Ciclismo

Il giorno più bello: Davide Rebellin e la maglia rosa a Monte Sirino

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Ci sono giorni in cui non vorresti prender in mano la penna oppure aprire il computer per scrivere perchè quei giorni non dovrebbero nemmeno esistere. Purtroppo hai deciso di fare il giornalista e quindi in quei giorni devi farti forza e andare avanti per il bene dell’informazione, anche se il tuo cuore dice di no e l’unica cosa che vorresti fare è sfogare tutta la tua rabbia contro il destino e chi lo compie. Oggi è uno di quei giorni perchè, a distanza di cinque anni dalla scomparsa di Michele Scarponi, siamo qui a piangere la tragica morte di un altro pilastro del ciclismo italiano come Davide Rebellin, coinvolto nell’ennesima tragedia su strada che soltanto nel 2022 si è portata via 229 pedalatori.

L’ultima vittoria di Michele Scarponi al Tour of The Alps 2017 © Repubblica

Un dato allarmante che lascia molti indifferenti, che ci costringe a far volare la nostra mente lontana nei ricordi per evitare di farci sopraffarci dal dolore e nel mio caso atterrare direttamente nel lontano 2013 in una calda mattinata di fine estate nel centro di Bergamo, la mia città nonché passerella finale di quella Settimana Ciclistica Lombarda che ormai rimane soltanto nella memoria dei fan più attempati. Proprio lì, all’ombra degli alberi di Piazzale degli Alpini e delle risate di Fortunato Baliani, quel ragazzino alla ricerca di autografi incontrò lo sguardo schivo e stanco di Davide, campione forse sulla via del tramonto, ma senza dubbio ancora pieno di quella passione che lo aveva condotto sul trono di mezzo mondo.

L’argento alle Olimpiadi 2008 tanto contestato, la “Settimana Santa” centrata con le maglie della Gerolsteiner sono forse gli apici di un fuoriclasse che in quegli occhi tenui conservava ancora l’animo di quel giovane che, a venticinque anni ancora da compiere, giungeva come un ciclone sul Giro d’Italia 1996. In una Corsa Rosa senza big complice l’infortunio di Marco Pantani e la decisione di Miguel Indurain e Tony Rominger di puntare sul Tour, l’attenzione nelle prime tappe si spostò sulle volate spartite fra Silvio Martinello (prima maglia rosa grazie al successo inaugurale di Atene) e Mario Cipollini lasciando agli scalatori la possibilità di entrare in scena più in là.

Silvio Martinello veste la maglia rosa al Giro d’Italia 1996 © BiciSport

L’occasione inaugurale divenne la settima tappa, centosessantaquattro chilometri da Amantea a Monte Sirino con ben quattordici di salita verso l’arrivo posto sul massiccio lucano. Un appuntamento imperdibile per i favoriti che si ritrovarono a far i conti con il francese Pascal Hervé, vincitore il giorno precedente a Catanzaro su un arrivo in leggera ascesa e al comando della graduatoria. In una giornata funestata dal vento e dalla nebbia presente sul traguardo, la corsa venne animata nelle prime fasi da una lunga fuga che consentì a Maurizio De Pasquale di intraprendere l’ascesa finale con oltre due minuti di vantaggio. Il ritmo forsennato della Festina di Hervè e un attacco di Stefano Faustini (Aki) fece crollare letteralmente le certezze del portacolori dell’Amore & Vita – Forzarcore lasciando in mezzo alle nuvole basse soltanto il ciclista bresciano.

Nonostante la determinazione, anche Faustini dovette desistere al ritorno imperioso del gruppo dei migliori, intenti a distanziare il più possibile Gianni Bugno (MG Boys Maglificio) e pronti a giocarsi in volata l’affermazione parziale. Complice una posizione alquanto infelice della linea d’arrivo (apparentemente più vicino rispetto alla realtà), lo sprint partì nettamente in anticipo lasciando sulle gambe Pavel Tonkov (Panaria), apparentemente convinto di portarsi a casa la vittoria. Riguardando il video degli ultimi metri è infatti possibile notare Rebellin cambiare improvvisamente ritmo e superare senz’appello il russo, esultando in solitaria con la maglia del Team Polti e mettendosi in tasca la maglia rosa.

La vittoria di Davide Rebellin sul Monte Sirino © BiciSport

“Quel giorno fu un’emozione gigantesca. Tutto quello che avevo sognato, immaginato, sperato si era finalmente, magicamente, incredibilmente avverato – dichiarò il veronese in un’intervista a “Il Foglio” nel 2019 -.Dai brividi della prima volta in cui vidi passare una corsa di corridori ai timori, ai pensieri, alle illusioni che accompagnano qualsiasi corridore alla partenza di una qualsiasi corsa, e soprattutto al Giro d’Italia, almeno per noi italiani, la corsa più bella, più importante, più familiare che esista”.

Il percorso sicuramente non particolarmente complicato consentì a Rebellin di mantenere il simbolo del comando sino a Prato Nevoso dove Tonkov si involò definitivamente prendendo la maglia rosa e ipotecando la conquista del Trofeo Senza Fine. Rebellin rimase comunque in classifica chiudendo il Giro in sesta posizione con 9’15” di ritardo dal russo e vivendo così una delle pagine più belle della propria carriera.

“Conquistai la maglia rosa, la indossava un francese, Pascal Hervé, la notte la stesi su una poltrona, non so quanto riuscii a dormire, ancora scosso da quell’emozione gigantesca, mantenni la maglia rosa altre cinque tappe, poi su un’altra salita, ma in Piemonte, a Prato Nevoso, me la prese proprio Tonkov, che avrebbe vinto il Giro. A ripensarci, quello di Monte Sirino fu il giorno più bello”.

Pavel Tonkov con la maglia rosa nel Giro d’Italia 1996 vinto davanti a Enrico Zaina © photos.grahamwatson.com

Nonostante le aspettative iniziali, la carriera di Rebellin non virò sulle corse a tappe, ma piuttosto sulle gare di un giorno divenendo uno dei principali protagonisti del ciclismo internazionale e rimanendo fra i professionisti sino all’età record di cinquantuno anni. Pochi giorni prima che un incidente lo portasse via per sempre e ci lasciasse come ricordo quello sguardo stanco, ma sempre pieno di quella passione giovanile.

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Marco Cangelli
Giornalista presso la testata online "Bergamonews" e direttore della web radio "Radio Statale", sono un appassionato di sport a 360 gradi. Fondatore del format radiofonico "Tribuna Sport" e conduttore del programma "Goalspeaker", spazio dal ciclismo all'atletica leggera, passando per lo sci e gli sport invernali

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