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4 goliardici aneddoti raccontati da Riccardo Magrini

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Recentemente su Gregari di Lusso, il nostro podcast dedicato al ciclismo, abbiamo avuto l’occasione di chiacchierare con le voci del ciclismo di Eurosport: Luca Gregorio e Riccardo Magrini. Il Magro, ex-corridore, ex-direttore sportivo e al commento tecnico in tv dal 2005, si è reso protagonista del racconto di una serie di aneddoti nati in cabina di commento durante le lunghe telecronache. Diverse chicche condite da una goliardia spontanea, che da sempre contraddistingue le sue telecronache.

La prima corsa insieme a Luca Gregorio

La prima telecronaca insieme fu a fine Gennaio 2018 nella prima tappa della Volta a la Comunitat Valenciana. Luca entrando in cabina di commento mi dice: “Magro, io non so niente. I momenti clou, la volata finale li commenti tu”. Gli dico che io sono solo la voce tecnica, il telecronista è lui e quei momenti deve commentarli lui. Così gli dissi anche i tre nomi dei velocisti più in forma, che guarda caso arrivarono tra i primi tre. Luca comunque fu già molto bravo e da lì è migliorato esponenzialmente, in una maniera fuori dal comune. Non lo dovrei dire perché altrimenti si monta la testa, ma credo che oggi sia uno dei telecronisti più bravi nel ciclismo, se non il più bravo. Sempre dopo di me, ovviamente.

©Eurosport, Twitter

La presa della Pastiglia

Ho una serie di pasticche da prendere in seguito a diversi acciacchi. Siccome me ne dimentico, visto che io le medicine non le prendevo nemmeno quando correvo, ho messo la sveglia ogni volta che devo prenderne una. Capita anche alle 16, quando di solito sono in cronaca. Così gli spettatori hanno imparato e in molti a quell’ora scrivono sui social al nostro hashtag ricordandomi di prendere la pastiglia.

La catena incatricchiata

Durante la 15^ tappa del Tour de France 2010 sul Port de Bales, ultima asperità di giornata, saltò la catena ad Andy Schleck e Alberto Contador attaccò conquistando la maglia gialla. Dopo il guasto meccanico del lussemburghese a me venne naturale dire che gli si fu incatricchiata la catena. Andrea Berton, il telecronista che all’epoca era al mio fianco, andò avanti e poi disse: “Scusa Riccardo, ma cosa hai detto prima?”. E da lì nacque la catena incatricchiata.

Successivamente un mio amico organizzò una festa goliardica tra ex-corridori dove mi regalarono la catena incatricchiata. Su una tavolozza in legno era infatti presente il mio nome inciso con le catene. Da quel momento decidemmo di creare il premio della catena incatricchiata che dal 2013 va al corridore più sfortunato della stagione. È prodotta in un unico esemplare ed artigianalmente da Bruno Valdisserra. L’ultima consegnata è quella del 2019 a Matteo Trentin.

©lacatenaincatricchiata.it

Lo Château de Magrin

Ero in telecronaca durante il Tour de France con Andrea Berton e lui aveva il classico libro di guida della corsa. Su questo testo è descritto ogni luogo che verrà inquadrato durante la tappa e anche in quale momento. Quindi Andrea sapeva che veniva inquadrato dalla regia francese anche un certo Château de Magrin e evidentemente gli venne in mente di giocare con il nome del castello ed il mio cognome. Così prima che comparse il castello mi disse: “Riccardo, tu questi luoghi li conosci bene, vero?”. E io risposi scherzando: “Certo, naturalmente. Per questi campi giocavo a guardie e ladri con gli altri bambini, a nascondino con mio fratello”. Poi subito dopo uscì fuori questo castello con la didascalia “Château de Magrin”. Da lì sono stato al gioco continuando seriamente: “Originariamente si chiamava “Castello Magrini”, ma i francesi hanno riadattato il nome alla loro lingua”. Una volta finita la telecronaca mi arrivarono diverse telefonate da tanti amici che pensavano davvero che avessi un castello in Francia: “Magro, ma possiedi quella fortezza e non ci avevi detto mai niente?”.


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Immagine in evidenza: ©BiciSport

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Marco D'Onorio
Fondatore di Vita Sportiva. Da tempo convivo con quella malattia cronica che mi fa appassionare a qualsiasi sport guardo. Stregato dalla magia del ciclismo.

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