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Bar Sport VS: qualche riflessione sulla F1 dopo il weekend di Spa

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La Formula 1 ha vissuto a Spa – una delle piste più belle del mondo – uno dei suoi weekend più travagliati e discussi. Complice il meteo, che non ha dato tregua e che ha portato la direzione gara a dichiarare conclusa la gara dopo quasi 4 ore di rinvii e soli tre giri percorsi dietro la Safety Car. Sotto la lente d’ingrandimento sono finiti tutti, dalla stessa direzione gara al regolamento, passando per il circuito belga.

I nostri Guido Broglio, Marco Ferraris, Edoardo Brunello e Giovanni Oriolo hanno risposto ad alcuni degli interrogativi più in voga.

Cosa ne pensi della decisione di assegnare punti iridati dopo soli tre giri sotto regime di Safety Car?

Guido: Penso che la scelta di assegnare i punti oggi non sia particolarmente corretta. Alla fine sono stati assegnati la metà dei punti, quindi non tantissimi, ma comunque nel bilancio finale del mondiale possono essere pesanti, soprattutto in un campionato come questo dove contano addirittura i punti dei giri veloci.
Assegnare poi i punti per il posizionamento in qualifica, perché non possiamo dire che la gara sia iniziata, è un evento mai visto prima nella F1 e personalmente avrei preferito che questa “abitudine” rimanesse tale.

Marco: La sicurezza prima di tutto, e correre nelle condizioni in cui era la pista di Spa sarebbe stato molto pericoloso. Il regolamento dice ciò che è stato poi fatto, ma io penso sia stata una scelta errata. Si sapeva tramite i radar che non si sarebbe potuto correre regolarmente, quindi tanto valeva cancellare la gara. Così è sembrata una presa in giro per pubblico e piloti. Punti assegnati sulla base delle qualifiche, sempre sotto la pioggia, di sabato. E’ il regolamento, ma non è giusto assegnare punti per una gara non disputata. Tre giri dietro Safety Car non sono gara. Speriamo solo sia la prima e ultima volta che avviene una situazione del genere.

Edoardo: Si parta da un presupposto: chiunque al posto di Masi avrebbe avuto delle difficoltà nel prendere una decisione. In altri tempi si sarebbe corso, vista la posta in palio molto alta, ma in quest’epoca prevale la prudenza, soprattutto in una pista che non ammette errori come Spa. Ritengo quindi una scelta assolutamente corretta quella di non far disputare il Gran Premio: visibilità inesistente e aquaplaning ingestibile. Ma allora, perché assegnare punti e podio? Francamente trovo questa decisione incomprensibile: due giri in regime di SC non possono essere considerati una gara. Qualcuno sostiene che l’assegnazione dei punti sia stato un modo per riconoscere i meriti della qualifica, ma sappiamo bene come la gara possa stravolgere ogni ordine di partenza. La scelta più equa sarebbe stata l’annullamento del GP: decisione imparziale per tutti. Tutti nella stessa barca, nel bene e nel male.

La pioggia porta sempre riflessioni sul regolamento della F1: dove si può agire per avere soluzioni migliori in casi come Spa?

Marco: Per la sicurezza si è già fatto molto, forse sono alcuni tratti del regolamento a dover essere modificati. Togliere il regime di parco chiuso dopo le qualifiche. In un mondo in continua evoluzione, anche climatica, ci possono essere delle grosse differenze tra sabato e domenica. E quindi è giusto poter modificare gli assetti in base alle condizioni della pista. Un’altra cosa che potrebbe servire è il warm up la domenica mattina, in maniera da non scendere in pista per la gara senza sapere come siano precisamente le condizioni della pista. Molte volte dal sabato alla domenica è tutto cambiato. Poi è vero che se piove come domenica a Spa, ben poco si può fare. E per tale motivo sempre in accordo con sponsor, organizzatori, tv e tutto il resto del circus, si potrebbe avere la possibilità di posticipare la gara al lunedì. Solo in casi estremi. E domenica lo era.

Guido: Penso che com’è stata gestita SPA domenica non sia il modo più efficace. È comunque una zona d’ombra del regolamento ed è giusto pensare a delle contromisure efficaci.
Pensavo durante la gara ad una nuova gomma, più intagliata, per permettere una maggiore aderenza, ma soprattutto l’annullamento della regola del parco chiuso per permettere alle scuderie di preparare la macchina al meglio solo in caso di condizioni proibitive.
Anche l’inserimento di un “pulsante” speciale da azionare unicamente in situazioni estreme come quelle di domenica dove si attivano degli aiuti necessari per guidare in sicurezza (TC E ABS completi possono essere un aiuto).

Nel weekend si sono visti diversi brutti incidenti alla Eau Rouge-Radillon, cosa cambieresti?

Edoardo: Per rispondere a questa domanda, mi collego alle parole di Fernando Alonso: “Cambiare l’Eau Rouge sarebbe un crimine: è la natura del circuito ed è per questo che è speciale”. Stiamo parlando della curva più bella del campionato, un’icona mondiale di questo sport. È la Venere di Botticelli: nessuno si azzarderebbe a toccare il capolavoro del museo. Trattandosi però dell’incolumità dei piloti, è giusto chiedersi come rendere almeno più sicura questa curva, magari introducendo della ghiaia al posto dei lembi di asfalto tra cordoli e barriere. I margini di manovra però sono minimi: lo spazio è minimo e la conformità del terreno non permette di ampliare le vie di fuga. Si può intervenire però sulla sicurezza delle auto, che già ha raggiunto grossi traguardi: un incidente come quello di Norris, qualche anno fa, sarebbe stato molto più tragico.

Giovanni: Non sono un tecnico, né un esperto, ma come detto da Aitken la distanza tra il circuito e il lato sinistro della curva è troppo ridotto e le macchine vengono spesso sbalzate in pista con il rischio di esser colpiti dai piloti dietro che vedono il veicolo all’ultimo. Quindi il problema non sta nella pericolosità in sé della curva, quanto nel rimbalzo sulle barriere. La soluzione più efficace sarebbe quella di allargare la distanza tra il circuito e le barriere sulla sinistra, magari introducendo della ghiaia, così da dare la possibilità ai piloti di fermarsi prima di impattare le barriere e non rimbalzare in pista. Ovviamente questa soluzione renderebbero meno spettacolare il circuito, ma meno pericoloso. Altra opzione, citata anche in “telecronaca” domenica, ma più complessa da realizzare, è quella di mettere barriere che tendano ad “assorbire” il contatto.

Il duello tra Max e Lewis si sposta ora a Zandvoort con soli 3 punti tra i due, chi è il tuo favorito per il titolo?

Giovanni: Il passato impone un favorito: Lewis Hamilton. L’inglese ha il talento, l’esperienza, la macchina e la scuderia all’altezza per domare l’estro del 23enne olandese. A differenze degli ultimi anni, però, ci potrebbero essere due fattori che giocano a favore di Verstappen. Il primo è che Max sembrava aver raggiunto (nonostante la giovane età) la maturità giusta per dare del filo da torcere fino alla fine a Lewis. Conosce la macchina a perfezione e la guida come un veterano, rischiando meno e riuscendo ad essere più efficace. Il secondo è il compagno di scuderia. Sergio Perez (senza nulla togliere a Gasly) ha mostrato, ultimi 3 GP esclusi, di poter star più vicino ai primi, di poter vincere i Gran Premi, di avere più esperienza nella gestione della gara ed essere un valido compagno per Max nella lotta con il duo Mercedes. Occhio all’incognita Lando Norris, che per ora non ha raccolto mai più del terzo posto. Ma mostrando più continuità nel centrare il podio di Bottas e del messicano si trova al terzo posto nella classifica piloti. Non è da escludere che nel tentativo difendere il podio potrebbe togliere punti preziosi negli ultimi GP ai due rivali per il titolo finale. La macchina e il talento per stare costantemente nei primi 3 ce l’ha.

Edoardo: Da questo week-end non credo si possano trarre grandi spunti riguardo il proseguo della lotta per il titolo. Credo però che ci sia un segnale da cogliere: la RedBull è riuscita a fornire a Max una vettura capace di piazzarsi in pole in una pista che sulla carta doveva essere feudo Mercedes. Questo deve far riflettere in vista dei prossimi GP: le prossime tre gare dovevano essere, a detta di tutti, a favore di Hamilton e della sua scuderia, in quanto piste veloci più adatte a Mercedes, ma dopo le qualifiche di Spa questo vantaggio non sembra effettivamente esserci. Mi sento quindi di dire quanto segue: se Verstappen dovesse uscire dalle prossime tre gare con una vittoria, allora diventerebbe il grande favorito per la vittoria finale, viste poi le piste di fine campionato, dove la RedBull può essere fortemente competitiva.

Guido: Indipendentemente dalle simpatie che posso avere e non avere per i piloti in questione. Siamo davanti ad uno scontro tra il pilota migliore da una parte (Lewis) e l’auto migliore (Red Bull). La pista di Zandvoort è la pista di casa di Max Verstappen per cui, a meno di particolari stravolgimenti in gara, penso proprio che vincerà lui. Sulla lunga distanza del mondiale che c’è ancora da disputare, penso che il favorito rimane ancora Lewis Hamilton perché l’esperienza in questo caso aiuta molto e probabilmente sul piano dell’affidabilità la Mercedes sembra ancora la migliore del lotto.
Staremo a vedere cosa ci riserverà questo bel mondiale avvincente.

Dopo il podio frutto della straordinaria qualifica, George Russell ha ancora qualcosa da dimostrare per meritare la Mercedes?

Guido: Russell ha corso un weekend davvero sensazionale, al di là della gara che non si è disputata, correre così sotto la pioggia durante la qualifica, dimostra l’alto tasso di talento di cui dispone il giovane inglese. È arrivato il suo primo podio in carriera, sono contento per lui, ma penso che a Mercedes non servano delle dimostrazioni di talento perché Wolf sà benissimo le capacità di George. Quello che manca per il salto in Mercedes penso che sia il convincere Hamilton. Sembra strano, ma ha la capacità di poter influenzare così tanto la sua squadra da potersi permettere di “scegliere” il proprio compagno e, da quel che sappiamo, al 7 volte campione del mondo fa comodo avere Valtteri al posto di un giovane arrembante come Russell.
Saranno decisivi i prossimi weekend perché non dimentichiamoci che Bottas è in trattativa anche con Alfa Romeo, che se venisse abbandonata da Kimi, potrebbe puntare su un’altro pilota di esperienza da affiancare ad Antonio Giovinazzi.
Vediamo cosa succederà, sono molto curioso di vedere se Mercedes appoggerà Lewis o se penserà maggiormente al futuro della squadra.

Giovanni: Secondo me non deve dimostrare altro. Russell è già pronto per guidare una macchina di quel calibro. In queste due stagioni e mezzo ha saputo raccogliere diverse buone prestazioni con quella che probabilmente è la peggior macchina del circuito (dopo la Haas). I diversi piazzamenti subito fuori dalla zona punti, un 9° lo scorso anno in Barhain e 8° in Ungheria di settimana scorsa dimostrano che il ragazzo ha talento. La dimostrazione del potenziale del ragazzo è la migliore qualità di prestazione, ancora prima che di risultati, rispetto al compagno di scuderia Nicolas Latifi. In più il canadese, anche lui giovane e alle prime esperienze, ma con qualche anno in più, in questi due anni a chiuso quasi sempre dietro George sia le Prove Libere, che le qualifiche del sabato, nonostante guidino la stessa autovettura. Ciò dimostra come il britannico sa guidare ed esaltare meglio la macchina a loro disposizione. Spero per lui che il fortunoso (per non dire altro) secondo posto del Belgio valga come stimolo personale e come liberazione, il primo podio in F1 è sempre un bel, ma difficile traguardo da raggiungere. Se riuscisse a far combaciare le buone prestazioni con qualche altro risultato positivo penso che potrebbe convincere la dirigenza della Mercedes a consegnargli una monoposto il prossimo anno.

Marco: Russell ha già dimostrato che merita una monoposto Mercedes. Oltre che con le prestazioni in Williams, anche con il risultato che stava portando a casa alla sua prima e unica gara con Mercedes. Quando ha dovuto sostituire Hamilton causa Covid, al GP di Sakhir del 2020, ha ottenuto prestazioni straordinarie per uno che saliva su quella monoposto per la prima volta. Secondo in griglia e, dopo essere stato in testa, un problema tecnico al pit stop l’ha fatto regredire nelle retrovie. Ma è risalito fino alla zona punti. Le capacità ci sono e le prestazioni con una Williams poco competitiva lo dimostrano. Penso che tutto ciò che sia nelle sue possibilità sia stato fatto, anche se si può e si deve sempre migliorare. Ma la decisione è nelle mani di Wolff e dei vertici Mercedes. E anche un po’ di Hamilton. Ma se dovesse arrivare su Mercedes, Russell sarà in grado di farci vedere grandi gare.

La Redazione
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