Tennis

L’eterno Djokovic e il suo trono in Australia. Successo inatteso per l’ennesima principessa Sofia Kenin

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Il grande tennis, come ogni anno fa il suo esordio nella terra australiana. Un periodo particolare per lo Stato del continente oceanico. Da cronaca degli eventi, il Paese ha risentito per gli incendi e di conseguenza già dalle qualificazioni del primo Major, gli atleti hanno sofferto non poco della situazione drammatica. Per fortuna, per gli abitanti c’è stato tanto divertimento e spettacolo, offerto dagli atleti che non hanno dimenticato, anzi hanno sottolineato la questione, senti Nole nel discorso dopo la premiazione che precisa l’importanza di rimanere uniti per gli eventi di questo gennaio buio. Proprio Nole è stato il protagonista degli Australian Open edizione 2020, confermando il successo dello scorso anno e conquistando l’ottavo trofeo alla Rod Laver Arena diventa Re, lasciando le briciole agli avversari fin dai primi match.

Novak Djokovic di certo non lo conosciamo adesso e la sua vittoria alle porte del tennis che conta in questi primissimi mesi del nuovo anno, ci lascia pensare che la sua sia una conferma dell’invincibilità. Negli anni il campione serbo ha capito i punti da migliorare, considerandosi ossessionato per tutto ciò che poteva portare beneficio al suo gioco e alla sua professionalità. La sfrenata voglia di raggiungere i livelli di Federer e Nadal, la cura minuziosa della sua alimentazione (costante nella sua autobiografia) e la consapevolezza di dover gestire tutto facendo affidamento solo su se stesso e il suo staff, hanno rappresentato e tuttora rappresentano i punti più importanti. Il suo lavoro quindi agisce su se stesso, considerando l’aspetto fisico e mentale come punti migliorabili giorno dopo giorno. L’atteggiamento tipo dei grandi campioni. Ed è proprio per quest’ultimo aspetto che i migliori come lui riescono a risollevarsi da situazioni complicate.

L’Aspetto mentale come asso nella manica

In finale, Thiem per gran parte del match ha tenuto botta, mantenendo lo scambio a un alto livello e dando l’impressione di mettere in scena una finale che a tratti ricordava quella di Medvedev negli US Open dello scorso settembre contro Nadal. In tali circostanze il campione esce fuori e non lo fa tanto con l’abituale stile, come potrebbe essere lecito pensare ma lo fa con la forza mentale, risultato di una dedizione e ossessione nel lavoro e del miglioramento di se stesso in funzione dei risultati.

Tuttavia, di esempi ce ne sono stati tanti in questo Grande Slam invernale, come tante sono state le sorprese nel circuito maschile e femminile. Federer su tutti. Un cammino sontuoso -quello dello svizzero- che l’ha portato ad arrendersi solamente al numero uno. Eppure, dopo due sfide giocate ad alta intensità mentale e fisica ha dato l’impressione almeno negli scambi iniziali, di poter controllare il match contro il suo “rivale”, nettamente più in forma e con più riposo. All’età di 38 anni riesce a strappare un set importante non sfruttato successivamente per lo strapotere in crescendo del serbo. Detto ciò bisogna dire che il Maestro ha rischiato seriamente di salutare al terzo turno, presto per uno come lui. Il match contro Millman è stata pura sofferenza e battaglia: sotto di un set, riesce a passare con un 7-6 al secondo confermandosi al terzo ma costretto ad arrendersi al quarto cosicché da giocarsi l’ultimo, decisivo quanto importante per l’accesso al quarto turno. Un risultato che per il tennista australiano sarebbe stato record personale dopo lo stop nel 2016 sempre nel terzo mentre per Roger poteva innescarsi la paura di deludere le attese. Il match a questo punto ricade sotto l’aspetto psicologico, Federer ritrova le forze e colpisce quanto basta che portare l’avversario al tappeto. Una vittoria sfuggita di mano per John che è stato ad un passo dalla storica vittoria.

Altrettanto complicata è stata la sfida contro Sandgren, tennista statunitense forse il più “falso” dei numeri 100, per la prestazione messa in atto durante tutto l’arco del torneo . Nella classifica del ranking, Tennys è posizionato nella parte a tripla cifra, presupposto per essere un buon allenamento con pubblico per il tennista di Basilea. Invece, quando meno te lo aspetti, Sandgren risponde colpo su colpo, mettendo quasi al tappeto Federer. Ed è quel quasi a fare la differenza perché proprio sul più bello quando Sandgren si preparava per esultare che Federer annulla sette match point, innescando la pressione nell’avversario dopo oltre tre ore di gioco. Con la testa e con i nervi ben saldi, la leggenda svizzera svolta dalla sua il match conquistandosi la possibilità di giocare una grande semifinale dopo tantissime ore di gioco a una età che tende a rivelarsi solamente un numero, per quanto dimostra in campo. Ancora una volta, l’aspetto mentale. L’asso nella manica dei grandi campioni, bravi a smorzare la tensione e sopratutto ad analizzare il risultato a mente lucida, come ha fatto Roger a fine match, riconoscendo con umiltà la grande gara dell’avversario.

Poco possiamo dire invece su un altro mostro sacro dello sport, Rafa Nadal. Il cannibale della terra, purtroppo non è letale sul cemento di Melbourne e conferma arriva dal suo curriculum che l’ha visto trionfare solamente una volta, nel 2009 contro Federer. Anno storico per lui per due motivi: il primo perché era la prima volta che vinceva il Major australiano, punto secondo perché rappresentava una novità il fatto che quella data non fosse inserita nei vincitori del torneo in cui praticamente domina dal 2005, il Roland Garros. Alla Rod Laver Arena si è arreso al finalista Thiem, da tutti il prescelto dominatore della terra per il dopo Rafa. Un match che ha sottolineato la necessità di riposo per il maiorchino, dopo una fantastica stagione conclusa con coppa Davis e matrimonio. In lui ha prevalso il fattore fisico su quello mentale ma sappiamo benissimo che sa essere letale in altre circostanze e lui lo sa e non di certo all’età di 33 anni, dopo aver dimostrato di essere uno dei tennisti migliori al mondo che deve dimostrare di sfatare il tabù Australian Open. Preferisce il riposo per il prossimo grande appuntamento.

Evoluzione e fattore Dominic

Ritornando al resoconto della finale del primo grande Slam, è importante sottolineare l’evoluzione di Dominic Thiem che ha completato il suo bagaglio di risorse per esibire nelle occasioni che contano con la maturazione sul cemento. Il Dominic che conosciamo è il tennista che sfodera le migliori prestazioni sulla terra, non a caso negli ultimi periodi è l’antagonista principale di Nadal. L’atleta austriaco con il tempo ha migliorato la capacità di manovrare bene il gioco durante il match grazie al dritto. D’altronde bisogna riconoscere il grande merito per il suo miglioramento a Nicolas Massu , ex numero 9 Atp e coach. Massu ha lavorato innanzitutto sulla testa per poi puntare al miglioramento del gioco sui diversi terreni. Per diventare quello che sta diventando, Dominic ha dovuto lavorare sotto due aspetti quali la velocità al servizio e la progressione dei colpi con risposta di rovescio, un percorso simile a quello di Tsitsipas. L’aspetto che ne sta venendo fuori è che Thiem stia diventando un grande tennista e dimostrazione di ciò l’ha data a partire da questo torneo, bravo a essere continuo e mostrare una certa solidità psicologia, basti vedere il quarto con Nadal, nel quale è stato bravo a chiudere la sfida nel momento in cui si è presentata l’opportunità . I suoi miglioramenti nella tecnica sono stati dimostrati soprattutto nella semifinale contro il tedesco Zverev quando con una certa autorità ha annullato due set point girando a proprio favore la partita. La sua età lo inserisce nella via di mezzo tra talenti giovani pronti a dire la loro e talenti maturi pronti a chiudere la carriera nel migliore dei modi . Dominic è inserito in quella fascia di tennisti che non possono più sbagliare ma devono conservare la costanza torneo dopo torneo e avere pazienza perché la strada per la conquista del Grande Slam è vicina. Tuttavia, per Thiem è la terza finale persa. Nella prima ha depositato le armi dopo tre set, nella seconda finale si è arreso al quarto set e in ultimo, sulla superficie australiana ha dovuto darla vinta al quinto set. La domanda sembrerebbe lecita: nella prossima cosa accadrà? Di questo passo, il tanto ambito trionfo è solo questione di tempo.

Giovani in attesa di una nuova alba

I giovani della generazione under 23 dopo i grandi segnali di ascesa nel grande tennis nelle recenti ATP Finals sono usciti da questo primo Major con piu delusioni che soddisfazioni. Zverev è arrivato in semifinale, persa contro un ottimo Thiem. Il suo cammino positivo, in virtù del fatto che è apparso piu maturo rispetto alle sue ultime uscite, anche se da sempre l’impressione che li manchi qualcosa. Proprio il tedesco nel corso di interviste ha sottolineato il fatto di arrivare molto piu sereno all’appuntamento al Grande Slam. In passato, spiega Sascha, il solo pensiero di partecipazione ad uno slam lo bloccava. Adesso, con poche aspettative e molta voglia di stupire ci arriva serenamente. Questo inevitabilmente ha portato il tedesco ad affrontare i vari match con determinazione e solidità. La dimostrazione, durante il quarto contro Wawrinka.

La mancanza di brillantezza viene rappresentata da Tsitsipas, vincitore degli ATP Finals e come ogni tennista che trionfa a fine anno, anche il greco si fa influenzare dalla “maledizione”. Il suo è stato un grande passo indietro, che sottolinea il trend negativo di non arrivare mai alla seconda settimana nel corso di uno un torneo che conta. Esce dopo aver riposato contro Kohlschereiber causa ritiro, contro Raonic.

Il chiaro scuro italiano

Migliore di tutti è stato Fognini uscito contro Sandgren in grande forma. Come al solito per il Fogna a remargli contro è il caratteraccio che quando si accende non li lascia scampo. Peccato perché contro Thompson ha saputo soffrire da vero campione e contro Opelka si è superato. Sinner ha dato dimostrazione ancora una volta che non è solamente di passaggio ma il rappresenta il futuro. Berrettini dopo averci fatto sognare con la scalata mostruosa nel 2019, arriva stanco e con poche motivazioni. Certamente non è un campanello d’allarme ma un avviso in rosso per non far perdere la concentrazione e la continuità al giovane romano, soprattutto dopo il grande exploit e le parole al miele dei vari Federer e Nadal. Complimenti non da poco.

Sorpresa, rinascita e incertezza tra le donne

Per quanto riguarda il circuito WTA, come solito da qualche anno a questa parte, riserva sempre sorprese e incertezze. Dopo il calo evidente della Williams, il trono del tennis femminile è sempre più incerto, in un regno composto da tante principesse e nessuna regina. Tutti quanti aspettavamo la Williams, spinta dalla voglia di raggiungere il record di Margaret Court ed invece ci ritroviamo ad ammirare una nuova stella: Sofia Kenin. Alla vigilia nessuno ci avrebbe scommesso su di lei e invece partita dopo partita ha dimostrato di avere una grande forza, determinazione e soprattutto tanta freschezza e voglia di dimostrare. Il suo non può che essere un cammino giudicato in maniera eccellente. La finale la vince contro un’altra grande tennista finalmente rivitalizzata. La vincitrice del Roland Garros 2016 e di Wimbledon 2017. Una ex numero 1 WTA, insomma. Una finale che può essere sintetizzata come un match tra la sorpresa di questo Australian Open e la ritrovata Muguruza. Tra le delusioni più eccellenti invece citiamo certamente la Halep e la Barty, le favorite di questo Major.

Anno nuovo solite certezze

Il primo Grande Slam certamente ci ha lasciato un po di delusioni per le non prestazioni di Tsitsipas e in parte Berrettini (giovani più attesi) ma soprattutto ci ha confermato ancora una volta che con il passare degli anni i risultati sono sempre gli stessi per i big three. La motivazione di infrangere ogni record è come un fuoco che hanno dentro e che mostrano nelle grandi occasioni. Sembrava l’alba di una nuova generazione, dopo il riposo di Nadal e l’uscita di scena di Federer ma Djokovic nel momento in cui si poteva confermare questa tesi, si rialza giocando sull’aspetto psicologico grazie a quel fuoco dentro, prendendosi l’ottavo Australian Open della carriera. La certezza che ci lascia questo inizio di stagione, è la conferma dei tre campioni ma anche quella di un Thiem completo pronto ad essere protagonista in ogni Major. Per gli amati dei finali inaspettati, Federer ci ha rassicurato ancora una volta di poterci stupire a 38 anni. In vista del prossimo Roland Garros, confermiamo Thiem come antagonista dei big ma puntare ancora una volta su un tennista di 27 anni e non su una carta giovane under 23, conferma come in questo sport la maturità e l’assetto psicologico sono due fattori determinanti e che vanno appresi con il tempo e con la pazienza. Al momento la differenza tra tennis maschile e femminile è proprio nel fattore imprevidibilità. Nel secondo bisogna aspettarsi di tutto mentre nel primo abbiamo le solite certezze.

A cura di Agostino D’Angelo e Michele Di Vincenzo

La Redazione
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