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Pazienza e fiducia: lo slalom femminile italiana cerca la cura per ripartire

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“Sì mamma, qui fa più freddo che a Roccaraso”.

Se non siete convinti di questa affermazione di Checco Zalone riguardante il Circolo Polare Artico, chiedete conferma agli appassionati italiani di sci alpino. Perché dopo il doppio appuntamento di Levi dalle parti del clan azzurro sembra esser proprio sceso definitivamente il gelo.

La trasferta alle alte latitudini della Lapponia ha regalato infatti ben poche soddisfazioni alla formazione tricolore che, per l’ennesima volta, è stata costretta a constatare un importante deficit da colmare nello slalom speciale femminile. Il 16esimo posto di Martina Peterlini nel secondo appuntamento nelle terre di Babbo Natale non sembra aver accontentato le aspettative di fan e commentatori che hanno calcato nuovamente la mano riprendendo una specialità particolarmente in voga nel Bel Paese: quello della critica.

Marta Bassino e Martina Peterlini a Levi – © FISI

Prima di celebrare il “De Profundis” delle ragazze guidate da Devid Salvadori, è necessario fare alcune piccole, ma non insignificanti considerazioni.

La prima è senza dubbio l’età delle componenti della squadra italiana che vedono come veterana la 27enne bergamasca Roberta Midali, tormentata nel corso degli anni da una serie di infortuni che hanno rischiato di chiuderle le porte della Nazionale. Se si esclude la portacolori dell’Esercito, l’età si abbassa irrimediabilmente e troviamo la 24enne Martina Peterlini, la classe 1998 Anita Gulli e le ancor più giovani Marta Rossetti, Lara Della Mea e Serena Viviani, punti cardini di questo gruppo già da qualche anno. Tutto ciò senza contare i casi della 19enne Sophie Mathiou, inserita da poco nel contingente azzurro dopo essersi aggiudicata il Mondiale Juniores; e di Marta Bassino la quale non ripone particolari aspettative nella specialità.

Questi dati dovrebbero far pensare e riflettere poiché, se si eccettuano casi eccezionali come quello di Mikaela Shiffrin (già sulla cresta dell’onda ben prima dei vent’anni), l’unica pecca che si può imputare alle nostre atlete è l’inesperienza. La giovane età e il continuo turnover imposto dai vari direttori tecnici in occasione delle convocazioni ha probabilmente negato fiducia alle sciatrici di casa nostra le quali hanno potuto assaporare il clima della Coppa del Mondo in pochissime occasioni. Un aspetto che ha reso più complesso l’adattamento con il massimo circuito mondiale (ambiente completamente diverso dalla Coppa Europa) e la sua inconfondibile pressione che ha saputo metter in crisi fior fiore di slalomisti bloccati da paure ed errori.

Marta Rossetti nello slalom speciale di Levi – © Pentaphoto

Appaiono quindi difficilmente spiegabili le feroci invettive lanciate da parte di chi si sarebbe aspettato un immediato ricambio generazionale dopo gli addii di Chiara Costazza e Irene Curtoni, ritiri che pesano fino a un certo punto sull’economia della disciplina che soffre ormai da un decennio. Se si escludono sporadiche incursioni nella Top 10 della fuoriclasse di Pozza di Fassa e della specialista valtellinese, è necessario ritornare ai tempi di Nicole Gius e Manuela Moelgg per ritrovare delle rappresentanti dello sci tricolore fra le grandi.

È quindi probabilmente tardi per parlare di “disfatta” e cercare i suoi eventuali, ma non troppo per trovare il bandolo di questa matassa da troppo ingarbugliata. Innanzitutto è fondamentale credere nel progetto tecnico e attendere con pazienza che i frutti del lavoro possano emergere: il continuo cambio di responsabile non hanno fatto altro che destabilizzare l’ambiente e la dimostrazione è l’inattesa sostituzione di Matteo Guadagnini.

Manuela Moelgg festeggia il 3^ posto nello slalom speciale di Zagabria 2011, ultimo podio azzurro nella specialità – © Donne sul Web

In seconda battuta è necessario dare tempo alle ragazze affinché possano macinare chilometri fra i pali e fare pace con la sfortuna che ha colpito intensamente le azzurre negli ultimi mesi. I problemi fisici di Sophie Mathiou e la lussazione del gomito destro di Serena Viviani sono solo gli ultimi di una lunga lista di inconvenienti che avevano già costretto Lara Della Mea e Marta Rossetti ad interrompere la precedente stagione.

Se fortuna e fiducia non mancheranno, in futuro il talento delle nostre ragazze emergerà certamente senza ombra di dubbio come già dimostrato a Semmering dalla giovane di Puegnago del Garda oppure in Coppa Europa dalla tarvisiana, senza dimenticare la Top 10 ottenuta da Peterlini a Jasna.
E forse finalmente potremo smetterla di pensare su quanto “faccia freddo al Circolo Polare Artico” e concentrarci soltanto sulle prestazioni sportive.

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Immagine in evidenza: ©FISI

Marco Cangelli

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