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Uno yankee nel Bel Paese: Aldo Teo Donelli e il gol ai Mondiali del 1934

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L’Italia era un paese quasi sconosciuto per Aldo Teo Donelli prima del 1934. Quella nazione così distante che aveva dato i natali ai suoi genitori rappresentava soltanto il luogo dei racconti, gli stessi che lo avevano cullato da bambino e che crescendo gli avevano consentito di rafforzare con la comunità italo-americana di Pittsburgh. Eppure in quel 1934 il Bel Paese entrò prepotentemente nella vita di “Buff” come lo chiamavano gli amici perchè l‘Italia ospitava i Mondiali di calcio e lui era l’attaccante degli Stati Uniti.

Il football americano e il “soccer” come passatempo

Per evitare di fare confusione è necessario fare un passo indietro e tornare al di là dell’oceano, per la precisione a Morgan Township, un minuscolo comune dell’Ohio al confine con l’Indiana dove l’eroe di questa storia era nato il 22 giugno 1907. Destinato a studiare economia presso la Duquesne University di Pittsburgh, Donelli divenne presto un vero e proprio leader nel campo sportivo diventando un membro imprescindibile della formazione del college, i Dukes, come halfback e punter. Una dote particolarmente spiccata che dopo la laurea gli ha consentito di garantirsi sia un posto come assistant coach e successivamente di primo allenatore in NFL.

Aldo Teo Donelli in panchina nell’NFL ©LaRegione

Come ogni italo-americano che si rispetti, Donelli amava tuttavia giocare nel tempo libero a quello che negli States viene chiamato “soccer” e che alle nostre latitudini è più comunemente conosciuto come calcio. Il giovane giocatore a stelle e strisce infatti aveva vestito nella propria carriera le maglie del Morgan F.C, del Cleveland Slavia prima di trasferirsi nell’inverno del 1934 nello sconosciuto Curry Silver Tops. Chiaramente l’obiettivo primario non era quello di giocare in Serie A, eppure improvvisamente si spalancarono le porte della Nazionale Statunitense in vista di quella competizione che ogni vero tifoso di questo sport aspetta per quattro anni.

L’ESORDIO IN NAZIONALE E IL PRELIMINARE CON IL MESSICO

Per raggiungere quel prestigioso traguardo era necessario superare l’ostacolo legato allo spareggio per l’area americana in programma a Roma prima del Mondiale e che avrebbe consentito alla vincitrice di affrontare agli ottavi proprio i padroni di casa, secondo le malelingue favoriti da un sorteggio “pilotato” e particolarmente “morbido”. Nonostante dovesse trattarsi di un preliminare, si rivelò un vero e proprio match di inaugurazione con tanto di presenza sugli spalti dello Stadio Nazionale del PNF del capo del governo Benito Mussolini e del Presidente del Comitato Olimpico Nazionale nonché segretario del Partito Fascista Achille Starace.

La Nazionale Statunitense ai Mondiali di calcio 1934 © LaRegione

Dopo i vari convenevoli, fra i quali gli omaggi riposti nei confronti del Duce, le squadre scesero in campo con atteggiamenti diversi: da una parte la spavalderia dei messicani che provarono più volte ad aggredire la metà campo a stelle e strisce mostrando numerose pecche da un punto di vista difensivo, dall’altra Donelli e compagni, più composti e pronti a sfruttare le geometrie disegnate dal regista Billy Gonsalves. Proprio dai piedi del giocatore di origine portoghese partì l’azione del primo gol dell’italo-americano, in grado di entrare al 28o in area di rigore e freddare il portiere avversario Navarro. Gli Aztechi, colpito nell’orgoglio, si riversarono prontamente nei quarantacinque metri avversari cogliendo il pareggio con Manuel Alonso continuando imperterrito nella propria azione sostenuti dal pubblico locale.

Le praterie liberate dai messicani consentirono poco dopo la mezz’ora a Donelli di raggelare per la seconda volta i 10.000 spettatori presenti costringendo gli Azpiri a provare a tirare da ogni posizione e a incattivire ulteriormente la partita, rimanendo nel secondo tempo in dieci uomini a causa di un’espulsione. Da quel momento l’undici americano non ebbe alcun problema a portar in porto la qualificazione andando a segno per ancora due volte con Donelli, autore di un clamoroso poker e subendo soltanto la seconda rete di Dioniso Mejía.

LA QUALIFICAZIONE MONDIALE E GLI OTTAVI CON L’ITALIA

Grazie al netto successo sui messicani, gli Stati Uniti vedevano aprirsi per la prima volta nella propria storia le porte dei Mondiali di calcio, un momento iconico che consentiva alla sezione settentrionale del continente americano di mettere piede sul principale palcoscenico dello sport globale e di equipararsi così ai cugini dell’emisfero sud, già protagonisti nel 1930 con Uruguay e Argentina. Quell’undici allenato da David Gould non si presentava così ai nastri di partenza come la “Cenerentola” tanto attesa dagli azzurri, ma piuttosto come un avversario da temere come sottolineato da Pier Luigi Tagiuri nell’editoriale comparso il 27 maggio 1934 su “Il Littorale”:

“A Roma, l’Italia troverà un’avversaria più temibile – si è visto alla prova – di quanto non si credesse dopo aver assistito alle sedute preparatorie. Lo scatto e il senso pratico di Donelli, quello e nient’altro, possono costituire una minaccia – la sola – per la porta azzurra”.

Nonostante la stampa chiedesse a gran voce una goleada, i dubbi sulla prestazione sui ragazzi di Vittorio Pozzo non mancavano e il timore che il “figliol prodigo” potesse far fare brutta figura agli uomini del Duce era ben radicato. Quei quattro gol messi a segno nei preliminari spaventavano, in particolare vista le sonore sconfitte patite qualche mese fa in Coppa Internazionale da parte dell’Austria e della Cecoslovacchia che avevano messo a repentaglio le certezze della formazione infarcita da oriundi come Atilio Demarìa e Luisito Monti (vicecampioni del mondo nel 1930 con l’Argentina), Raimundo Orsi e il brasiliano Anfilogino Guarisi, ma anche dai fuoriclasse provenienti dalla Serie A come Giuseppe “Pepin” Meazza e Angelo Schiavo.

LO STORICO MATCH E IL GOL AL BEL PAESE

I dubbi della stampa vennero immediatamente spazzati via sin dai primi minuti grazie all’azione tambureggiante della formazione tricolore ritmata dalla spinta dei terzini e dalla pressione dei mediani accompagnata dall’aiuto di Orsi e Guarisi alle spalle dei centroavanti Meazza e Giovanni Ferrari. L’incapacità di trovare subito il gol e il primo tiro in porta degli avversari abbozzato da Donelli fece scattare sulle tribune i primi mugugni spazzate dall’improvvisa comparsa di un terrorizzato fox terrier, inseguito invano dai due ventidue in campo. Fatto uscire dal campo l’invasore, l’Italia trovò finalmente la via della porta al 18o con il bolognese Schiavo liberando così tutta la tensione accumulata.

Il video della partita d’esordio dei Mondiali 1934

Da lì il “ciclone” Italia si scatenò sull’area degli Stati Uniti perforando la porta di Julius Hjulian per due volte in pochi minuti con Orsi al 20o e nuovamente con Schiavo al 29o. Il risultato ormai in cassaforte abbassò improvvisamente la tensione fra gli azzurri che iniziarono a distrarsi in difesa, rischiando sui ribaltamenti di fronte e facendosi soprattutto trovare impreparati sulla fascia. Proprio su un brutto tiro di Walter Dick fu l’occasione per ingannare i riflessi sullo juventino Giampiero Combi, corto sulla ribattuta, e del compagno Virginio Rosetta, non in grado di intervenire celermente e precedere così Donelli, lesto a insaccare.

La marcatura di “Buff” fece letteralmente imbufalire gli uomini di Pozzo che tornarono a costruire gioco annichilendo gli avversari e scalfendo la sicurezza di un Hjulian indiavolato, capace di sfoderare diverse parate di livello, ma ingannato da una sciabolata a effetto di Ferrari al ‘63. Le gambe degli americani iniziarono quindi a tremare consentendo quindi a Schiavo di realizzare la tripletta un minuto dopo, Orsi una doppietta personale al ‘69 e a Meazza di fissare al ‘90 il risultato su un 7-1 rimasto negli annali dei Mondiali.

IL FINALE DI CARRIERA IN NFL E LA HALL OF FAME

Per Donelli questo gol consentì di esser ammesso nel 1954 nell’US National Soccer Hall of Fame, mentre proseguì la sua carriera nel football americano con i Pittsburgh Steelers (franchigia di primordine) che lo ingaggiarono a patto di continuare ad allenare in parallelo i ragazzi dell’Università di cui era diventato headcoach. Per un breve tempo riuscì a mantenere questo impegno, seguendo al mattino i professionisti e il pomeriggio gli studenti, tuttavia la dedizione richiesta lo costrinse a scegliere fra le due puntando direttamente sul college. Questa occasione non gli precluse la possibilità di accedere in NFL coi Cleveland Rams – oggi a Los Angeles – che diresse per una sola stagione a causa della guerra che lo portò ad arruolarsi e perdersi così la possibilità di veder i propri uomini vincere il titolo.

Lasciata da parte la divisa militare, “Buff” tornò a insegnare i ragazzi dirigendo per dieci anni la squadra della Boston University e addirittura per undici stagioni la prestigiosa Columbia, che condusse all’unico Ivy League Championship mai conquistato da quell’ateneo nel football americano. La sua vita si interruppe a 87 anni nell’agosto 1994 in tempo per vedere i Mondiali di calcio sbarcare negli Stati Uniti e prendersi così un’improbabile rivincita su quell’Italia incontrata per caso, ma rimasta sempre nella sua vita.

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Marco Cangelli
Giornalista presso la testata online "Bergamonews" e direttore della web radio "Radio Statale", sono un appassionato di sport a 360 gradi. Fondatore del format radiofonico "Tribuna Sport" e conduttore del programma "Goalspeaker", spazio dal ciclismo all'atletica leggera, passando per lo sci e gli sport invernali

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