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Ultimo valzer in rosa: Vincenzo Nibali e l’amore per il Giro d’Italia

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“Speravo de’ morì prima” recita uno striscione apparso il 28 maggio 2017 allo Stadio Olimpico di Roma in occasione dell’addio al calcio di Francesco Totti.

Quella frase torna d’improvviso di attualità cinque anni dopo sulle strade di Messina quasi fosse un monito proveniente dall’altro a ricordare a tutti come il tempo scorra inesorabile senza fare sconti a nessuno, nemmeno agli appassionati di ciclismo. Gli stessi che per oltre un decennio si sono assiepati sulle strade del Giro d’Italia per fare il tifo per Vincenzo Nibali, improvvisamente si trovano a far i conti con la dura realtà del ritiro del proprio idolo, divenuto quasi come un membro della propria famiglia.

Nonostante il dolore straziante per l’addio alle corse dello “Squalo dello Stretto” possa apparire più forte della voglia di vivere, è fondamentale elaborare il lutto e ripercorrere le tappe di una carriera senza precedenti che l’hanno consegnato al mito della Corsa Rosa.

Buona la prima – La Maddalena 2007

La cronosquadre della Maddalena e l’urlo di Danilo Di Luca rivolto a Enrico Gasparotto © Unione Sarda

L’amore fra Vincenzo Nibali e il Giro d’Italia scocca il 12 maggio 2007 a Caprera, un po’ come Giuseppe Garibaldi, un po’ come colui che vi sta scrivendo che a partire da quel giorno iniziò a seguire assiduamente il ciclismo. Sulla copertina di “Sportweek” (settimanale deputato a presentare la competizione al grande pubblico) spicca l’immagine di Damiano Cunego sorridente in maglia Lampre-Fondital e pronto a dar battaglia al favorito della vigilia, Danilo Di Luca. Di Vincenzo Nibali nemmeno l’ombra, forse perché è un giovane gregario all’esordio nella kermesse più famosa della penisola, forse perché in pochi conoscono ancora quel talento siciliano sbocciato lo scorso anno al G.P. Plouay con la casacca della Liquigas. Benchè quel Giro sarà senza storia, con un Di Luca formato “Cannibale” pronto a lasciare agli avversari soltanto le briciole, fondamentale sarà l’apporto anche di quel rampante messinese che condurrà gli uomini in verde della Liquigas al successo nella cronosquadre della Maddalena regalando per puro caso un giorno in maglia rosa al friulano Enrico Gasparotto. Se quest’ultimo dovette far i conti con le urla sguaiate del capitano, particolarmente avvilito per esser stato preceduto sul traguardo, Nibali ebbe modo di godersi il momentaneo terzo posto in classifica generale, un piccolo segnale verso un futuro roseo.

Nubi nere su un roseo domani – Cuneo 2010

Vincenzo Nibali vesta la “sua” prima maglia rosa sul podio di Cuneo

Il 2008 dovrebbe esser l’anno buono per Vincenzo. Tutti lo aspettano, ma lui non conferma le aspettative correndo un Giro abbastanza anonimo chiuso con un undicesimo posto finale e tanta voglia di riscattarsi. E’ quindi necessario attendere il 2010 per fare conoscenza la vera conoscenza dello “Squalo” e, nemmeno a farlo apposta, è ancora una volta una cronosquadre a cambiare la carriera del messinese. E’ un mercoledì particolarmente afoso quel 12 maggio e la coltre di umidità che abbraccia Savignano si potrebbe tagliare tranquillamente con un coltello. Il Giro d’Italia ha appena fatto rientro in Italia dopo una tre giorni olandese particolarmente caotica e in casa Liquigas è arrivato il momento di rimettere le cose in chiaro. Perchè non farlo con la specialità della casa, la prova contro il tempo dedicata ai team ? Ed ecco così che la formazione guidata da Roberto Amadio tira fuori dal cilindro un capolavoro sfruttando anche le condizioni meteorologiche particolarmente ballerine che consentono alla Liquigas di affrontare una prova all’asciutto. Non sarà così per l’Astana della maglia rosa Aleksander Vinokurov, costretto a sfoderare mantellina e un pizzico di comprensibile rabbia agonistica per via di un forte acquazzone che impedisce alla squadra kazaka di andare oltre il quinto posto. A gioire sul podio di Cuneo è quindi Vincenzo Nibali che veste per la prima volta la “rosa” davanti al proprio capitano Ivan Basso segnando così l’inizio di un’epoca.

Il fango della discordia – Montalcino 2010

“Avevo indossato la mia prima maglia rosa ed ero in condizione perfetta. Dopo la caduta di Montalcino mi sono messo al servizio di Basso, per me è un fratello maggiore. Certamente ero giovane ma avrei potuto tenere la maglia fino alla fine”. Racconterà così un decennio dopo Vincenzo Nibali quella che si può definire la prima delusione di una carriera costellata di successi, ma al tempo stesso da gravi incidenti. Perchè sì, gli errori e la sfortuna sono componenti fondamentali dello sport che nemmeno un fuoriclasse come il 37enne siciliano è riuscito a schivare. Mentre la maglia rosa inizia a calzare sempre meglio e Vincenzo inizia ad abituarsi alle responsabilità che comporta, il maltempo lo incalza e d’improvviso sbriciola tutte le sue certezze. Dopotutto è risaputo: la pioggia dà, la pioggia toglie. Gli infidi sterrati della Toscana si trasformano infatti in rivoli di acqua e fango dove per rimanere in piedi è necessario fare numeri da circo e avere al tempo stesso qualche santo in paradiso che ti sostenga. Quel giorno i numi sembrano esser tutti contro la Liquigas con Nibali che casca poco prima del primo tratto di sterrato insieme a Basso e a Michele Scarponi. Sembra la fine dei giochi con gli uomini in verde costretti a inseguire per l’ultima parte di frazione, mentre Cadel Evans vince e Aleksandr Vinokurov torna a vestirsi di rosa. E’ soltanto il preludio della “tempesta perfetta” che condurrà David Arroyo al comando della competizione.

Il volo dell’aquila – Asolo 2010

Vincenzo Nibali festeggia a braccia levate il primo successo al Giro d’Italia sul traguardo di Asolo

Quanto accadde durante la tappa di L’Aquila potrà trovare in futuro una degna spiegazione. Una fuga di ben cinquantasei corridori prende il largo e arriva ad avere un vantaggio massimo di diciotto minuti. All’interno ci sono uomini pericolosi come Carlos Sastre, Domenico Pozzovivo, Richie Porte, ma soprattutto David Arroyo che, dall’alto della sua esperienza, sa amministrare al meglio i dodici minuti guadagnati sull’arrivo abruzzese. In gruppo si respira un’aria di rassegnazione, ma non all’interno del gruppo Liquigas dove si inizia ad attaccare a spron battuto, pure su un insignificante G.P.M. come quello di Potenza Picena. Il momento della riscossa arriva però sabato 22 maggio con l’arrivo in discesa ad Asolo dopo aver affrontato il Monte Grappa. Nibali sembra indemoniato e sulle arcigne rampe della cima che ha fatto la storia d’Italia rimane solo con il compagno Ivan Basso e con l’australiano Cadel Evans. Dietro di lui c’è il vuoto con Vinokurov ad arrancare e Arroyo costretto a difendersi. Nibali ottiene quindi il lasciapassare dal capitano e si lancia in discesa senza indugi sfruttando nel migliore dei modi la dote che lo ha reso celebre e ottenendo così il primo successo nella Corsa Rosa. L’operazione rimonta è iniziata, il giorno dopo le pendici dello Zoncolan lo respingeranno, ma poco importa perché l’obiettivo principale è diventato nel frattempo il Trofeo Senza Fine da regalare al proprio leader.

Il volto del gregario – Aprica 2010

Ivan Basso, Vincenzo Nibali e Michele Scarponi affrontano l’Aprica © Museo Digitale Diffuso del Ciclismo

L’assalto al Giro si compì un venerdì di freddo e pioggia sulle montagne della provincia di Brescia. In attesa di conoscere il destino del tappone previsto il giorno successivo, il 28 maggio gli uomini di Stefano Zanatta non lesinano le proprie forze e attaccano sin dalla rampa di Trivigno ampliando il distacco lungo il Mortirolo, valico che aveva reso celebre Marco Pantani. Sul valico camuno rimangono al comando Basso e Nibali in compagnia dell’ormai inossidabile Scarponi lasciandosi alle spalle Vinokurov, Evans e soprattutto la maglia rosa Arroyo, lontano quasi due minuti dal gruppo di testa. Lo spagnolo della Caisse d’Épargne dà il tutto per tutto in discesa, tuttavia non basta per chiudere il buco che si è ampliato nuovamente lungo l’ultima ascesa all’Aprica grazie al lavoro di Nibali che si mette a disposizione del numero uno della Liquigas-Doimo consentendo a Scarponi di vincere la tappa e a Basso di conquistare definitivamente la leadership della classifica. Questa azione regala anche a Nibali la possibilità di attestarsi sul gradino più basso del podio di Verona, dimostrando a tutto il mondo la propria classe.

Elogio alla resilienza – Monte Zoncolan 2011

Vincenzo Nibali e Alberto Contador scalano il Monte Zoncolan © Bettini Photo

Il 2011 dovrebbe esser l’anno buono per la vittoria finale, ma Nibali deve dir addio ai propri sogni di gloria a causa di un Alberto Contador scatenato e deciso a far suo il Giro sin dalla tappa dell’Etna. Lasciando da parte gli strascichi giudiziari che interesseranno i risultati dello spagnolo e che designeranno come vincitore postumo Michele Scarponi, la giornata di grazia dello Squalo arriva nella frazione con arrivo al Monte Zoncolan, laddove l’anno prima aveva dovuto lasciare spazio a Ivan Basso. Nonostante le difficoltà incontrate il giorno precedente sul Großglockner e il taglio del tanto atteso Monte Crostis a causa dei problemi di sicurezza legati al percorso, il messinese sembra rinascere sulla “salita più difficile d’Europa” rientrando su Contador e Scarponi a quattro chilometri dalla conclusione e provando un ulteriore allungo nel finale. Quell’azione gli consente di staccare il marchigiano e di metter in mostra quella resilienza che lo accompagnerà per tutta la carriera. Un atteggiamento che non basta per staccare il campione iberico che il giorno successivo farà nuovamente il vuoto nel tappone dolomitico con arrivo a Rifugio Gardeccia nonostante un attacco spettacolare di Nibali nella discesa del Giau conclusosi tristemente con una crisi di fame ai piedi del Fedaia. Quell’azione sarà di lezione a Vincenzo che chiuderà la Corsa Rosa al terzo posto, guadagnando successivamente una posizione finendo alle spalle soltanto del compianto Michele Scarponi.

Pioggia di follia – Pescara 2013

Al Giro d’Italia 2013 tutti attendono Bradley Wiggins. L’inglese è sbarcato nella penisola con l’obiettivo di conquistarla dopo aver dominato in lungo e in largo il Tour de France 2012. Nibali si è nel frattempo accasato all’Astana, tuttavia non sembra aver le carte per contrastare il capitano della Sky soprattutto dopo il risultato della cronosquadre di Ischia. La pioggia è però una costante della vita sportiva di Vincenzo che proprio in una delle edizioni più tormentate dal maltempo fa emergere dal cilindro un colpo da manuale. E’ la settima tappa quando lo Squalo dello Stretto scaglia l’attacco decisivo inseguendo sui “su e giù” abruzzesi il paladino di casa Danilo Di Luca. La strada è resa viscida da un terribile acquazzone e Wiggins fa fatica a guidare la bici, rimanendo nell’ultima parte del gruppo. L’asfalto bagnato e la discesa sono i terreni ideali per Nibali che attacca in solitaria a 8,5 chilometri dall’arrivo di Pescara scivolando poco dopo, ma rialzandosi ancor più forte, deciso a metter in crisi il rivale. Wiggins non riesce a replicare cadendo malamente in una curva a sinistra e pagando così un ritardo di 1’27” dal diretto avversario. Se vogliamo il Giro del britannico finisce qui, dando piuttosto vita a quello del siciliano che il giorno successivo vestirà nuovamente la maglia rosa conservandola sino alla conclusione di Brescia.

Una rosa nella neve – Tre Cime di Lavaredo 2013

Vincenzo Nibali trionfa sotto la neve alle Tre Cime di Lavaredo © L’Arena

Ciò che tutti ricordano del Giro d’Italia 2013 è la neve, quel magico manto che annulla qualsiasi cosa, dai rumori ai passaggi sulle salite più difficili. Sestriere, Galibier, Stelvio, Gavia, Val Martello, Costalunga, San Pellegrino e Giau sono le vittime più illustri e a farne i conti è anche l’attesissima tappa con arrivo alle Tre Cime di Lavaredo. Laddove si è scritta la storia del ciclismo, una tormenta si abbatte senza tregua sui corridori che devono affrontare il “facile” Passo Tre Croci prima di volare verso Misurina e salire verso la sommità delle Dolomiti. Nonostante la “santa alleanza” dei colombiani, Vincenzo sale in cattedra attaccando a ripetizione e vincendo sotto i fiocchi come se fosse a Natale. Il Giro è finalmente suo, l’Italia può esultare per il suo campione.

Il tradimento contro il tempo – Alpe di Siusi 2016

Vincenzo Nibali riparte dopo il problema meccanico patito nella cronoscalata dell’Alpe di Siusi © Ansa

Il Giro d’Italia è la casa di Vincenzo Nibali e mai lo tradirebbe, nemmeno a tre anni di distanza dalla sua partecipazione. Dopo le esperienze al Tour de France, la competizione riprende il “figliol prodigo” a braccia aperte ponendo su un piatto d’argento la possibilità di raddoppiare il successo del 2013. Le cose non vanno però per il meglio e lo si percepisce già a Corvara dove lo “Squalo” patisce l’attacco di Steven Kruijswijk pagando subito trentasette secondi. Il giorno peggiore arriva però domenica 22 maggio quando va in scena la cronoscalata dell’Alpe di Siusi. Undici chilometri che dovrebbero restituire il maltolto al messinese, ma che offrono invece all’olandese della Lotto NL di innestare il colpo decisivo. Sin dai primi metri l’azione di Nibali appare compassata, quasi impacciata tanto da impedirgli di contenere il ritardo al primo intermedio. Il dramma si consuma però quando un problema meccanico appieda il fuoriclasse dell’Astana costringendolo a cambiare la bicicletta e a tagliare la fettuccia d’arrivo con oltre due minuti. La vittoria di Aleksandr Foliforov passa in secondo piano poiché l’unica cosa che conta è la débâcle di Nibali che è sul punto della competizione. E’ la fine di un campione, ma la nascita di un fuoriclasse che sboccerà qualche giorno dopo sulle Alpi Francesi.

La rinascita – Risoul 2016

L’istante che decide il Giro 2016: Steven Kruijswijk impatta contro un muro di neve sul Colle dell’Agnello © ANSA

“Io rinascerò cervo a primavera” cantava Riccardo Cocciante nel 1980, una frase che idealmente risuona più volte nella mente di Vincenzo Nibali in quegli ultimi giorni di maggio. Dopo aver scontato l’ennesima delusione ad Andalo ed esser stato sul punto di abbandonare la Corsa Rosa, per lo “Squalo” è arrivato il momento di mostrare i denti e lo fa quando l’altimetro segna quota 2.748 metri sopra il livello del mare, per la precisione nei pressi di Colle dell’Agnello. Lì l’ossigeno diventa particolarmente rarefatto e ragionare senza intoppi può diventare un problema. Le decisioni vanno prese d’impulso, in un battito di ciglia, lo stesso che separa la bicicletta di Steven Krujiswjik da un muraglione di ghiaccio e neve. Circondato dalla nebbia che stanzia per la maggior parte dell’anno a quelle latitudini e colpito dal freddo che penetra sotto la pelle senza scampo, l’olandese della Lotto NL-Jumbo sbaglia una curva a sinistra e non vede quell’infido ostacolo bianco. Come il Titanic, la maglia rosa impatta duramente contro l’ “iceberg” di turno ribaltandosi e finendo pesantemente a terra. La prognosi è chiara sin da subito: una microfrattura alla costola e una bici distrutta da cambiare poco dopo una ripartenza per certi versi frettolosa. Kruijswijk è dolorante e frastornato, ma il Giro non è ancora perso non fosse che davanti Nibali ha saputo della scivolata dell’avversario e inizia a volare in discesa come solo lui sa fare. L’unico a rimanergli in scia è il colombiano Esteban Chaves, ma l’azzurro ha l’opportunità di giocarsi una carta molto importante, quella dell’amico e collega Michele Scarponi, compagno di molte avventure. Il marchigiano viene fermato dall’ammiraglia quando è in fuga in solitaria dando tutto sé stesso nel falsopiano che precede l’ultima salita dove Nibali attacca per due volte prima di sfinire la resistenza di Chaves e vincere in solitaria sul traguardo di Risoul. La maglia passa sulle spalle del “Colibrì” sudamericano, il resto è storia.

Nibali come Pantani – Sant’Anna di Vinadio 2016

Vincenzo Nibali bacia la maglia rosa sul podio di Sant’Anna di Vinadio © ANSA – Peri/Di Meo/Zennaro

La storia sembra già scritta: Nibali sul podio di Torino con in braccio il Trofeo Senza Fine per la seconda volta nella sua carriera. Prima che tutto ciò si compia però c’è di mezzo la penultima frazione con arrivo a Sant’Anna di Vinadio e soprattutto c’è da distanziare ancora una volta Esteban Chaves. Con Kruijswijk fuori dai giochi sembra un gioco da ragazzi, eppure sia sul Col de Vars che sul Col de La Bonette non succede nulla. Sia i tifosi a bordo strada che quelli a casa iniziano a fremere, intimoriti che il proprio paladino non abbia le forze per fare la differenza per l’ultima volta. Il Colle della Lombarda diventa quindi un passaggio obbligato per il messinese che pone il fido Scarponi davanti a tirare e alzare il ritmo prima di lanciare l’attacco decisivo nei pressi di Isola 2000. Le preghiere alla Madonna da parte dei genitori di Chaves non bastano per evitare che il sorridente scalatore colombiano si stacchi inesorabilmente e veda spegnersi il sogno rosa. L’Italia è in tripudio, ha incontrato diciotto anni dopo il nuovo Pantani e ora può festeggiare il suo idolo.

Sulle orme del Falco – Bormio 2017

Vincenzo Nibali batte in volata Mikel Landa sul traguardo di Bormio © Afp

Il 2017 è l’anno del Giro numero 100 e di Tom Dumoulin. La “Farfalla di Maastricht” sfrutta al meglio le lunghe cronometro e già a metà percorso vendica il connazionale Kruijswijk ipotecando la vittoria finale. Quando si è a che fare con Nibali non si può mai stare tranquilli, così lo “Squalo dello Stretto” punta tutte le proprie energie sul tappone di quell’edizione, la Rovetta-Bormio. E’ martedì 23 maggio e si parte dalle terre del “Falco” Paolo Savoldelli, uno dei più formidabili discesisti che la storia del ciclismo abbia mai incontrato. Nibali appare particolarmente tranquillo tant’è che al foglio-firma ha il tempo di scattare qualche foto con i propri fans. Chi lo conosce bene sa che quando il siciliano è di quest’umore, è pronto a scatenare l’inferno. E così accade ai piedi dell’Umbrail Pass (il versante svizzero dello Stelvio) quando Tom Dumoulin è costretto improvvisamente a fermarsi a fianco di un cartello stradale e a spogliarsi completamente in preda a problemi intestinali. I diretti avversari non lo attendono, anzi, lo attaccano come dimostrato da Nibali che insieme a Quintana transitano al gran premio della montagna con quasi due minuti di vantaggio sul leader della classifica. Vincenzo è scatenato e in discesa fa il diavolo a quattro andando a riprendere il fuggitivo Mikel Landa, staccando Quintana e prendendosi alcuni rischi nei tornanti che lo portano verso Bormio. In Valtellina l’azzurro non si lascia scappare la preda regalando il primo successo tricolore di quell’anno. Nibali è tornato conquistando il terzo posto conclusivo.

La beffa dei trofei – Courmayeur 2019

Richard Carapaz ipoteca il Giro d’Italia sul traguardo di Courmayeur © Alessandro Di Meo/EPA

Il Giro 2019 è forse l’ultima occasione per Nibali per mettersi in tasca quel tanto agognato terzo trofeo e raggiungere così Felice Gimondi. Gli anni passano, ma Vincenzo non demorde. Sulla sua strada incontra lo sloveno Primoz Roglic, favoritissimo per i bookmakers, ma il siciliano non molla di un centimetro difendendosi egregiamente anche a cronometro. Un aspetto da non sottovalutare per lo sloveno della Jumbo-Visma che intimorito dal campione tricolore tanto da cedere la maglia rosa ai fuggiti di turno e dare vita a una continua “caccia con il topo”. Quell’atteggiamento frustante emerge già lungo le pendici di Lago Serrù dove i due lasciano andare atleti pericolosi del calibro di Mikel Landa e Richard Carapaz studiandosi, punzecchiandosi e battibeccando in vista del traguardo piemontese sulla quantità di trofei conservati in bacheca dallo “Squalo”. La squallida scenetta si ripete nel pomeriggio di sabato 25 maggio quando i due litiganti, intenti ad applicare una tattica “catenacciara” degna del miglior Nereo Rocco, si lasciano sfuggire sul Colle di San Carlo nuovamente Carapaz. Il distacco in cima non sembra incolmabile, ma Nibali e Roglic non smettono di bisticciare e lungo il tragitto verso Courmayeur il distacco lieviterà sino a 1’54”. Il danno è ormai è fatto, l’ecuadoriano è maglia rosa. Il Giro ha tutto un altro volto.

L’ultimo scatto – Mortirolo 2019

Vincenzo Nibali allunga sul Mortirolo © LUK BENIES/AFP/Getty Images

L’ultimo ricordo che voglio lasciarvi di Vincenzo Nibali è uno scatto che sarebbe potuto diventare leggenda e che in realtà si spense in un nulla di fatto. Ancora una volta si parte dalla Bergamasca, per la precisione da Lovere, e ancora una volta si deve scalare il Mortirolo. E’ martedì 28 maggio e tanto per cambiare piove. Il Gavia è annullato per neve e molto si dovrebbe decidere sulla montagna cara a Pantani. Mentre davanti la fuga fa la propria corsa Nibali si lancia in un allungo d’altri tempi facendo infiammare l’intera sala stampa di Ponte di Legno dove giornalisti di nazionalità diverse si abbracciano in un’euforia collettiva che va oltre le rivalità sportive e internazionali. E’ lo spettacolo dello sport, è lo spettacolo del ciclismo che unisce anche chi non parla la stessa lingua. L’intento di Nibali è di metter in crisi i vari avversari facendo saltare interamente il banco e per certi versi ci riesce staccando Roglic. Carapaz gestisce e rientra volando insieme al traguardo infliggendo un minuto allo sloveno. Nibali compie il sorpasso ai danni di quest’ultimo e si issa sul secondo gradino del podio prima della cronometro di Verona che non cambierà nulla.

Tutto il resto è storia recente, con Vincenzo che si dimostrerà ancora un “cuor di leone” capace di resistere all’assalto dei giovani e aggiudicarsi il giusto tributo dell’Arena dopo un quarto posto assolutamente insperato in occasione dell’ultima recita. Sui giornali campeggia il volto immacolato di un giovane australiano, Jai Hindley, mentre l’Europa si interroga sul destino dell’Ucraina. Qualcuno ancora spera “de’ morì prima”, perdendosi però lo spettacolo che questo campione ha saputo offrire allo sport.

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Marco Cangelli
Giornalista presso la testata online "Bergamonews" e direttore della web radio "Radio Statale", sono un appassionato di sport a 360 gradi. Fondatore del format radiofonico "Tribuna Sport" e conduttore del programma "Goalspeaker", spazio dal ciclismo all'atletica leggera, passando per lo sci e gli sport invernali

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