Sci AlpinoSport Invernali

Una chiacchierata immaginaria con Sofia Goggia

0

Sofia Goggia. Una ragazza caratterizzata da un cuore enorme, una grinta immensa e degli attributi notevoli che le hanno permesso di prendersi quello che più volte il destino ha provato a toglierle. Attraverso questa “chiacchierata immaginaria” ora proviamo a ripercorrere la sua stagione come se a raccontarla fosse lei attraverso i suoi occhi, quelli che quando parla del suo sport si illuminano e brillano.

Ciao Sofi, come va?

Va alla grande, sono soddisfatta di me se stessa per quello che ho fatto in questa stagione. Inoltre vincere una Coppa del Mondo lascia sempre un “dolce sapore in bocca”.

In discesa libera hai dominato questa stagione, qual è stato il tuo segreto?

Non c’è un segreto in particolare. Quando si ottengono questi risultati vuol dire che tra tutte le componenti si è instaurato un equilibrio perfetto. Ero presente con la mia testa ed il mio cuore, avevo fiducia in me stessa ed un ottimo feeling con i tecnici, con il mio skiman e con i materiali. Quando sei in questa situazione i risultati non possono che essere una conseguenza.

Ti va di ripercorrere le tue quattro vittorie di questa stagione?

Certo siamo qui apposta (ride). La prima vittoria della stagione l’ho ottenuta nella seconda discesa di Val d’Isere. In quella gara non ho commesso alcun errore ma non ero molto contenta del mio atteggiamento. Credo di aver vinto perchè tutte eravamo un po’ sconvolte da quello che era successo alla Schmidofer. Il giorno prima ho disputato una prova migliore, ma un errore un po’ da “stupidotta” sul salto ha compromesso la mia gara e mi ha fatto chiudere al secondo posto.

St. Anton è stata, se può esistere, la discesa perfetta. Quando sono arrivata al traguardo ho capito che le altre difficilmente mi avrebbero battuto.


Con il nostro canale Telegram abbiamo l’obiettivo di diventare un punto di riferimento per te. Unisciti!


St. Anton è stato un capolavoro sciistico e ritengo che la curva cieca prima dell’Ice-Fall sia stata la più bella della Coppa del Mondo. Tu cosa ne pensi?

Quella curva è un tratto cruciale della discesa di St. Anton dove si può fare un’enorme differenza. In quell’istante il mio unico pensiero era quello di tirare una linea più dritta possibile senza frenare in modo da uscire velocissima per affrontare l’ultimo tratto di gara. Penso di esserci riuscita alla grande.

Sciare in fondo è l’espressione del proprio carattere e del proprio stato d’animo e quindi ritengo che quella curva, in generale quella discesa, rappresentasse al meglio la mia serenità ed il mio animo leggero. Quando ti senti così sei un tutt’uno con i tuoi scarponi ed i tuoi sci, ti sembra di volare.

Arriviamo a Crans Montana…

Penso che in quei due giorni ho sciato sugli stessi livelli della prova di St. Anton, anche se magari non è sembrato così a causa delle difficili condizioni meteo che abbiamo incontrato. Il primo giorno mi sono trovata con un forte vento contro, mentre il secondo i primi numeri avevano, come diciamo noi, un po’ di “buio”. In ogni caso le mie prestazioni sono bastate per portarmi a casa la terza e la quarta vittoria stagionale.

Ti devo chiedere di quel maledetto 31 Gennaio…

Per me è molto dura raccontare di questo episodio, ma lo farò. Stavo tornando in albergo dopo il SuperG annullato di Garmish e sono stata tradita dalla neve “marcia” e dalla nebbia. Quando ero dolorante sul bordo pista ho subito capito che la mia stagione era finita in quel momento e che avrei dovuto guardare i mondiali di Cortina da casa. È stata durissima accettare quella situazione, ho finito le lacrime che erano dentro di me. Poi alla fine sono stata costretta a guardare avanti perché era l’unico modo di uscire da quella condizione. L’affetto che ho ricevuto in quei gironi mi ha scaldato il cuore perché significa che Sofia oltre ai risultati ha lasciato anche una parte di sé nelle persone e questo mi rende molto orgogliosa.

Hai mai pensato che Mondiale sarebbe potuto essere?

Sinceramente non lo so. Era il Mondiale dei miei sogni, nella mia località preferita.

I giorni precedenti all’infortunio stavo ritrovando un buon feeling in SuperG, dove in questa stagione ne ho combinate un po’ di ogni, testimoniato dal quarto posto ottenuto il giorno prima dell’infortunio.

In gigante invece stavo andando forte e le ultime due prove tra Kranjska Gora e Kronplatz mi avevano fatto pensare che il podio fosse solo questione di tempo. Lo sci però non è una scienza esatta e tra raggiungere un risultato e non raggiungerlo spesso passa un filo sottilissimo e impercettibile. Le mie medaglie potevano essere tre come zero e non è detto che io sarei stata stata la “salvatrice della patria” come molti mi hanno dipinto in quei giorni. Anche Goggia si può presentare al cancelletto di partenza di una rassegna da medaglie e deludere, capita.

Alla fine credo che le cose vanno come devono andare per destino, coincidenze e scelte; voglio pensare che nulla, nulla accada mai per caso e che tutto contribuisca al disegno di ognuno di noi.

Stare a casa è stata dura ma dopo alcuni giorni un po’ “storti” ho deciso di guardare avanti perché volevo la Coppa di discesa e in cuor mio sapevo che si poteva tornare per difenderla.

Alla fine sei tornata…

Sì, sono tornata perchè desideravo quella Coppa più di ogni altra cosa e dopo la stagione che ho fatto non potevo accettare che finisse nelle mani di altre. Ogni giorno il mio ginocchio migliorava e quella che inizialmente era una flebile speranza è diventata una certezza, potevo lottare per il mio sogno. Sofia era presente e se le altre volevano vincere la Coppa avrebbero dovuto battermi in pista. Mi sarebbe piaciuto giocarmela sugli sci e sono sicura che avrei “venduta cara la pelle” nonostante non fossi al cento per cento della mia condizione atletica ideale (l’ultima discesa libera della stagione non si è disputata per le avverse condizioni meteo ndr). Su sette discese disputate ne ho vinte quattro, in una sono arrivata seconda e due le ho perse per infortunio. Direi che me la sono ampiamente meritata quella coppa.

Molti hanno visto come una follia il tuo ritorno alla viglia dell’anno olimpico…

No, non era una follia. Se ero presente significa che ero pronta. Nello sport inoltre nessuno sa che cosa accadrà domani e quindi se hai una possibilità oggi devi fare di tutto per sfruttarla. Chi mi dava la certezza che se saltavo le finali di Coppa questa stagione avrei vinto una medaglia olimpica la prossima stagione? Nessuno, quindi mi chiedo il motivo per cui avrei dovuto rischiare di perdere la coppa per un eventuale successo l’anno prossimo. Nel momento in cui ho deciso di tornare non ho mai pensato ai rischi che correvo ma solo all’obbiettivo da raggiungere perché sapevo che il suo valore era superiore. Dentro di me sono convinta che se non fossi stata presente quel giorno a Lenzerheide ci sarebbe stato il sole e la Coppa sarebbe finita nelle mani di un’altra atleta. La fortuna aiuta gli audaci ed io lo sono stata. In ogni caso io ho ancora tanta fame e nella mia bacheca c’è ancora tanto posto. Quindi se arriverà qualcosa in futuro sono bel lieta di accoglierlo, ma non si può rinunciare ad un sogno oggi per un altro domani. Io voglio tutto.


Sfere di Cristallo è il nostro podcast dedicato agli sport invernali


La gara dei sogni resta l’Olimpiade?

Si, l’Olimpiade resta ancora la gara dei miei sogni e lo resterà per sempre. Ad un anno di distanza il mio desiderio di ottenere un grande risultato in quella manifestazione è lo stesso di quattro anni fa quando a casa non avevo ancora “la medaglia”. Il mio obbiettivo per quelle due settimane è portare la miglior versione di me stessa, vediamo se basterà. Questo non vuol dire che disprezzi i trofei che mancano nella mia bacheca come l’oro mondiale o la Coppa del Mondo generale, non voglio sembrare la volpe che non arriva all’uva. L’Olimpiade resta la gara dei miei sogni ma ogni vittoria ha un sapore speciale.

La cosa più bella che traspare da parte tua è la gioia, la passione, e l’amore con cui pratichi il tuo sport e credo che questo sia quello che colpisce maggiormente di te.

Grazie, è un bellissimo complimento. Sono innamorata alla follia del mio sport ed il fatto che questo mio amore si percepisca anche da fuori non può che essere una enorme soddisfazione.

Grazie Sofia, come dite voi, è stato un “piascio” fare questa intervista con te.

È stato un piascio anche per me. Grazie.

Immagine in evidenza: ©AFP/Fabrice Coffrini

Lorenzo Ropa

Comments

La tua opinione è preziosa

Login/Sign up
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: