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Un’eredità “artistica” per Minisini e Ruggiero: “Contano più i cambiamenti delle vittorie”

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Si dice che la storia ciclicamente si ripeta e che gli avvenimenti accaduti secoli o decenni prima si ripetano, sotto nuove forme, nella medesima maniera. Se vorreste aver una conferma di tutto ciò basterebbe chiedere a Giorgio Minisini e Lucrezia Ruggiero che hanno riportato sul tetto del mondo l’Italia del nuoto artistico a distanza di cinque anni.

Quasi fosse uno scherzo del destino il primo storico oro per questa disciplina arrivò a Budapest durante i Mondiali 2017 che vide il 26enne di Ladispoli aggiudicarsi il titolo iridato in compagnia di Manila Flamini, spostando l’attenzione dell’intero pubblico tricolore sull’immenso impianto realizzato all’interno del Parco Városliget.

La grinta di Giorgio Minisini e Manila Flamini ai Mondiali di Kazan 2015 © deepbluemedia.eu

Anche se gli interpreti e la location in parte è cambiata, la storia si è ripetuta nuovamente consentendo a Minisini e Ruggiero di far risuonare per ben due volte l’Inno di Mameli lungo le sponde del Danubio che avvolge dolcemente l’Isola Margherita.

Delicati e avvolgenti al tempo stesso, i due portacolori delle Fiamme Oro non hanno soltanto dominato sia nel programma tecnico che nel libero, ma hanno saputo trasmettere la propria passione a un pubblico tricolore spesso digiuno di tali prestazioni.

Dopo aver lasciato un segno importante fra Buda e Pest, ora i due azzurri proveranno a lasciare il segno nella Città Eterna per un Europeo che ha tanto il sapore di Roma 2009.

Giorgio e Lucrezia in compagnia delle atlete della squadra femminile, argento mondiale nell’Highlight © Giorgio Scala/DBM

Lucrezia e Giorgio, perché avete scelto uno sport “di nicchia” come il nuoto artistico che, purtroppo, in Italia trova una scarsa considerazione da parte dei media ?

Lucrezia: “Sono stata spinta a fare nuoto perché, come spesso si dice, è uno sport che scolpisce il fisico ed è particolarmente completo, tuttavia dopo poche vasche tendo a fermarmi. Lo sa bene Giorgio che, quando facciamo quella tipologia di allenamento, dopo pochi minuti mi fermo e inizio a fermarmi chiedendo quanto manca. Con il nuoto artistico ho quindi trovato un ottimo compromesso, anche se dopo qualche anno ho smesso affrontando qualsiasi tipologia di sport, dalla pallavolo al pattinaggio artistico,. prima di comprendere come il nuoto artistico fosse effettivamente la mia disciplina”.

Giorgio: “Nel mio caso sicuramente c’erano le condizioni perfette per iniziare: mia madre è stata un’atleta prima di diventare allenatrice, mentre mio padre è stato per anni giudice internazionale. Oltre a loro in famiglia c’era mio fratello Marco che già era parte di questo mondo per cui, nonostante il settore maschile non fosse ancora così sviluppato, sono stato senza dubbio spinto a seguire le sue orme”.

Avendo vissuto una condizione famigliare particolare dove il nuoto artistico è sempre stato presente, come sei riuscito a gestire il rapporto con i tuoi genitori nel corso della tua carriera ?

Il rapporto con mio padre è stato particolarmente utile per la mia crescita sportiva in quanto sia io che mio fratello venivamo spesso guardati con gli occhi di un giudice, peraltro abbastanza severo. Eravamo quindi consapevoli che il suo giudizio sarebbe stato già in partenza più basso rispetto alla media per cui, se avessimo ottenuto un buon risultato da lui, avrebbe significato che avevamo completato un esercizio di valore”.

Giorgio Minisini e Lucrezia Ruggiero impegnati nel programma libero ai Mondiali di Budapest 2022 © Giorgio Scala/DBM

Vi abbiamo visto vincere sia nel programma libero che nel tecnico. Ci spiegate la differenza fra i due programmi ?

Oltre alla durata, cambia anche la struttura della gara e ciò che viene preso in considerazione. Nel tecnico infatti sono previsti alcuni elementi che vanno eseguiti e la cui valutazione si basa sull’esecuzione degli stessi. Nel libero non si hanno particolari limiti, motivo per cui si valorizza maggiormente la costruzione dell’esercizio e il verdetto dei giudici”.

Essendo soltanto in due, può apparire più difficile gestire l’intera piscina rispetto a una squadra intera. Come si riempie questo spazio ?

Sicuramente l’impatto visivo può esser diverso perché non si vedono tutte quelle atlete muoversi all’interno della piscina. Ciò può tuttavia esser compensato con l’esercizio e con il maggior coinvolgimento del pubblico, anche perché la giuria è sempre lì davanti e si è soltanto in due, motivo per cui bisogna porre ancor più attenzione in ciò che si fa”.

Rivolgendoci direttamente a Lucrezia, hai iniziato a collaborare nel 2019 con Giorgio che era già stato campione del mondo con Manila Flamini sempre a Budapest nel 2017. E’ stato complicato trovare la giusta “alchimia” con un atleta di questo calibro e, per certi versi, già leggenda di questo sport ?

Diciamo che sono sempre stata fortuna anche perché Giorgio non mi ha mai fatto pesare questo ingresso, anche perché sono stata scelta in seguito a un’ampia selezione compiuta con i tecnici della Nazionale insieme a diverse ragazze del gruppo e in seguito a una serie di prove. Giorno dopo, notando come la cerchia si restringesse sempre di più, ho compreso che la scelta sarebbe stata senza dubbio per meriti effettivi e ciò mi ha consentito di comprendere il mio livello”.

Come sempre accade, voi avete esigenze e caratteri diversi. Come si possono conciliare queste differenze all’interno della vasca così come all’esterno della stessa ?

Ciò che conta in questo sport è fondamentale scendere in acqua puntando a dare il massimo di sé stesso. Ovviamente è importante cercare di comprendere il proprio partner così di stimolarlo poiché ognuno ha delle proprie caratteristiche così come questioni che lo accompagnano”.

L’abbraccio con i membri della Nazionale © Giorgio Scala/DBM

Guardando invece alle Olimpiadi, l’assenza del misto nel programma lascia un po’ di rammarico. Quanto fa male non poter partecipare ai Giochi e, soprattutto, ci sono possibilità in futuro di vedere una maggior apertura a livello internazionale al nuoto artistico maschile ?

Non c’è rammarico perché rispetto a quando abbiamo iniziato a fare questo sport, anche solo prendere parte a un Mondiale in una gara di doppio misto era probabilmente impensabile. E’ vero che a Tokyo saremmo stati probabilmente già pronti così come lo saremmo a Parigi nel 2024, tuttavia ciò che conta maggiormente non è quanto potremmo fare, ma l’eredità che lasceremo a chi verrà dopo di noi e che potrà vivere le emozioni di queste competizioni. Guardare a Los Angeles 2028 è forse troppo presto, tuttavia già agli Europei di Roma saranno inserite le gare di singolo maschile e in futuro speriamo si possa aprire anche alle gare a squadre”.

L’ultima domanda riguarda gli imminenti Europei di Roma che vi vedranno impegnati nella vostra città. Quali sono le aspettative e quanto percepite l’attenzione che i vostri concittadini, ma più in generale l’Italia intera, riporrà su di voi ?

C’è sicuramente grande emozione perché affronteremo una competizione di così grande valore in casa, davanti a un palcoscenico particolarmente ambito. E’ infatti impossibile dimenticare cosa siano stati i Mondiali del 2009. Da un punto di vista tecnico stiamo chiaramente provando ad incrementare la difficoltà degli esercizi, tuttavia siamo sereni perché non abbiamo nulla da dimostrare dopo quanto fatto in questi sette anni e l’esperienza già raccolta rimarrà sempre con noi”.

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Marco Cangelli
Giornalista presso la testata online "Bergamonews" e direttore della web radio "Radio Statale", sono un appassionato di sport a 360 gradi. Fondatore del format radiofonico "Tribuna Sport" e conduttore del programma "Goalspeaker", spazio dal ciclismo all'atletica leggera, passando per lo sci e gli sport invernali

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