Every Sport Is My SportRugby

Alla scoperta del rugby

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“La vita è come una palla ovale, non puoi mai sapere come sarà il suo rimbalzo” (Jean-Pierre Rives).

Molto probabilmente avrete già sentito questa frase a scopo di promuovere il rugby, la disciplina che stiamo per approfondire.
Lo sport di squadra per eccellenza, dove ogni giocatore è indispensabile per l’altro e senza la massima cooperazione resta impossibile andare a meta, l’obiettivo principale.
Chi si trova a guardare una partita di rugby per la prima volta spesso lo giudica come uno sport violento, crudele.
In realtà, chi conosce da tempo questo mondo, sa che è tutto il contrario. L’apparenza inganna e l’esempio del rugby cade a pennello.

La palla ovale racchiude in sé molti principi educativi, spesso sottovalutati oggi, soprattutto nell’ambito dello sport. Dal rispetto per l’avversario all’importanza dell’unione tra compagni di squadra, fino ad arrivare ad un vero e proprio percorso di formazione se si comincia a praticare questo sport fin da piccoli. Un percorso fatto di gioie, sconfitte, emozioni, sacrifici che insegnano molto. Anche semplicemente cominciando a seguire spesso in tv questo sport aiuta ad entrare nell’ottica sopra citata. E se in alcune calde fasi di gioco si arriva a qualche contatto di troppo, l’arbitro non interviene e aspetta che i due contendenti si calmino tornando ai loro posti.

Qual è l’origine del rugby?

Per scovare le origini di questo sport serve immergersi nel passato. 1823, Rugby, cittadina dell’Inghilterra, una normale mattina come le altre. Un gruppo di ragazzi della Rugby School gioca spensieratamente a calcio, quando uno di loro prese la palla con le mani e la depositò all’interno della porta. Quel ragazzo si chiamava William Webb Ellis ed è attribuita a lui l’invenzione di questo sport con omonimo nome del paese dove si trovava la scuola. Leggenda o verità? Non ci sono grandi conferme o prove, fatto sta che proprio a quel ragazzo, divenuto poi un pastore protestante e non uno sportivo professionista, è stato intitolato il trofeo Mondiale.

Da quel giorno il rugby subì tante evoluzioni e probabilmente ne subirà ancora altre, grandi o piccole che siano, per “normal mutare” come qualsiasi disciplina.

Le regole

Lo scopo è stato sempre quello di “andare a meta”, ovvero depositare la palla oltre la linea di meta. Ciò permette di guadagnare 5 pt. più altri due per l’eventuale trasformazione (calcio piazzato su un qualsiasi punto della semiretta parallela al punto in cui viene marcata la meta. La palla deve passare all’interno dei pali e sopra la traversa). Si può arrivare a questo passando la palla solo indietro ai propri compagni tramite le azioni di gioco, alternate dalla touche (rimessa laterale), dal drop (calcio al volo che vale 3 pt.) calci di punizione (3 pt.) e mischie. Ogni match è suddiviso in due frazioni di gioco da 40‘ ognuna, ma si gioca fin quando una delle due squadre non getta fuori la palla. Inevitabile non menzionare la terza frazione, il terzo tempo. Una volta conclusa la partita entrambe le squadre si ritrovano tutti insieme per mangiare e discutere del match appena giocato.

Per un piccolo approfondimento sui ruoli cliccate qui , mentre per approfondire le regole vi consigliamo la lettura di qualche manuale, anche online, come questo pubblicato dai ragazzi di OnRugby.it sul loro sito (clicca qui per visualizzarlo).

Come seguire il rugby?

Partendo dal Bel Paese, il gioco della palla ovale è rappresentato egregiamente dalle nostre due maggior franchigie: Benetton Treviso e Zebre Rugby. Quest’ultime militano nel PRO 14, campionato di grande rilevanza europea (4 squadre gallesi, 4 squadre irlandesi, 2 squadre italiane, 2 squadre scozzesi). A cui si sono aggiunti due team sudafricani nella stagione 2017-18, dando così un’importanza intercontinentale al campionato. I diritti tv li possiede attualmente DAZN.

La Serie A italiana o meglio Eccellenza è suddivisa in più fasi in cui la prima comprende ben 30 squadre su base regionale suddivise in 3 gironi all’italiana. Squadre di grande tradizione sono Calvisano, Rovigo, Lyons, L’Aquila. Rai Sport trasmette da anni i match più importanti e la fase finale.

Di grande rilevanza è il campionato francese, considerato da tutti il Campionato europeo più spettacolare. Il Top 14 è visibile su DAZN.

La massima competizione europea è la Champions Cup, l’equivalente della Champions League nelle altre discipline. Le squadre si qualificano in base alla posizione raggiunta nella stagione precedente nei maggiori campionati: Pro14, Top 14 e Premiership (Inghilterra).
Diretta DAZN.

Le squadre non qualificate alla Champions Cup partecipano alla Challenge Cup, seconda competizione europea in cui si aggiungono anche le squadre di altre nazioni come Romania e Georgia, oltre a quelle delle blasonate “Sei Nazioni”.

Restando sempre legati alle squadre di club è impossibile non menzionare il Super Rugby, campionato che comprende 18 squadre: le migliori di Nuova Zelanda, Australia, Sudafrica, Argentina e Giappone. Possiamo considerarlo “il Pro 14 dell’emisfero australe”. Sentendo solo nominare le nazioni da cui derivano i club partecipanti lo spettacolo è garantito. È stato trasmesso in diretta da Sky nelle scorse stagioni.

Passiamo ora alle rassegne continentali e intercontinentali, ovvero il massimo livello di questo sport. Partiamo dal Mondiale, un torneo recente (si disputa solo dal 1987). Il trofeo prende il nome di William Webb Ellis, l’uomo che abbiamo incontrato all’inizio di questa guida. Si svolge a cadenza quadriennale, l’ultima edizione è stata vinta dal Sudafrica che è la Nazionale più titolata del torneo insieme alla Nuova Zelanda con tre vittorie ciascuna.

Il 6 Nazioni, il torneo più importante per Nazionali in Europa. Comprende Inghilterra, Galles, Scozia, Irlanda, Francia e l’Italia (quest’ultima solo dal 2000). Un torneo che ogni anno regala emozioni a bizzeffe ed è ricco di premi simbolici, come ad esempio il Trofeo Giuseppe Garibaldi conteso tra Italia e Francia. Le scorsi edizioni sono state trasmesse interamente da Eurosport e in chiaro su DMAX.

Notevole attenzione va data anche al Four Nations, torneo che include Nuova Zelanda, Australia, Sudafrica e Argentina. Con quest’ultima costretta spesso a difendersi con le unghie dai mostri sacri di questo sport. Diretta Sky Sport.

Lo stato del rugby in Italia

Dopo questa aver concluso il percorso del “Cosa seguire” approfondiamo la situazione del rugby in Italia e del proprio contesto rugbistico.
Lo facciamo prima con una breve riflessione e poi direttamente con le parole di chi ha deciso di mettersi in gioco facendo leva sul potenziale, spesso nascosto, del rugby.

In “La crescita del rugby italiano fra investimenti privati e necessità di programmazione sportiva” pubblicato pochi giorni fa sul sito web della “Gazzetta dello Sport”, Paolo Marsilio, l’autore, evidenziava le lacune alla base del “sistema rugby” in Italia. “Queste lacune comportano uno squilibrio rispetto ad altre realtà (come quelle delle altre squadre del 6 Nazioni, ad esempio) in termini di investimenti, strutture, giovani, diritti audiovisivi. In continuo e costante depauperamento, con evidente e conseguente ripercussione sui risultati sportivi”.

Influisce non poco anche la dimensione scolastica e per questo abbiamo deciso di confrontarci, tramite una breve intervista, con un “addetto ai lavori”. È il professor Marco Robert Amoroso, ideatore della “Veroli Angels Minirugby” e docente di lingua inglese dell’I.C. Veroli 2. In collaborazione con la società sportiva “Colleferro Rugby 1965”, la cui prima squadra è attualmente in Serie C ma è stata capace di conquistare diverse volte nel corso della sua storia la Serie A.

In Italia, da sempre, lo sport per eccellenza che accomuna grandi e piccoli è il calcio. Quali sono stati i motivi che l’hanno indotta a pensare di realizzare nella sua scuola delle attività introduttive al minirugby?

“Premetto che sono stato un giocatore di calcio e che è uno sport bellissimo e spettacolare. La passione per il mini rugby è nata vedendo giocare mio figlio. Perché ho pensato di realizzarla a scuola? Perché l’atmosfera che si respira sui campi di rugby ed ancor di più su quelli di mini rugby è gioiosa, allegra, sana. Si respira un clima di felicità e al tempo stesso di agonismo. Vedere gruppi di “gnometti” che corrono dietro ad una palla ovale, si rincorrono, si ammucchiano letteralmente uno sopra l’altro con una determinazione da far invidia ai campioni, poi vederli abbracciarsi e mangiare tutti insieme al terzo tempo, è una gioia del cuore e una festa dello sport. Inoltre la scuola è il luogo principe dove poter trasmettere questo senso di amicizia ed educazione allo sport e alla vita”.

Non è semplice costituire una realtà come quella che lei sta portando avanti in un piccolo paese di provincia qual è Veroli. Sono in gioco fattori economici e organizzativi non semplici. È riuscito a trovare la collaborazione delle comunità locali, associazioni di categoria?

“Devo ammettere che non mi sono ancora accorto di ostacoli insormontabili, forse l’entusiasmo e la passione ci stanno dando l’energia giusta. Essere in una piccola realtà di provincia al contrario si sta rivelando un elemento positivo: c’è curiosità e purtroppo ci sono poche opportunità per questi bambini. La comunità dei genitori ha risposto molto bene. Le famiglie mi sono sembrate subito entusiaste e soprattutto incuriosite. La partecipazione si preannuncia enorme. Mentre per quanto riguarda “associazioni di categoria” non abbiamo ancora cercato l’appoggio di nessuno. Fin da subito la Parrocchia del Giglio, tutti i docenti, molte attività commerciali ci hanno sostenuto, ma siamo agli inizi, vedremo cosa succederà. Certamente siamo aperti ad ogni tipo di collaborazione e aiuto, non abbiamo fondi a cui attingere e non abbiamo un impianto. La domanda nasce spontanea: si accorgerà qualcuno delle necessità che, con questa iniziativa, abbiamo intercettato?”

La palla ovale racchiude in sé veri principi educativi, secondo i 5 valori del Rugby: integrità, passione, solidarietà, disciplina e rispetto. In che modo anche dei bambini potranno trovare nel rugby una scuola di vita?

“Chiedere a se stessi di dare il massimo, aiutarsi in squadra passandosi la palla per fare meta tutti insieme, rispettare le regole e le decisioni degli arbitri, andare in sostegno a chi ha bisogno, prendersi la responsabilità di iniziative e azioni che influenzano tutta la squadra. Beh, questo per me è un vero e proprio modo di interpretare la vita!”

Marco D'Onorio
Fondatore di Vita Sportiva. Da tempo convivo con quella malattia cronica che mi fa appassionare a qualsiasi sport guardo. Stregato dalla magia del ciclismo.

1 Comment

  1. Articolo “favoloso”!!!

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