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Venti di guerra sulle Paralimpiadi: Mirko Moro e l’esordio a Pechino 2022

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Complice la canicola di questi giorni, l’inverno sembra un ormai ricordo lontano per molti, lasciato da qualcuno nel cassetto della propria stanza insieme a maglioni e giacconi, da altri insieme alle medaglie conquistate sulle nevi di mezzo mondo. Eppure è impossibile scordare quei mesi freddi e bui a causa della guerra fra Russia e Ucraina, troppo attuale per essere dimenticata, troppo vicina per rimanere indifferenti davanti a morti innocenti e senza una spiegazione sensata.

Come troppo spesso accade lo sport non è immune da questi atti di violenza gratuita e l’esempio più lampante è quello offerto dalle Paralimpiadi Invernali andate in scena a Pechino dopo due anni di pandemia. Chi ha vissuto in prima persona quei momenti concitati è stato Mirko Moro, giovane promessa del para-snowboard italiano all’esordio assoluto ai Giochi. Reduce dal secondo posto nella classifica generale di Coppa del Mondo, il 19enne di Sesto San Giovanni ha vissuto con apprensione quella rassegna così particolare, fra temperature fuori norma e avversari da battere.

Mirko Moro in azione in una tappa di Coppa del Mondo di para-snowboard © Gazzettino Metropolitano

Pechino 2022 è coincisa con il tuo debutto alle Paralimpiadi. Quali emozioni ti ha trasmesso questo contesto così particolare ?

“E’ difficile spiegare come ci si sentisse in quel frangente perché le Paralimpiadi sono un obiettivo che tutti gli sportivi vorrebbero centrare sin da bambini. Io tendenzialmente sono una persona che comprendo appieno quanto sta accadendo attorno a me soltanto quando giungo a vivere quell’esperienza, per cui nella prima settimana in Cina non mi sono realmente reso conto della portata dell’evento. Ho compreso quanto stesse accadendo nel momento in cui ho affrontato la cerimonia d’apertura. Uscendo come penultima nazione, mi sono infatti trovato di fronte uno stadio intero pieno di persone pronte ad applaudirci. Ho vissuto un’esperienza particolarmente forte che ancora oggi faccio fatica a comprendere”.

Giacomo Bertagnolli guida l’Italia nella cerimonia d’apertura © Getty Images

Ci racconti qualche aneddoto in merito alla cerimonia ?

“Faceva paradossalmente molto caldo. Avevamo giacca a vento con annessi pantaloni e sopra la mantella tricolore firmata da Giorgio Armani. Si trattava quindi di due strati di plastica appiccicati uno sopra l’altro che, in aggiunta alla tensione che avevamo già in corpo, ci hanno reso la vita particolarmente difficile. A differenza dei normodotati, abbiamo trovato temperature particolarmente elevate anche in gara per cui, banalmente, nella prova di banked cross, siamo scesi in pista con dieci gradi sopra lo zero. Avevamo chiesto consiglio a coloro che avevano gareggiato prima di noi per comprendere quale sciolina utilizzare, ma ciò non è servito a nulla perchè il manto nevoso era completamente diverso da quanto ci saremmo aspettati in quanto si trattava di neve completamente sparata trovandoci in uno dei luoghi più secchi del mondo. Sembrava di gareggiare su una superficie insaponata, con la tavola che andava dove voleva, motivo per cui è stato un vero e proprio disastro completo”.

Quei giorni sono tuttavia ricordati per l’invasione russa ai danni dell’Ucraina e l’esclusione dei primi dai Giochi Paralimpici. Come avete vissuto quelle ore all’interno del villaggio ?

“Non abbiamo percepito immediatamente tutta questa tensione perché ci siamo spesso allenati con atleti russi e con alcuni di loro siamo anche amici. Per questo motivo quando abbiamo saputo della loro esclusione siamo rimasti un po’ stupiti in quanto loro sono atleti come noi che si sono allenati per quattro anni e che erano a Pechino soltanto per gareggiare. Non penso sia stato mai chiesto loro un parere, tant’è che parlando con loro ci è stato espresso un certo dissenso nei confronti dell’aggressione militare all’Ucraina considerata priva di alcun senso. Se nel nostro settore non si percepiva una tensione così forte, discorso diverso era in campo americano dove l’argomento ha prodotto più volte delle polemiche”.

La Nazionale Ucraina, grande sorpresa di queste Paralimpiadi

Tornando in campo agonistico, Pechino 2022 non ha regalato particolari soddisfazioni al para-snowboard italiano. Cosa vi ha impedito di replicare quanto visto in Coppa del Mondo ?

“Negli ultimi due anni la Nazionale Cinese non ha mai preso parte a competizioni internazionali e ciò ci ha impedito di confrontarci con i loro atleti, mentre loro studiavano le nostre imprese. Nonostante non avessero raccolto i punti necessari per ottenere la qualifica alla competizione, gli stessi hanno ottenuto delle wild-card presentandosi così con sei atleti tutti della stessa categoria rispetto ai tre previsti dal regolamento internazionale. Una scelta che in parte ci ha penalizzato in quanto noi siamo stati costretti a lasciar a casa un collega per rimanere nei limiti di partecipazione, ma che ci ha costretto ad affrontare atleti capaci di occupare da soli tutti i posti del podio”.

Come ti sei avvicinato al mondo dello snowboard, considerato che a Sesto San Giovanni non vi sono né impianti né neve ?

“Mi sono avvicinato da piccolino, all’età di sei anni perchè banalmente mi annoiavo a rimanere in rifugio. Così ho chiesto ai miei genitori di poter iniziare a sciare, tuttavia nessuno mi avrebbe potuto aiutare in questa disciplina. Così ho puntato sullo snowboard, già praticato da mio fratello, e da quel momento ho iniziato a divertirmi, motivo per cui dopo tredici anni non ho ancora smesso”.

Mirko Moro insieme alla delegazione italiana in partenza per le Paralimpiadi © Profilo Instagram Mirko Moro

Nel para-snowboard esistono diverse specialità. Come si differenziano fra loro ?

“Io pratico due di queste, il boarder cross e banked slalom. La prima consiste consiste nel superare diverse strutture per tagliare per primo il traguardo. Si procede per gironi sino alla finale dove chi giunge per primo al traguardo, vince. La seconda invece è una disciplina presente solo nel settore paralimpico ed è sostanzialmente uno slalom con l’aggiunta di paraboliche, utili per guadagnare maggior velocità. Si scende uno o massimo due atleti per volta e, essendo una gara a tempo, vince chi ferma per primo il cronometro”.

Nella stagione 2021-22 hai colto cinque podi in Coppa del Mondo. Qual è stato il più bello ?

“E’ stato senza dubbio quello a Klõvsjo (Svezia), da una parte perché si trattava del mio primo podio stagionale, dall’altro perché abbiamo realizzato una tripletta tutta italiana. Abbiamo dovuto affrontare una pista un po’ strana, creata su un tracciato già esistente e riadattato alle nostre esigenze oltre che parecchio ghiacciato. Come se non bastasse il percorso era parecchio stretto e le curve erano state disegnate in maniera approssimativa, condizioni che rendevano quasi impossibile riuscir a rimanere in piedi. Nonostante queste difficoltà siamo riusciti a completare questa impresa indescrivibile insieme a Jacopo Luchini e Riccardo Cardani”.

Hai parlato dei tuoi compagni di squadra che, al tempo stesso, sono alcuni dei tuoi principali avversari. Considerando questo doppio ruolo, qual è il rapporto con loro ?

“E’ strano perché quando siamo in gara, ci facciamo pochi scontri. Se ci troviamo ad affrontarci l’uno contro l’altro, cerchiamo di passare per primi e superare il turno. Fuori però siamo anche amici per cui fra di noi c’è grande rispetto. Benchè all’inizio roda un po’ perché tutti vorremmo centrare l’obiettivo più ambito, se qualcuno taglia il traguardo prima dell’altro, a fine gara ci stringiamo le mani e proseguiamo con la nostra vita come se non fosse successo nulla”.

Tripletta tutta italiana nella tappa di Coppa del Mondo a Big White: Jacopo Luchini precede Mirko Moro e Riccardo Cardani © SestoNotizie

Nella società per cui militi, la Polha Varese, fanno parte atleti che hanno fatto la storia di altri sport come Simone Baarlam e Giulia Terzi. Non ti ispiri a loro in alcuni casi ?

“Sicuramente sono dei grandi atleti e ne ho sentito parlare molto da Riccardo Cardani, che è un ex nuotatore. Avendoli conosciuti, lui spesso si è ispirato a loro e, grazie alle loro storie, ho provato anch’io ad emularli per provare almeno a raggiungere il loro livello”

Dando un occhio a Milano-Cortina 2026, qual è la situazione delle strutture per il para-snowboard in Italia ?

“Il livello attuale è di per sé già buono, il problema è trovare un luogo fisso dove allenarci. Negli ultimi anni ci siamo trovati in autunno ad esercitarci al Passo dello Stelvio per poi trasferirci a Cervinia in vista dell’inverno. Questo in parte ci ha penalizzato, però so che si sta cercando una soluzione e prossimamente ci saranno dei cambiamenti”.

In conclusione, quali sono le aspettative per la prossima stagione ?

“So quanto ho fatto durante quest’ultima annata per cui sono conscio di poter far bene anche la prossima. Conosco perfettamente quali sono stati i problemi con cui ho avuto a che fare, motivo per cui sono pronto a migliorarmi”

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Marco Cangelli
Giornalista presso la testata online "Bergamonews" e direttore della web radio "Radio Statale", sono un appassionato di sport a 360 gradi. Fondatore del format radiofonico "Tribuna Sport" e conduttore del programma "Goalspeaker", spazio dal ciclismo all'atletica leggera, passando per lo sci e gli sport invernali

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