa Cristina.

In quest’ultimo caso la scelta di affrontare il valico bresciano dal versante di Monno ha fatto storcere il naso a non pochi appassionati e addetti ai lavori, dimenticando come la mancata riproposizione della frazione che fece conoscere al mondo Marco Pantani sia soltanto l’inizio di un “tour de force” senza fine.

L’assenza di pendenze impossibili potrebbe aprire all’imprevedibilità, sbloccando così un’impostazione tattica che troppo spesso, negli ultimi anni, ha consento ai big di giocarsi le proprie carte negli ultimissimi chilometri.

Per gli incontentabili appuntamento al giorno dopo con la Ponte di Legno-Lavarone (condita da un Passo del Vetriolo che promette scintille già dal nome) e poi doppietta finale con l’inedito Santuario di Castelmonte, ma soprattutto Marmolada-Passo Fedaia.

Marco Pantani e Giuseppe Guerini sulla Marmolada al Giro d’Italia 1998 ©ANSA/CARLO FERRARO

Impossibile non porre un circoletto rosso su un tappone che vedrà il ritorno del Passo San Pellegrino, affrontato dal versante più ripido di Falcade, la scalata alla Cima Coppi di Passo Pordoi da Moena e la Regina delle Dolomiti che delizierà i palati più raffinati con il passaggio di Malga Ciapela, in grado di far venire le vertigini anche al leader della classifica.

All’interno di questo viaggio in sella lungo ventuno giorni non mancano i velocisti, che avranno sulla carta potenzialmente sette occasioni per andar a segno, anche se qualcuno di particolarmente resistente potrebbe far un pensierino pure alla tappa di Napoli.

Grandi assenti di questo Giro saranno le cronometro, ridotte a soli ventisei chilometri divisi fra la frazione di Budapest e il gran finale di Verona; una situazione che potrebbe richiamare nel Bel Paese scalatori puri come Giulio Ciccone, Mikel Landa oppure lo stesso Egan Bernal.

In attesa di sapere per chi suonerà la “Marcia Trionfale” dell’Aida di Giuseppe Verdi, godiamoci questo “gran bel Giro” sperando che gli attori in campo possano realmente renderlo tale.

Immagine in evidenza: ©LaPresse

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Marco Cangelli
Giornalista presso la testata online "Bergamonews" e direttore della web radio "Radio Statale", sono un appassionato di sport a 360 gradi. Fondatore del format radiofonico "Tribuna Sport" e conduttore del programma "Goalspeaker", spazio dal ciclismo all'atletica leggera, passando per lo sci e gli sport invernali

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