Calcio

La Premier League ha il suo padrone

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Circa tre mesi fa avevamo fotografato l’inusuale situazione di classifica della Premier League che vedeva all’8a giornata di campionato dieci squadre raccolte in sei punti e il Leicester in vetta. Sembravano esserci le premesse per un torneo allargato a più pretendenti per la vittoria finale alla luce dell’andamento altalenante di alcune big (le due Manchester e l’Arsenal, che occupavano il lato destro della classifica) e l’emergere di outsider più che agguerrite (lo stesso Leicester, l’Everton e l’Aston Villa).

Oggi, a girone di ritorno già cominciato, lo scenario è completamente diverso. Chi era partito con le marce basse ha trovato lungo il percorso i cavalli nel motore per risalire la, pur corta, classifica. Mentre i candidati a una stagione da protagonisti al vertice, come Tottenham e Chelsea, fanno ora i conti con quotazioni al ribasso (gli Spurs) e nuovi allenatori al comando delle rinnovate operazioni (i Blues). Come avevamo avuto modo di scrivere, i reali valori in campo sono emersi col passare delle giornate riportandosi in linea con le previsioni iniziali e i punti di distacco tra le squadre sono aumentati. Ma non tutto ciò che questa strana Premier League 20/21 sta offrendo era prevedibile.

 

Profondo Reds

Per prima cosa, il periodo di crisi del Liverpool. All’alba della stagione comodamente in controllo, seppur lontani parenti delle loro versioni più ruggenti, i campioni in carica hanno conosciuto un periodo di vacche magrissime in termini di risultati e goal segnati con l’inizio del nuovo anno: 5 partite consecutive senza vittoria con due sconfitte (una storica in casa) e una sola rete all’attivo.

Il rigore del Burnely che ha messo fine all’imbattibilità del Liverpool ad Anfield. Durava da 68 partite.

“Quando non ti piace una situazione devi cambiare intervenendo sulle cose giuste ed è quello che stiamo proviamo a fare”, aveva dichiarato Jurgen Klopp alla vigilia della gara di FA Cup, poi persa 3-2, contro lo United del 24 gennaio. Oggi l’assunto risulta ancora di attualità dato che dopo due vittorie illusorie contro Tottenham e West Ham, il Liverpool, senza più difensori centrali di ruolo, ha perso nuovamente in casa prima contro il Brighton 0-1 e ha poi capitolato contro il City 1-4. E mentre i Reds facevano i conti con i propri guai le due belle addormentate di Manchester si risvegliavano dal sonno di inizio stagione…

 

Due facce della stessa città

Il City è attualmente primo e reduce da 10 vittorie consecutive in Premier, ricche di goal e del marchio fatto di estetica ed efficacia del calcio di Guardiola. Ingredienti che in verità sembravano dimenticati nella prima metà del girone d’andata; un problema evidenziato dallo stesso allenatore catalano in uno sfogo piuttosto schietto: “Non mi piace molto come stiamo giocando”. Sarà però lo 0-0 nel derby con lo United di metà dicembre, giocato in maniera nettamente opposta ai princìpi tattici di Guardiola, lo spartiacque per la stagione dei Citizens, che da lì in poi ritroveranno le certezze storiche del loro gioco cominciando la scalata al primo posto. Proprio a braccetto dei rivali cittadini.

La risalita del Manchester United è infatti il tema della stagione, forse ancor più di quella del City. 10 vittorie e tre pareggi in 13 gare dall’inizio del mese di novembre alla fine di gennaio hanno permesso alla squadra di Ole Gunnar Solskjær di ritrovarsi addirittura in testa alla classifica alla 17a giornata, complice la vittoria in casa contro l’Aston Villa e il contemporaneo ko del Liverpool a Southampton. Un primo posto meritato e raggiunto nel segno di un ritrovato Paul Pogba e di un sempre presente Bruno Fernandes (13 goal e 10 assist fin qui), il faro dei Red Devils.

L’ultima perla del portoghese nel 3-3 con l’Everton ricorda uno dei goal più inconici di Eric Cantona. 

Durerà poco però, perché il Manchester inizierà a soffrire di vertigini e discontinuità e già alla 20a di campionato si vedrà scavalcato dal lanciatissimo City. Al momento è secondo, dopo aver vinto una sola gara delle ultime quattro (il roboante 9-0 contro il Southampton), ma aver raddrizzato una stagione che sembrava segnata inizialmente assomiglia a un’impresa. Nel mese di ottobre, le voci di un esonero di Solskjær erano insistenti ed ora lo United lotta come minimo per un posto in Champions League: come cambiano le cose, no?

 

La Premier degli “altri”

Come detto, sembrava potesse essere la Premier League di molti. E invece, in maniera fisiologica, si è trasformata nella Premier di pochi o pochissimi. Tra quei “molti” facevano parte con ogni diritto squadre come Everton, Leicester, Tottenham, Chelsea e Southampton. I Saints sventolano ormai bandiera bianca da un po’ e navigano nella parte destra della classifica sulla scia di 5 sconfitte di fila ma per le altre quattro l’obiettivo europeo, l’unico realmente concreto, è tutt’altro che irraggiungibile a patto di eliminare dal proprio vocabolario la parola discontinuità.

L’Everton a novembre ha perso tre partite consecutive prima di infilare quattro vittorie una dietro l’altra a dicembre ma la svolta non è mai arrivata sul serio. Da quel momento infatti la squadra di Ancelotti è rimasta vittima di troppi passi falsi casalinghi, che solo le contemporanee difficoltà delle concorrenti non hanno reso fatali per le proprie ambizioni. Un andamento molto simile a quello del Leicester, tra l’altro, che forte però del fieno in cascina accumulato in precedenza vive un momento di leggero appannamento (una vittoria nelle ultime quattro gare, dopo tre successi in fila) dall’alto del suo terzo posto in classifica, a +3 sul Liverpool.

Ma se è normale attendersi un andamento altalenante da Everton e Leicester, lo è meno per Tottenham e Chelsea, squadre pensate e costruite per ambire al vertice e invece candidate per il premio di ‘Delusione dell’Anno’, se non che l’Arsenal abbia già messo le mani sul ‘trofeo’ con largo anticipo.
Gli Spurs sono tornati a vincere nell’ultimo turno proprio nel giorno del ritorno dall’infortunio di Harry Kane, andato subito in goal, ponendo fine a una striscia di 3 ko consecutivi che hanno evidentemente ridimensionato le ambizioni di Mourinho. Mentre il Chelsea, già lontano dalla vetta dopo un dicembre da una vittoria in sei partite che è costato il posto a Lampard, sta provando a rilanciarsi con Tuchel alla guida di un gruppo talentuoso, questo è certo, ma difficile da amalgamare.

Le squadre alle prese con problematiche più o meno profonde sono diverse e per questo l’incertezza attorno ai posti che assegnano l’accesso a Champions ed Europa League accompagnerà tutto il girone di ritorno fino alle battute finali. Alla luce degli ultimi risultati è invece difficile immaginare un epilogo diverso da quello che vede il Manchester City campione d’Inghilterra. Questa strana Premier League sta offrendo scossoni a non finire ma le ritrovate sicurezze nel gioco e nella considerazione di sé della squadra di Guardiola sembrano lasciare poco spazio a chi, eventualmente, vorrebbe calare l’ennesimo inaspettato asso nella manica.

 

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Immagine in evidenza © @Manchester City, Twitter

 

Alessio Cattaneo
Appassionato di calcio e basket. Una laurea in Comunicazione Interculturale e un passato nella redazione di Sky Sport 24. Convinto che "se non hai niente da fare e sai scrivere, scrivere è la cosa più bella del mondo".

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