Calcio

Un anno da Golden Boy

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Il 29 dicembre di un anno fa Erling Haaland firmava per il Borussia Dortmund un contratto fino al 2024, un paio di settimane dopo la fine dei gironi di Champions League in cui nelle sei partite giocate col Red Bull Salisburgo aveva segnato 8 goal. E ne aveva messi 6 nella Bundesliga austriaca, in 14 match. Numeri più che sufficienti per calamitare le attenzioni di mezza Europa e convincere alla fine il BVB a portarlo nell’omonima Lega tedesca.

L’impatto avuto dal norvegese sin dalla prima gara in giallonero (tripletta uscendo dalla panchina per battere l’Augusta) ha rispettato, se non superato, le attese di chi lo ritiene un attaccante generazionale. Uno di quelli che passano ogni 20/30 anni e segnano un’era. Perché sarà pur vero che i numeri non spiegano tutto ma quelli di Haaland rappresentano un’impressionante eccezione. 33 goal in 32 partite in tutte le competizioni col Borussia, di cui 8 in 6 sfide di Champions dove non sembra avvertire la men che minima pressione. Nella stagione in corso segna ogni 65’ in Bundesliga e ogni 58’ in Europa; insomma, nel giro di un’ora Haaland fa goal, minuto più minuto meno.

Siamo di fronte a dati e quantità spaventose, che concorrono a delineare il profilo del giocatore-robot, prodotto di laboratorio tanto è perfetto e infallibile. Un’associazione su cui Haaland stesso, il Borussia Dortmund e pure gli avversari giocano simpaticamente.

Bionico sì, per quanto è freddo e spietato sotto porta ma occhio a confonderlo con un attaccante vecchio stampo, magari spigoloso e poco votato al gesto tecnico. Nulla di tutto questo. Haaland è di certo un numero 9 per definizione, da stoccata, ma con piedi educati, movimenti fluidi (ricordate lo sprint nell’andata degli ottavi di Champions League contro il PSG?) e propensione al gioco coi compagni. Ecco allora che i suoi numeri vanno pesati e apprezzati ma solo per svelare quello che nascondono: la tecnica del gesto, l’istinto nel posizionamento, la qualità dei movimenti che solo l’occhio umano può catturare. Per questo motivo abbiamo scelto i 5 migliori goal di Haaland nel suo primo anno al Borussia Dortmund e nel calcio di vertice.

 

5) Borussia Dortmund-Bayern Monaco 2-3 (07/11/2020)

In questo goal, che accorcia le distanze contro il Bayern Monaco, Haaland mostra il pacchetto completo del suo essere attaccante. Qui unisce infatti il movimento del numero 9 tradizionale che gioca sul filo del fuorigioco e attacca la profondità alla tecnica imprescindibile nel calcio di oggi della punta moderna, esibita nell’aggancio e controllo prima di piede e poi di ginocchio. La palla gli si allunga leggermente e per segnare ha un unico modo sull’uscita di Neuer: dribblarlo. E lo fa.

 

4) Borussia Dortmund-Schalke 04 3-0 (24/10/2020)

La ricerca della profondità è un tratto distintivo del suo modo di attaccare: qui va a prendersi uno spazio in verticale altrimenti assente con una corsa che racconta molto da un punto di vista biomeccanico. Non si può dire sorprenda la difesa, che avrebbe il tempo per reagire, ma semplicemente non ci riesce. Haaland taglia l’ultima linea dello Schalke e senza mai rallentare salta il portiere scegliendo uno scavetto (di destro, piede “debole”) morbido come la piuma.

 

3) Borussia Dortmund-Colonia 5-1 (24/01/2020)

Di questa rete che arrotonda ancora di più il risultato contro il Colonia, di Haaland colpisce come sempre lo scatto furioso verso una palla che pare destinata al portiere e la sua capacità di restare in equilibrio dopo il tocco di sinistro che lo salta. L’elasticità del corpo (distribuita lungo 194 cm) gli permette di ritrovare in un amen coordinazione e concentrazione, utili per segnare praticamente in posizione parallela alla linea di porta. Un goal che ricorda alla lontana quello segnato da Vieri con l’Atletico Madrid nel 1997.

 

2) Borussia Dortmund-Paris Saint-Germain 2-1 (18/2/2020)

La sua prima in Champions League in maglia Borussia è l’andata degli ottavi di finale contro il PSG. Haaland arriva dagli 8 goal nel girone segnati col Salisburgo e bagna il debutto europeo con i gialloneri con una doppietta. La seconda rete è un siluro mancino all’incrocio dei pali, secco, preciso e talmente forte da essere risputato dalla porta come se sbattesse contro un muro. Dal momento del controllo alla conclusione non passa più di un secondo e, al contrario della palla che parte a filo d’erba e si alza sotto alla traversa, nel suo rilascio la gamba di Haaland rimane aderente al terreno e la caviglia bloccata: un tiro tecnicamente perfetto.

 

1) Lazio-Borussia Dortmund 3-1 (20/10/2020)

 

In una partita dimenticabile del BVB, quella di apertura del proprio girone di Champions 2020/2021 persa nettamente contro la Lazio, Haaland riesce comunque a lasciare il segno. Lo fa con una rete che ha molto in comune con quella al PSG pur nascendo da premesse diverse. Qui infatti dà inizio all’azione sulla trequarti controllando e difendendo palla prima di servire Reyna; pochi istanti dopo, è nel cuore dell’area a sparare in porta l’assist del compagno con una forza e violenza a cui iniziamo ad abituarci. Stavolta però non ha bisogno nemmeno di stoppare e calcia di prima un pallone che arriva da destra e rimbalza in maniera insidiosa.

Un goal manifesto di tecnica e coordinazione; doti allenabili, ma che in Haaland sembrano avere cittadinanza in maniera naturale. Così come la lettura dei tempi e degli spazi, già ad un livello avanzatissimo per un giocatore di 20 anni, fresco vincitore del premio Golden Boy 2020. E’ proprio questo che impressiona. Identificare dei punti deboli nel suo gioco è quasi impossibile ed è evidente che siamo di fronte a qualcosa di unico, che suscita sensazioni parenti di quelle che emergevano quando Mbappè vestiva la maglia del Monaco.

Non è allora scandaloso immaginare per lui una carriera sulla scia dei grandi attaccanti contemporanei: Benzema, Lewandowski, Suarez, al netto delle decine di fattori che entrano in gioco nel percorso di ogni giocatore. Ad esempio, ciò che succederà quando cambierà squadra. Tra un anno al massimo infatti Haaland sarà ceduto e andrà a vestire la maglia di uno dei primi 10, se non 5, club al mondo. Si tratterà di un upgrade in termini di prestigio e responsabilità che i nomi sopra citati hanno tutti sperimentato: Benzema passò dal Lione al Real Madrid, Lewandowski proprio dal Dortmund al Bayern Monaco, Suarez dal Liverpool al Barcellona, Mbappè dal Monaco al PSG.

Come Haaland riuscirà a salire l’ultimo gradino che conduce alle porte dell’olimpo calcistico è l’unica domanda in attesa di risposta dentro a un destino che sembra già scritto.

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Immagine in evidenza © @ErlingHaaland, Twitter

 

Alessio Cattaneo
Appassionato di calcio e basket. Una laurea in Comunicazione Interculturale e un passato nella redazione di Sky Sport 24. Convinto che "se non hai niente da fare e sai scrivere, scrivere è la cosa più bella del mondo".

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