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Come l’araba fenice rinasce dalle proprie ceneri – La storia di Felix Loch

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Una recente incredibile storia di sport, di cui si parla decisamente poco a causa della scarsa popolarità di questa disciplina nonostante l’Italia vanta una grande tradizione, proviene dallo slittino. È vero, capita sempre più spesso di leggere o sentir raccontare di rinascite di personaggi sportivi, oppure di accostarli disgraziatamente al termine “resilienza”. Atleti che tornano in campo dopo aver sofferto gravi problemi fisici e altri che riemergono da vincenti dopo un vortice di risultati inferiori alle aspettative che lo avevano fatto sprofondare in un mare di critiche, come nel caso specifico. Ma in questo caso c’è di più, poiché mito e leggenda, in un certo senso, si intrecciano. Si dice che l’araba fenice possegga il potere di risorgere dalle proprie ceneri. Se il mito fosse realtà, sicuramente una delle tante reincarnazioni umane di questo animale avrebbe tale nome e tale cognome: Felix Loch. E fortunatamente non abbiamo dovuto attendere 500 anni per rivederlo alzare al cielo una sfera di cristallo.

 

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Sarebbe bastato questo lungo giro di parole per spiegare la grandezza dell’impresa del 31enne tedesco nella stagione 2020/2021. Ma siccome Felix Loch è un volto poco conosciuto nel mondo dello sport, sentito solo per nome soprattutto da chi non è un grande appassionato di sport invernali, è necessario ripercorrere i principali passaggi della carriera di uno dei più titolati slittinisti della storia. Questa volta sotto una veste differente, come se egli rappresentasse realmente la reincarnazione del mito dell’araba fenice.

Numeri da leggenda

I greci descrivevano la fenice come un uccello dotato di colori sfarzosi tra cui il rosso porpora per gran parte del corpo (da cui ne deriva il nome per l’appunto in greco) e l’oro delle penne della chioma. Specie rara e pregevole: con gli stessi attributi Felix Loch si presentò agli occhi degli appassionati, quando da pochi mesi maggiorenne diventò il campione del mondo più giovane di slittino e nel 2009, sotto l’ala del padre Norbert tuttora allenatore della nazionale tedesca, fu già capace di difendere l’oro iridato, impresa riuscita al tempo soltanto da due campionissimi di questo sport: il connazionale Georg Hackl e Armin Zöggeler, uno dei più grandi italiani negli sport invernali. Proprio insieme all’azzurro nacque una rivalità unica, a memoria difficilmente paragonabile a qualsiasi altro testa a testa negli sport individuali: due massimi pesi appartenenti alle due nazionali che vantano la più forte tradizione per la disciplina invernale, da una parte il più vincente di tutti i tempi e dall’altra colui destinato a diventarlo, recentemente soltanto nel biathlon maschile fino alla scorsa stagione (l’ultimo anno di carriera del francese Martin Fourcade contro il norvegese Johannes Bø). Perciò la prima Coppa del Mondo di Loch arriva relativamente in ritardo, nel 2012. E a 24 anni, con il secondo oro olimpico consecutivo al collo, disintegrando un altro record di giovinezza in questo sport, il fuoriclasse tedesco ha già collezionato tutto ciò che è possibile vincere nello slittino, nel pieno di una lunga e apparentemente interminabile era di dominio incontrastato. Tuttavia, quando meno lo si aspetta, accade l’impronosticabile…

Le ceneri: Pyeonchang 2018

Tre ori olimpici consecutivi nel singolo maschile li aveva vinti soltanto il suo connazionale già citato Georg Hackl (1992, 1994 e 1998), che ha già superato nel conteggio dei titoli ai Campionati del Mondo e delle sfere di cristallo. Il successo nelle Olimpiadi Invernali coreane proietterebbe Loch sopra chiunque altro nella storia di questo sport nel momento di massimo splendore e probabilmente non ancora all’apice della sua carriera. Senza avversari di tale caratura, le prime tre manche terminano col pluricampione tedesco in totale controllo e saldamente in prima posizione. Ma alla quarta e decisiva run, si compie la tragedia sportiva: leader della gara e ultimo a scendere con un vantaggio cospicuo, Loch commette un grave errore in curva 9, finendo di traverso con lo slittino nel momento in cui ci si dovrebbe avvicinare alla velocità di punta, terminando così la prova olimpica addirittura fuori dal podio.

Quella del singolo maschile di Pyeongchang 2018 fu una delle gare più clamorose di quell’edizione dei Giochi Olimpici Invernali, che invece avrebbe dovuto regalare uno degli esiti più scontati. L’oro fu conquistato dall’austriaco David Gleirscher, che a quel tempo non era ancora salito sul podio a livello internazionale. Inoltre, a conti fatti, l’Italia non ottenne la medaglia di bronzo per soli due millesimi (veramente un nulla, se proporzionato ad una gara distribuita su quattro manche) con un Dominik Fischnaller reduce da una precedente giornata no e costretto ad una insperabile rimonta nell’ultima run, nella quale fece segnare il record del tracciato.

Quell’amarissimo risultato provoca l’avvicendarsi di una crisi di risultati a partire dalla stagione successiva. Quella conquistata nel 2017/2018 sembrerebbe diventare l’ultima sfera di cristallo nelle mani di Loch e secondo molti sarebbe iniziato il suo lento declino verso un finale di carriera quasi nell’anonimato, fatta eccezione per una piccola parentesi ai Mondiali 2019 caratterizzati dal tredicesimo e ultimo iride in carriera fino ad oggi. Termina la stagione 2019/2020 come la peggiore in assoluto in carriera, con il settimo posto in classifica generale di Coppa del Mondo, senza vittorie (se non una nella gara a squadre) e preferito al compagno di squadra Johannes Ludwig nel team relay che portò la Germania sul gradino più alto del podio. Cominciano a piovere critiche sul campionissimo tedesco, persino qualche insulto legato al suo peso che lo zavorrerebbe in una disciplina dove la velocità è componente fondamentale.

La rinascita: Coppa del Mondo 2020-2021

Un atleta a cui potrebbero mancare stimoli extra dopo aver già collezionato tutto ciò che potrebbe vincere e che – tenendo in considerazione superficialmente gli ultimi risultati ottenuti – sta vivendo il principio di una parabola discendente della sua carriera, potrebbe serenamente decidere di ritirarsi. Invece è proprio qui che sta la grandezza del personaggio sportivo. Il suo sorprendente ritorno al successo nella prima gara della nuova stagione, a distanza di quasi due anni dall’ultima vittoria in Coppa del Mondo individuale (febbraio 2019), inizialmente viene visto come un fuoco di paglia. Poi arrivano la seconda, la terza, la quarta in quattro gare: a quel punto è inequivocabile, il 31enne teutonico è tornato quello indomabile del quadriennio precedente. Nemmeno una gara condizionata da un catino in continuo deterioramento nella prima e nella seconda manche riesce a contrastare lo stato di imponenza di Felix Loch.

E se le motivazioni sotto le lame della slitta sembravano scarseggiare, queste invece arrivano da sé nel corso della stagione. Felix Loch, che secondo l’opinione pubblica veniva dato per finito, risponde alle critiche passando dalla stagione peggiore della sua carriera ad un’annata da record di supremazia: nove vittorie nelle prime dieci gare, di cui otto su otto nel format tradizionale (“un record a cui gli uomini non si sono mai avvicinati”), sono sufficienti per assicurarsi aritmeticamente con due prove d’anticipo la settima sfera di cristallo generale. Poco importa se resteranno nove i successi stagionali complessivi, poiché il distacco abissale di 379 punti sul secondo in classifica, quel Johannes Ludwig che la scorsa stagione gli aveva rubato il primo posto nelle gerarchie della nazionale, è parafrasabile come il margine più elevato che Loch abbia mai fatto registrare rispetto alle precedenti edizioni di Coppa del Mondo, superando i 330 punti tra lui e Andi Langenhan nel 2014-2015. È così che finalmente dalle proprie ceneri rinasce il gigante di Sonneberg.

Purtroppo questa fantastica pagina di sport non può raggiungere la perfezione con la parentesi dei Mondiali a Königssee (Germania), dove al fuoriclasse tedesco è sfuggito l’oro in molteplici occasioni. Da una parte uno stimolo in più per mantenere viva la sua fame di vittorie in vista di Pechino 2022, dove avrà un conto in sospeso da saldare. Ma soprattutto, il piacere di averlo visto reagire col sorriso stampato sul volto, dopo il buio post-olimpico, nonostante un’altra amara mancata vittoria nei grandi eventi.

 

Immagine in evidenza: ©Twitter/FIL Luge

Luca Montanari
"Tutti gli sport hanno pari dignità" è il motto di un 22enne laureato in Scienze della Comunicazione spinto dalla voglia di insegnare cultura sportiva e di distinguersi dalla massa. Instagram: @lucamontanari_98 Twitter: @Luca_Monta_

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