Difesa e panchina: Indiana non è (più) solo Victor Oladipo

Mentre i Boston Celtics si arrampicano sulle vette della Eastern Conference cavalcando una striscia di otto vittorie consecutive, in maniera silenziosa, in linea con l’attenzione che quasi per tradizione li circonda, gli Indiana Pacers sono nel pieno di un parziale di sei successi in fila, il secondo più lungo della Lega dopo quello di Boston, appunto.

Gli ultimi due, contro Milwaukee e a Philadelphia sono arrivati ritrovando Victor Oladipo, assente per un infortunio che lo ha tenuto ai margini ben 11 partite ma che non ha impedito alla squadra di Nate McMillan di mettere assieme l’ottimo record di 7 vinte e 4 perse.

Un dato non da poco, che spiega della crescita globale della squadra in questa stagione e rispetto a un anno fa. Indiana, infatti, quando si era trovata priva della sua stella lo scorso anno (in sette occasioni) aveva sempre perso.

Complice l’affermazione di Domantas Sabonis, diventato un giocatore consistente su base continua (14.1 punti e 10 rimbalzi di media da sesto uomo) e le prestazioni di Bojan Bogdanovic (50% dalla linea dei tre punti), Myles Turner, Cory Joseph e Doug McDermott in uscita dalla panchina, Indiana ha saputo rimanere in linea di galleggiamento e andare anche oltre ai limiti che l’assenza di Oladipo avrebbe potuto fare emergere.

Non essendo una squadra dalla produzione offensiva scintillante (solo 21° attacco NBA con 105.5 punti ogni 100 possessi), i Pacers hanno trovato nella difesa l’àncora a cui aggrapparsi; e se esiste nel roster un giocatore che incarna più di tutti questo spirito difensivo, il suo nome è Thaddeus Young. Il segreto nascosto utile a spiegare il sorprendente rendimento generale; le partite da 25 punti e 11 rimbalzi e da 26 più 10 con cui il nativo di New Orleans ha steso prima i Bucks e poi i Sixers rappresentano una sorta di premio al solido lavoro che l’ex Brooklyn porta sul parquet di partita in partita, specie nella sua metà campo. “Continuiamo a lottare. Credo che l’unità di questo spogliatoio non ci sia da nessun’altra parte”, le sue parole nel dopo gara contro Phila.

La superba difesa individuale di Young è calata in un sistema di squadra di assoluto valore, certificato dal primo posto occupato da Indiana nella classifica dei punti subiti a partita (101.3), e dal terzo posto per efficienza difensiva (100.8) e percentuale concessa dal campo agli avversari (43.9%). Ritrovare poi un difensore d’elite come Oladipo non potrà che rendere ancora più difficile segnare contro i Pacers, capaci di tenere a soli 97 punti l’attacco atomico di Milwaukee.

Le difficoltà al tiro dei Bucks nella sfida contro i Pacers

Ma l’impatto del prodotto di Indiana University non si ferma solo alla difesa, tanto è vero che la scorsa notte ha sigillato la vittoria dei suoi contro Philadelphia con due canestri nei minuti più caldi della gara, ritrovando ritmo anche in attacco. “E’ stato bello vedergli fare quelle giocate sotto pressione”, ha dichiarato coach Nate McMillan. “E’ una delle cose che ci è mancata in sua assenza. Lui è il nostro closer”.

Attualmente terzi nella Eastern Conference e forti di un’identità definita dalla metà campo difensiva, come poche squadre oggi in NBA, i Pacers stanno proponendo la loro candidatura come guastafeste di Toronto, Boston, Milwaukee e Philadelphia. Sulla carta tutte squadre più talentuose, ma ognuna consapevole di dover fare i conti con uno dei gruppi più coesi e solidi della Lega.

L’anno scorso il viaggio di Oladipo e compagni si fermò nella gara 7 di primo turno di playoff contro un’irreale LeBron James. Il Re è volato a Ovest e l’Est è ora senza un vero padrone: Indiana si è iscritta alla corsa al trono.

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