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Valentina Margaglio, la donna proeittile

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Sfila via la giacca, sguardo basso e occhi da leonessa. Sistema il casco sopra i folti e mossi ricci, lo allaccia. Prende le misure con la tavola, la afferra mentre si alza un grido “forza Vale!” e si quasi accovaccia per darsi lo slancio. Sguardo sul ghiaccio, busto basso, le ginocchia che si alzano e le gambe che disegnano una falcata stretta ma ripida, leggera ma robusta, accompagnata dal braccio sinistro. Il rumore sordo delle scarpe chiodate che forano il ghiaccio e le urla di incitamento del suo staff che riempiono l’atmosfera. Poi alza leggermente lo sguardo, afferra la tavola con entrambe le mani e si getta prona sulla slitta con le braccia lungo i fianchi. Lo fa con una naturalezza estrema, fondendosi con la tavola: sono un corpo solo.

È la scena che si ripete in una manciata di secondi alla partenza di ogni gara. Prende il nome, nel gergo tecnico, di fase di spinta. La protagonista è Valentina Margaglio e in questa fase è la migliore al mondo insieme ad Elena Nikitina. Tutto quello che nella gara viene dopo, lei lo descrive così: “È un tuffo verso valle, come una donna proiettile sparata dalla cima, che deve addomesticare una montagna intera, tenendo a mente mille cose al secondo”.

Valentina proviene dall’atletica leggera. Praticava velocità, giavellotto e peso. Un’insieme di specialità dalle quali eredità l’esplosività che la contraddistingue nella fase iniziale di cui parlavamo. Nonostante i buoni risultati, l’atletica però non la entusiasmava a pieno, a differenza, come ora vedremo, dello skeleton, che le ha fatto perdere la testa. Quasi nel vero senso della parola, visto che dopo la prima discesa in assoluto è finita al pronto soccorso per mettere tre punti al mento. Dunque non è stato un colpo di fulmine, anzi, il suo rapporto con lo skeleton sarebbe finito lì se la permanenza a Lillehammer non avesse compreso qualche giorno in più. Così si diede una seconda possibilità, come dopo una falsa partenza nell’atletica. E andò bene, davvero bene, tanto da ritrovarla oggi in lotta per una medaglia ai Giochi Olimpici di Pechino 2022.

Ma cosa ci faceva Valentina Margaglio in Norvegia a Lillehammer nel 2015? Non era in vacanza, tantomeno ad esibirsi su un palco, vista la sua passione per la musica e il canto, con un provino per X Factor alle spalle. Bensì stava partecipando ad un gara di Coppa Europa di bob a due.  Già da quattro anni gareggiava nel bob in qualità di frenatrice. Nel 2012 partecipò anche ai Giochi Giovanili di Innsbruck, dove fu quinta in coppia con Mathilde Parodi. Non aveva ancora abbandonato l’atletica, che praticava parallelamente al bob, visto che a lei, in quanto frenatrice, spettava soprattutto il ruolo di spingere a più non posso nella fase iniziale. Era perfetta per questo, viste le doti da sprinter, e i reclutatori italiani di bob che frequentavano le competizioni di atletica leggera se ne accorsero presto.

Ma nel bob si era in due e Valentina, essendo frenatrice, restava per tutta la discesa con la testa fra le ginocchia perdendosi il bello. In più non si è mai ritenuta una da sport di squadra e così decise di lasciare il bob, ma senza abbandonare il ghiaccio. Mollando anche l’atletica, diede continuità a quell’amore improvviso chiamato skeleton. Skeleton perché in inglese “scheletro”, termine con il quale si indica lo slittino monoposto protagonista di questa disciplina, che prende lo stesso nome. Facendo un passo indietro il termine prende origine dall’aggettivo greco “σκελετός” che significa “disseccato, inaridito”. Ma lo skeleton è tutt’altro che una disciplina arida e Valentina l’ha capito subito.

Parlavamo di amore improvviso per lei, e infatti a farle capire che avrebbe potuto fare bene nello skeleton fu l’amore vero, quello per Andrea Gallina, suo allenatore e ora anche fidanzato. Così dopo il debutto in Coppa Europa nel 2016, Valentina Margaglio ha iniziato sempre più a prendere confidenza con la slitta, ad essere rilassata e serena lungo la discesa, perché come ha dichiarato: “Se stai rilassata la slitta la sente subito, un po’ come il cavallo, e se lo fai va tutto per il meglio”. Ha imparato anche a parlare con il ghiaccio: “Il ghiaccio ti parla in continuazione, perché tutto quello che interagisce con lui (aria, sole, vento, umidità) alla fine interagisce anche con te”.

Arriva così due anni dopo, nella stagione 2018-19, in Coppa del Mondo. Già la stagione prima aveva avuto occasione di accumulare esperienza internazionale partecipando alla Coppa intercontinentale. Il 2018 lo considera il suo anno di svolta, grazie anche all’entrata nel gruppo sportivo della Polizia Penitenziaria. Ma il vero trampolino di lancio è stato un traguardo mancato: la qualificazione a PyeongChang 2018. Valentina non l’ha presa male perché: “Io se vado a gareggiare, vado per fare bene. Lì sarei andata solo per partecipare”.

Così parte il percorso verso Pechino 2022 e i previsti ampi margini di miglioramento vengono presto concretizzati. Nonostante in Italia non ci si possa allenare in pista, semplicemente perché non ce n’è più nemmeno una dopo la chiusura della Pista olimpica Eugenio Monti a Cortina, Valentina mette sul ghiaccio un crescendo di ottimi risultati. Il 1 Marzo 2020, mentre l’Italia è alle prese con la pandemia di Covid-19 e vicina al primo lockdown, Valentina Margaglio, insieme a Mattia Gaspari, conquista il primo podio internazionale della carriera. È medaglia di bronzo nella gara a squadre ai Mondiali di Altenberg. Un risultato storico pensando che l’unico podio azzurro nello skeleton fu proprio la prima medaglia d’oro dell’Italia ai Giochi Olimpici. Parliamo di Nino Bibbia a St. Moritz 1948, l’ultima apparizione dello skeleton ai Giochi (lo ritroveremo da Salt Lake City 2002). Con questo fugace salto nella storia si comprende l’eredità importante che Valentina si porta sulle spalle, ma che sa fare scivolare via senza sentirne il peso.

La stagione seguente, 2020-21, entra spesso tra le prime dieci in Coppa e in quella successiva, 2021-22, conquista due straordinari podi e un bronzo agli Europei. Il primo podio in Coppa del Mondo, che è anche la prima volta in assoluto per lo skeleton italiano, arriva il 26 Novembre 2021 ad Igls ed è un terzo posto. Il 17 Dicembre fa ancora meglio e sfiora addirittura la vittoria, terminando seconda ad Altenberg, a soli undici centesimi dalla vincitrice Tina Hermann. Miglior risultato in carriera, ma soprattutto un tabù sfatato: quella di Altenberg è una pista molto tecnica e ricca di insidie, dove la spinta non conta molto a differenza di Igls, quindi un tracciato più difficile da guidare. Valentina smentisce così il mito secondo cui è più brava a spingere che a guidare.


Adesso è giunto il momento del debutto olimpico a Pechino sul budello di Yanqing, dove si prospetta una gara più imprevedibile che mai. Valentina Margaglio ha tutte le carte in regola per fare la voce grossa e inserirsi nella lotta per le medaglie. Vai Valentina, Pechino ti aspetta per scrivere un’altra pagina di storia!


Immagine in evidenza: ©IBSF, Twitter

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Marco D'Onorio
Fondatore di Vita Sportiva. Da tempo convivo con quella malattia cronica che mi fa appassionare a qualsiasi sport guardo. Stregato dalla magia del ciclismo.

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