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Il Ju-Jitsu: l’arte marziale che diventa sport

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Nell’antico tempio di Dazaifu Tenmangū, un medico di nome Akiyama, che aveva studiato per anni le arti marziali, si era ritirato in meditazione per cento giorni. Un giorno, fermatosi a meditare durante un’abbondante nevicata aveva osservato come il peso della neve avesse spezzato i rami degli alberi più robusti, che erano rimasti così spogli. Un solo albero era rimasto intatto: un salice piangente, dai rami flessibili. Ogni volta che la neve minacciava di spezzarli, questi si flettevano lasciandola cadere per poi riprendere la primitiva posizione. La visione illuminò il medico che comprese di poter applicare quello stesso concetto alle arti marziali.

Il termine “jujitsu” significa letteralmente “arte della cedevolezza” o “dolce arte”. Si basa proprio sul principio secondo cui assecondando un attacco e lasciandolo scorrere via, come il salice con la neve, si può ottenere la maggiore efficacia nel combattimento. Utilizzato dai samurai nelle guerre e di origine antichissima, il Ju-Jitsu rappresenta la base delle arti marziali.

Ma al di là delle leggende e della sua storia secolare, il Ju-Jitsu è ormai diventato uno sport agonistico a tutti gli effetti. Anche se non possiamo ancora prenderne visione sul più importante palcoscenico mondiale dello sport, le Olimpiadi, ogni anno vengono organizzati Campionati Mondiali ed Europei di altissimo livello, in cui possiamo trovare diverse discipline: fighting system, ne-waza, duo system.


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Fighting system

Il fighting system è la disciplina più completa. Il combattimento è diviso in tre fasi: una prima parte che prevede uno scontro a distanza con colpi controllati di braccia e gambe; una seconda fase in cui i due avversari, dopo aver consolidato le prese del kimono, si trovano a combattere corpo a corpo in piedi e tentano di portare a terra l’avversario attraverso tecniche di squilibrio e proiezione; infine una terza fase che consiste nel combattimento a terra. L’obiettivo in questo caso sarà quello di immobilizzare per quindici secondi l’avversario o finalizzarlo con leve e strangolamenti.

Il punteggio varia a seconda della valutazione dei colpi e delle tecniche da parte degli arbitri, i quali possono assegnare l’ippon, che vale due punti o il wa-zari, che ne vale uno. In caso di finalizzazione, verranno assegnati tre punti. Vince l’incontro l’atleta che avrà guadagnato più punti al termine dei tre minuti di combattimento previsti, o eventualmente l’incontro termina prima del tempo regolamentare qualora un atleta riesca ad ottenere un ippon in tutte e tre le fasi, caso in cui verrà proclamato vincitore per “full-ippon”. Nel fighting system non esiste il K.O. e l’obiettivo degli atleti deve essere quello di mostrare la propria superiorità tecnica e atletica, portando colpi e proiezioni controllate. Questo è un genere di combattimento molto completo e nelle competizioni più importanti, si può assistere ad incontri di grande spettacolarità e dall’alto livello tecnico.

Ne-waza

Il ne-waza consiste invece in un combattimento di sei minuti che parte in piedi ma si svolge quasi completamente a terra. L’obiettivo è quello di finalizzare l’avversario per vincere l’incontro entro la fine del tempo regolamentare. Nel caso in cui ciò non accada, vince l’incontro l’atleta che ha guadagnato più punti attraverso il controllo dell’avversario nelle diverse posizioni di immobilizzazione. Oggi il brazilian ju-jitsu, che dal punto di visto prettamente sportivo corrisponde al ne-waza, sta riscontrando un grande successo in tutto il mondo, e prevede anche l’organizzazione di un grande circuito di gare internazionali di altissimo livello.

Duo-system

Il duo-system infine è una gara che vede affrontarsi due coppie di atleti, maschili, femminili, o miste, in un’esibizione in cui le coppie propongono delle tecniche di difesa come risposta ad attacchi codificati (pre-impostati ed invariabili). L’esibizione viene preparata precedentemente ed è valutata dagli arbitri al termine dell’esecuzione, in base alla pulizia delle tecniche, la spettacolarità e la difficoltà. La coppia che ottiene il punteggio più alto vince l’incontro. Da qualche anno è stato introdotto anche il duo-show che consiste in uno “spettacolo”, in cui gli atleti rappresentano una storia che deve contenere diverse tecniche di ju-jitsu. I giudici di gara valuteranno poi sia l’aspetto tecnico sia la componente “artistica”.

Tutte le tecniche che si possono ammirare durante una competizione sportiva non sono altro che un’applicazione dei concetti del ju-jitsu e delle arti marziali. L’aspetto tecnico e lo studio dei vari stili e metodi è anch’esso fondamentale, sia per chi è interessato allo studio del ju-jitsu come arte marziale, sia per gli atleti che, conoscendo la base ed il fondamento di questo sport, andranno a migliorare anche le proprie prestazioni sportive.

Quella delle arti marziali è una realtà immensa e assolutamente interessante, che travalica l’aspetto agonistico e propone a coloro che le praticano, insegnamenti utili tanto all’atleta, quanto alla persona. Lo studio dell’arte marziale rappresenta infatti la ricerca di uno stato di benessere psico-fisico che possa comportare anche una serenità interiore. Molti adulti si avvicinano a questo mondo per trarne una conoscenza di base dell’autodifesa e della cultura che ne fa da sfondo. Spesso però si tende a sottovalutare la dimensione sportiva del ju-jitsu come quella di altre arti marziali, preferendo solitamente altri tipi sport da combattimento più pubblicizzati. Occorre quindi superare alcuni stereotipi, così che molte più persone si possano avvicinare a questa affascinante realtà.

Dario Piazza

3 Comments

  1. complimenti per l’articolo, interessante ben esposto. speriamo che un maggio rnumero di persone rimanga coinvolta e colpita da questo articolo

  2. Bellissimo articolo molto interessante grazie

  3. L’ho trovato completo e ben fatto, complimenti 🥋😃

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