CalcioLa Valle dei Templi

Lo Stadio Flaminio o “Alta Marea”

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Lo Stadio Flaminio è il simbolo del “neo-medievismo” italiano, dove tutto ciò che appare funzionale, va abbandonato a sé stesso al fine di puntare su qualcosa di più antico e convenzionale. Tutto frutto di un “consumismo” in salsa tricolore, dove tutto va inghiottito, masticato e prontamente sputato in funzione di qualcosa di nuovo che sa già però di vecchio.

Costruito nel 1957 sulle ceneri dell’“arcaico” Stadio Nazionale, fiaccato dal tempo e dai ricordi di un Ventennio troppo ingombrante, il Flaminio rappresenta il classico esempio di un’opera realizzata in tempi record per una manifestazione di livello internazionale e puntualmente abbandonata a sé stessa appena l’evento si è concluso.

Il progetto di Antonio Nervi e le Olimpiadi di Roma 1960

Il progetto dell’ingegnere Antonio Nervi rende la struttura all’avanguardia in vista delle Olimpiadi di Roma 1960 che avrebbero visto la Città Eterna al centro dell’attenzione globale: uno scheletro completamente in cemento armato a vista, una copertura nella zona della tribuna principale, 42.000 posti a sedere di cui 8.000 protetti dalle intemperie, ma soprattutto niente pista d’atletica.

Sandro Salvadore contrasta l’inglese Bobby Brown nel match fra Italia e Gran Bretagna © Wikipedia

Un piano veramente innovativo, considerate anche le condizioni degli stati attuali, capace di esser completato in un anno e mezzo con tanto di demolizione dell’impianto precedente e una spesa che si aggirava sui 900 milioni delle vecchie lire con tanto di piscine e palestre sotto gli spalti. Inaugurato il 19 marzo 1959, il Flaminio ha quindi ospitato i match del torneo olimpico di calcio vedendo un giovanissimo Gianni Rivera giungere alle soglie del podio, superati nella finale per il 3° posto dall’Ungheria.

La casa del rugby e i lavori all’Olimpico in vista di Italia ’90

Nonostante una costruzione confortevole e all’avanguardia, come spesso capita nel nostro Bel Paese, il Flaminio è finito per esser messo in secondo piano a favore dello Stadio Olimpico, più ampio, ma anche più scomodo per via di quella pista d’atletica che oggi esalta i fenomeni presenti al Golden Gala. Lo stabile posizionato nel quartiere Parioli finisce per esser “declassato” a impianto per il rugby dove si disputano gli incontri interni sia della S.S. Roma e del Rugby Roma, diventando a partire dal 1975 la casa della Nazionale.

Dal pallone di cuoio a quello ovale, il passo è veramente breve. Tuttavia, il calcio non abbandona completamente il Flaminio e negli Anni Ottanta viene utilizzato dalla Lazio per gli incontri di Coppa Italia oltre che dalla Lodigiani che lì disputa i suoi incontri interni nel campionato di Serie C. Insomma, poca roba, se non fosse che in vista dei Mondiali di Italia ’90 l’Olimpico deve esser sottoposto a una serie di lavori di riqualificazione.

I tifosi della Roma nel derby di ritorno nel 1990

Ed ecco qui la geniale idea: riutilizzare il Flaminio per gli incontri casalinghi delle romane. Una domenica la Lazio, una domenica la Roma. Le polemiche non mancano, soprattutto da parte delle società che chiedono i danni al CONI per i mancati introiti legati ai biglietti visto il numero ridotto dei posti rispetto all’Olimpico, ma anche considerate le difficoltà di raggiungere il “pettinato” quartiere Parioli dove mancano parcheggi e strutture ricettive.

Il ritorno della Serie A e il derby del 1989

Il culmine di questa situazione tanto nostalgica, quanto “tragicomica”, si raggiunge il 19 novembre 1989 quando sul campo del Flaminio va in scena il derby Roma-Lazio, valido per la dodicesima giornata di Serie A. Il clima è teso, tanto che vengono spiegati 3.000 poliziotti attorno allo stadio, uno ogni sette tifosi, al fine di scongiurare qualsiasi possibile scontro. La paura si sente anche in campo dove le squadre appaiono terrorizzate delle azioni degli avversari. La situazione di classifica non è certamente delle migliori, ma nulla da giustificare un primo tempo assolutamente scialbo.

L’unico a provarci al ’43 è Ruggiero Rizzitelli che, lanciato in contropiede da uno scaltro Rudi Voeller, fallisce la propria occasione “a tu per tu” con Valerio Fiori centrando il tabellone pubblicitario alle spalle della porta. La vera svolta arriva nel secondo tempo quando Amarildo riesce nell’impresa di rifilare una testata a Lionello Manfredonia al ’51. Il tutto anticipando sui tempi Zinedine Zidane, ma soprattutto rivelandosi coerente con la sua profonda fede cristiana che lo spinge a regalare nel pre-partita al difensore giallorosso Antonio Tempestilli.

Gli highlights del derby d’andata 1989-90

La squadra di Beppe Materazzi passa però in vantaggio al ’64 grazie a un’azione personale di Ruben Sosa che si invola verso la porta di Giovanni Cervone venendo atterrato dal portiere romanista e lasciando la palla ad Alessandro Bertoni che insacca senza problemi. Tempo nemmeno venti minuti ed ecco la Roma tornare sotto complice anche le scelte del tecnico degli “Aquilotti”, deciso a togliere un ottimo Sosa. “Il Principe” Giuseppe Giannini insacca di testa all’83 e chiude i giochi per un match sonnolento e a tratti noioso.

Il Flaminio oggi tra ruggine e erbacce

Quel derby è stato il canto del cigno dello Stadio Flaminio, che rivivrà momenti di gloria con il rugby prima del definitivo abbandono nel 2011. Ora, fra rimpalli istituzionali e progetti di recupero irrealizzabili, al Flaminio dominano la ruggine e le erbacce, sempre più alte e pronte ad esser estirpate da moderni greggi di cinghiali, destinati a sostituire le pecore che abitavano il Colosseo nel Medioevo. Il tutto rimanendo nel bel mezzo di quell’ “Alta Marea” cantata da Antonello Venditti “che scompare e riappare” portandoci via il sogno di rivedere il calcio in uno dei campi più innovativi d’Italia.

Autostrada deserta al confine del mare
sento il cuore più forte di questo motore
Sigarette mai spente sulla radio che parla
io che guido seguendo le luci dell’alba
Lo so lo sai la mente vola
fuori dal tempo e si ritrova sola
senza più corpo né prigioniera
nasce l’aurora
Tu sei dentro di me come l’alta marea
che scompare e riappare portandoti via

Sei il mistero profondo, la passione, l’idea
sei l’immensa paura che tu non sia mia.
Lo so lo sai il tempo vola
ma quanta strada per rivederti ancora
per uno sguardo per il mio orgoglio
quanto ti voglio

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Marco Cangelli
Giornalista presso la testata online "Bergamonews" e direttore della web radio "Radio Statale", sono un appassionato di sport a 360 gradi. Fondatore del format radiofonico "Tribuna Sport" e conduttore del programma "Goalspeaker", spazio dal ciclismo all'atletica leggera, passando per lo sci e gli sport invernali

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