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L’interViSta: una panoramica sulla stagione 2020 con Diego Nargiso

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Ospite della rubrica “L’interViSta”, Diego Nargiso. Ex. tennista italiano e n.67 al mondo, tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Duemila. Nel corso della sua carriera può vantare un titolo Junior a Wimbledon, tre partecipazioni olimpiche e diverse apparizioni con l’Italia in Coppa Davis, soprattutto in doppio con Omar Camporese e Andrea Gaudenzi. Nargiso ora lavora come commentatore televisivo per Supertennis e, in occasione di alcuni tornei importanti, per Sky ed Eurosport.  Con lui abbiamo avuto modo di realizzare una panoramica sulla stagione tennistica 2020, conclusasi ormai da qualche settimana, con uno sguardo alla prossima annata del 2021.

Partiamo da ciò che ha reso davvero complicata la stagione 2020, il Covid-19. Quanto hanno inciso secondo lei, dal punto di vista fisico e mentale, le restrizioni e le regole da rispettare in ogni torneo sulle prestazioni degli atleti?

Credo che le restrizioni abbiano inciso soprattutto dal punto di vista mentale sui giocatori, principalmente per due motivi. In primis l’assenza del pubblico, che influenza molto il rendimento in campo di un giocatore e la sua prestazione. Pensiamo ai tennisti più giovani o meno esperti che, in assenza di persone sugli spalti, hanno giocato più liberi dal punto di vista mentale e con meno pressioni. Affrontare un top player su un campo centrale colmo di spettatori, è diverso rispetto a farlo in uno stadio vuoto. Non a caso abbiamo visto affermarsi ad alti livelli molti giocatori poco abituati ai grandi palcoscenici, riuscendo spesso anche a lottare con i più forti al mondo. Questo accade anche perché al giocatore più esperto manca l’apporto e la forza del pubblico, che invece mette a disagio quello meno abituato a competere ad alti livelli. Poi il dover rispettare continuamente regole può stancare e logorare psicologicamente un giocatore, naturalmente questo poi dipende molto da tennista a tennista. Credo che invece dal punto di vista fisico, le norme abbiano inciso un po’ meno sulle prestazioni degli atleti. Infatti tranne in alcuni tornei in cui ci sono state positività, come per Paire a New York ad esempio, i tennisti potevano preparare i tornei abbastanza bene. Soprattutto nella seconda fase i ragazzi erano “liberi” di allenarsi e svolgere le attività, dal punto di vista fisico, che facevano prima. Penso che più nella prima fase della pandemia i giocatori abbiano sofferto fisicamente, non potendosi allenare o facendolo molto poco. Dopo la ripresa però, secondo me, i problemi dal punto di vista fisico sono stati minori.

La stagione giunta al termine ha visto, ancora una volta, Novak Djokovic chiudere in testa alla classifica mondiale. Come valuta la sua stagione? Quale voto si potrebbe dare all’annata del serbo?

Novak ha dimostrato ancora una volta di essere il migliore e, secondo me, non ci fosse stato l’incidente di New York avrebbe dominato ancora di più il circuito. A tal proposito io non sono d’accordo con la squalifica che gli è stata inflitta allo slam statunitense. Per me è stato più un esempio che si è voluto dare, per far si che non si ripetano più in futuro episodi del genere. Si sono resi conto di come fosse stata minata l’incolumità del giudice di linea e si sono sentiti in dovere di prendere questa decisione così dura. Però personalmente non avrei dato la squalifica, ma avrei preso in considerazione altri provvedimenti. Anche perché non credo ci fosse intenzionalità nel gesto, Djokovic si è reso conto subito dell’errore . Se quella pallina al posto di colpire la gola del giudice fosse andata sulla gamba, molto probabilmente ci sarebbe stato un warning o un richiamo, ma mai una squalifica. La parentesi dello Us Open lo ha un po’ fermato dal punto di vista mentale, perché gli ha creato una serie di inimicizie e problematiche varie. Oltre alla squalifica di New York, c’è stato anche l’episodio dell’Adria Tour che lo ha ancor di più destabilizzato mentalmente. Tutto ciò lo ha fatto soffrire abbastanza e ha avuto ripercussioni anche sul suo rendimento in campo, che fino allo Us Open era stato pressoché perfetto. Comunque la stagione è tranquillamente da 7, perché è riuscito a rimanere numero uno al mondo e ha dimostrato di saper venir fuori anche nei momenti più difficili.

Alle spalle del serbo, considerando solo i punti del 2020, troviamo Dominik Thiem. Questo 2020 è stato un po’ l’anno di consacrazione per l’austriaco? Come valuta la sua stagione?

Thiem finalmente questa stagione è venuto fuori alla grande, come ci aspettavamo potesse già fare lo scorso anno. In questa stagione si è consacrato definitivamente con la vittoria allo Us Open, seppur a mio parere sia stato abbastanza aiutato da Zverev in finale. Detto ciò la vittoria allo slam americano è stata assolutamente meritata e lo ha sbloccato soprattutto mentalmente. Con il successo a New York è scattato quel click, che l’ha convinto ancor di più dei suoi mezzi e gli ha permesso di esprimere da lì in avanti il suo miglior tennis. Di sicuro Thiem avrebbe potuto ottenere risultati così importanti già prima, ma non dimentichiamoci che è un classe 1993. Dunque ha solo 27 anni e ancora davanti almeno sette/otto anni buoni per crescere e rimanere su altissimi livelli. È un giocatore decisamente moderno e migliorato molto dal lavoro svolto con Nicolás Massú, che gli ha fatto realizzare molti progressi sulla parte sinistra e l’ha completato dal punto di vista tecnico. Dunque Thiem è un giocatore forte e sarà uno dei tennisti da battere nella prossima stagione. Per dare una votazione alla sua annata, credo possa essere assolutamente da otto.

Quali giocatori, secondo lei, hanno realizzato i maggiori progressi in questa stagione 2020?

Direi assolutamente Rublev, ha vinto 5 tornei e dopo anni di alti e bassi ha trovato più continuità. Dal russo già da diversi anni ci aspettavamo di vederlo competere ad altissimi livelli e finalmente quest’anno, essendo più costante nelle prestazioni, è riuscito ad affermarsi su grandi palcoscenici. Sicuramente dopo Thiem è stato quello che ha realizzato maggiori progressi, riuscendo anche ad entrare tra i primi dieci al mondo. Sinceramente poi citerei anche Zverev, che ha fatto passi da gigante ed è migliorato molto. In realtà dal tedesco mi sarei aspettato qualcosina in più, però ha sfiorato il titolo slam e ha disputato match importanti contro avversari di alto livello. Quindi se devo fare due nomi direi il russo Rublev e il tedesco Zverev.

Passando ai risultati dei giocatori italiani, chi l’ha colpita maggiormente e da chi si aspettava di più?

Ovviamente Sinner è stato il giocatore che mi ha colpito di più, continuando nella sua scalata della classifica mondiale. Ormai è entrato stabilmente tra i primi cinquanta al mondo ed è un giocatore di assoluto valore, l’ha dimostrato per esempio al Roland Garros contro Nadal. L’altoatesino ha già mostrato di saper competere con i più forti, di essere capace di giocare su tutte le superfici e quindi è il giocatore più accreditato ad essere protagonista in tutti i tornei. Ciò che mi piace di più di Sinner è la mentalità, il ragazzo è già un top player. È capace di rendere assolutamente semplici anche le cose più complicate e fa sembrare tutto quello che svolge naturale e scontato, quando in realtà non è proprio così. Realizza colpi a velocità importanti e molto difficili tecnicamente con estrema scioltezza, queste sono abilità da grande campione. Jannik quindi è eccezionale sia dal punto di vista tecnico, è migliorato molto e sta continuando a crescere, ma soprattutto è un predestinato dal punto di vista della personalità e nella gestione dei momenti importanti. Colui che mi ha deluso di più è di sicuro Matteo Berrettini, ma a pensarci bene neanche più di tanto. Dopo una stagione eccezionale e sorprendente, anche per lui stesso, era davvero complicato riconfermarsi. Ci fosse stata, l’anno scorso, un’ascesa più graduale staremmo parlando, anche per quella attuale, di un’ottima stagione. Invece i progressi dello scorso anno sono stati così repentini e importanti, portandolo al numero 8 al mondo, che hanno fatto salire moltissimo le aspettative del pubblico sul tennista romano. Direi quindi che Matteo ha giocato comunque una buona stagione, che se naturalmente confrontata con quella antecedente appare in discesa e non del tutto soddisfacente.

Passando ora al tennis femminile, anche questa stagione ha mostrato grande equilibrio e tre vincitrici slam differenti. Chi l’ha convinta di più tra le giocatrici del circuito WTA e chi secondo lei potrà prendere la pesante eredità di Serena Williams?

Personalmente ho totale stima in Naomi Osaka, per me è la giocatrice più rappresentativa del movimento tennistico femminile. È una grande tennista, una vera e propria top player dal punto di vista tecnico e credo sarà una delle dominatrici del circuito WTA per molte stagioni. In più ha una grandissima personalità fuori dal campo e dimostra ogni volta di essere molto sensibile anche su tematiche sociali delicate. La giapponese, seppur con i suoi soli 19 anni, è già un punto di riferimento nel suo paese e del tennis mondiale.

Proiettandoci sulla prossima stagione 2021, Roger Federer per lei potrà ancora competere ad alti livelli? Chi tra i giovani più emergenti potrà fare i maggiori salti di qualità?

Su Federer dipende solo dal suo fisico, perché dal punto di vista tecnico, soprattutto sulle superfici veloci, ancora oggi non è inferiore a nessuno. Ha delle capacità eccezionali di poter cambiare la partita, di trovare sempre la soluzione ad ogni problematica e per me è il giocatore più forte di tutti i tempi insieme ad altri due o tre. Tutto dunque dipende dal suo fisico e da quanto riuscirà ad allenarsi, per riuscire a competere ad alti livelli. Inoltre mi sento di dire che potrà di sicuro fare meno fatica nei tornei sul veloce, rispetto naturalmente a quelli sulla terra rossa come il Roland Garros. Ciò è stata però una tendenza di buona parte della sua carriera, visto il suo gioco maggiormente efficace sul veloce. Per quanto riguarda i giovani direi il  canadese Auger-Aliassime, attorno al quale ci si aspettava qualcosa in più già in questa stagione. Naturalmente è già un grande giocatore, numero 17 al mondo, però credo che nella prossima annata possa crescere ancora di più. Ma citerei anche il nostro Lorenzo Musetti, giocatore di assoluto valore mondiale e che non ha nulla da invidiare ai suoi coetanei spagnoli, francesi o americani. Lorenzo è un classe 2002, 18 anni quest’anno, e sicuramente a livello mondiale penso sia un altro che possa competere per lo scettro di miglior giovane dell’anno prossimo.

Tutta la redazione ringrazia Diego Nargiso per la disponibilità e la gentilezza.

Simone Caravano
Simone Caravano 22 anni, laureato in Scienze delle Comunicazioni presso l'università degli studi di Pavia. Attualmente studente della laurea magistrale in giornalismo dell'università di Genova. Credo che lo sport sia un mondo tutto da scoprire e da raccontare, perché offre storie uniche ed emozionanti. Allora quale modo migliore esiste per fare ciò, se non attraverso la scrittura.

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