Calcio

Il Bologna è uscito dall’anonimato

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Se domenica il Bologna dovesse battere il Napoli in casa chiuderebbe il campionato al decimo posto. Un risultato enorme alla luce delle condizioni in cui si è trovata la squadra durante la gestione di Pippo Inzaghi. Non sarà ovviamente, e non deve esserlo, l’aggancio al lato sinistro della classifica la discriminante per giudicare la stagione degli emiliani, che terminerà in ogni caso con i fuochi d’artificio.

Fa abbastanza specie accostare i rossoblù a giudizi così entuastici, c’è da dire. Sebbene infatti il prossimo sarà il quinto anno consecutivo di permanenza in Serie A, si fatica a ricordare stagioni sopra la media nei tre precedenti a quello attuale.

Il 2015/2016 (consecutivo alla promozione dalla B) vede il Bologna chiudere al 14° posto in classifica, con 42 punti e a + 4 dal Carpi terzultimo e retrocesso. Nel 2016/2017 la permanenza in A arriva con 41 punti, buoni per il 15° piazzamento. Lo scorso anno invece la squadra allenata da Donadoni si ferma a quota 39 (perdendo le ultime quattro gare stagionali), ancora al 15° posto, a +4 dal Crotone ultimo relegato in B.

Aldilà dei numeri, il denominatore comune delle tre stagioni passate è il profilo anonimo che le caratterizza e si appiccica alla squadra, che naviga costantemente in linea di galleggiamento e nulla più. Tiene botta, supera infiniti periodi di magra in termini di punti conquistati e si salva, tirando però sospiri di sollievo a pieni polmoni.

Il Bologna di Donadoni si è fatto conoscere soprattutto per l’alternanza di prestazioni e risultati tra girone d’andata e ritorno; un trend non inconsueto per le squadre medio-piccole ma la frequenza di cali nella seconda parte dell’anno ha spesso superato il limite del consentito quando l’obiettivo è ottenere la famosa “salvezza tranquilla”.

Con Pippo Inzaghi in panchina, invece, è mancato pure lo sprint iniziale utile a mettere fieno in cascina come tradizione voleva. Con sole 2 vittorie in 21 partite la decisione della proprietà è stata inevitabile e la sostituzione con Sinisa Mihajlovic, già di casa al Dall’Ara, ha generato effetti anche superiori a quelli sperati.

A cambiare sono stati tutti gli indicatori statistici positivi: dai punti ai gol segnati. Ma di più, è cambiata l’aria attorno alla squadra. Evidentemente motivato dal nuovo allenatore, che riesce ad arrivare ai giocatori in maniera più diretta e creare empatia, il Bologna si è trasformato. E forse per la prima volta da anni entusiasma. In campo e di conseguenza fuori.

 

Se è vero che anche in questa stagione la salvezza è arrivata alla penultima giornata, non c’è paragone con le modalità e il clima del passato. Con Mihajlovic la permanenza in Serie A è stata inseguita col coltello tra i denti lasciandosi alle spalle l’apprensione o l’idea pericolosissima che fosse un atto dovuto.

Per quanto a due facce, la stagione del Bologna si può dire finalmente tutt’altro che anonima. Una condizione, questa, fra le peggiori che possono interessare una squadra e i suoi giocatori perché azzera emozioni e desideri. A prescindere da chi siederà in panchina ad agosto, le ultime grandi settimane mandate in archivio dovranno servire da ispirazione per tutte le componenti della società in vista del futuro che le attende.

Alessio Cattaneo
Appassionato di calcio e basket. Una laurea in Comunicazione Interculturale e un passato nella redazione di Sky Sport 24. Convinto che "se non hai niente da fare e sai scrivere, scrivere è la cosa più bella del mondo".

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