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Martina Bellini e la ricerca di sé stessa: “Sto dando il 100 % per ritrovarmi e andare alle Olimpiadi”

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Intervista a cura di Marco Cangelli e Mirko Efoglia

La Coppa del Mondo è quasi come un “parco giochi” per chi non la vive da dentro tutti i giorni, con le sue attrazioni e i suoi pericoli. Per raggiungere livelli elevati è quindi necessario abituarsi e fare esperienza come dimostra Martina Bellini, membro della Nazionale Italiana “Osservati” di sci di fondo.

Originaria di Clusone, la 25enne bergamasca ha assaporato diverse volte il clima del massimo circuito mondiale prendendo parte anche alla 30 chilometri di Oslo-Holmenkollen, una vera e propria “università” per gli appassionati di sci stretti.

Bellini punta però ora a riprendersi dopo una stagione fra alti e bassi grazie all’apporto del Centro Sportivo Esercito, ma soprattutto alla caparbietà che la contraddistingue e che l’ha portata l’argento nella staffetta femminile ai Mondiali Juniores nel 2017 e il bronzo alle Universiadi Invernali nel 2019.

Risultati che Martina vorrebbe ripetere in futuro, in vista anche di quel grande sogno che porta il nome di Milano-Cortina 2026.

Martina Bellini impegnata in Alpen Cup

Martina Bellini, ti abbiamo visto spesso in Alpen Cup tra le prime dieci questo inverno? come valuti la stagione passata?

In parte è stata una stagione positiva, in parte avrei voluto e mi sarei aspettata di più. Sono contenta perchè sono stata costante, soprattutto in Coppa Europa. Mi darei un 6/6,5, visto che è stata un’annata buona, ma non abbastanza per quello a cui punto io. Un passettino è stato fatto, speriamo di farne altri più grandi.

Cos’è quella cosa che differenzia principalmente il livello tra Alpen Cup e Coppa del Mondo?

Il livello è nettamente superiore. In Coppa del Mondo ci sono il top di gamma fra gli atleti, sono tutti uno più forte dell’altro. Rispetto alla Coppa Europa è altissimo, anche perché qui ci sono sciatori provenienti dall’Europa Centrale. A partire da quest’anno ci saranno però anche gli stati scandinavi. In Coppa del Mondo però ci sono atleti che vengono anche da fuori l’Europa e quindi il livello si alza per forza di cose.


L’ambiente in Coppa del Mondo è particolarmente esigente anche sotto il profilo mentale?

In Alpen Cup si vive sicuramente un mondo dove far risultato è più semplice, anche perché il livello è inferiore. Di conseguenza si arriva in Coppa del Mondo che ci si trova di fronte avversarie molto forti. Si è abituati a entrare tranquillamente nella top ten a livello europeo e quando si arriva lì, diventa difficile riuscire a centrare quel risultato. E’ un ambiente a sé, quasi magico se non lo frequenti spesso, perché un po’ il sogno di tutti gli atleti gareggiare in Coppa del Mondo. In parte ti senti importante, dall’altra però ti senti anche piccolissimo perché si prova una sensazione strana. Ci sono le telecamere, c’è moltissima gente che viene a veder le gare e quasi rimani incantata. Ricordo che quando ero a Oslo e ho preso parte alla 30 chilometri, oltre alla gara in sé c’è un festival in concomitanza. Ricordo che c’era moltissimo pubblico, tende dovunque, persone che arrivavano la sera prima appositamente per appostarsi e, dietro la competizione, si crea quindi letteralmente un mondo a sé.

Proprio ad Oslo due anni fa hai fatto parte di quella spedizione azzurra tanto criticata per via dei risultati ottenuti, lontani dalle migliori. Non ritieni che per esser competitivi in Coppa del Mondo sia necessario anche frequentare maggiormente quell’ambiente?

Secondo me sarebbe fondamentale, anche se è stato travisato quel post. Se si sapessero veramente come sono andate le cose, non sarebbe successo tutto questo putiferio, visto che nessuno ci ha interpellato. Tolto ciò, per riuscire a migliorarsi, deve esser vissuto quell’ambiente. Al tempo stesso è giusto che si vada in Coppa del Mondo quando si è pronte, quindi deve esser qualcosa che ci si guadagna. Senza esperienza, non si può comprendere il tutto visto quanto c’è dietro. Se non si è abituati, quando si arriva al cancelletto si incontra una bella botta di emozioni che bisogna imparare a domare e non è sempre facile.

Martina Bellini affronta la tappa di Coppa del Mondo a Dobbiaco

A proposito di gare lunghe, come valuti la scelta della FIS di equiparare le distanze fra uomini e donne e introdurre quindi per voi la 50 chilometri?

Io non ho ancora partecipato a una 50 perché l’unica che si è svolta è stata disputata lo scorso anno e ha partecipato solo una ragazza italiana. Dovrei provare per dire effettivamente la mia. Le altre distanze ci possono anche stare, però la 50 è forse un po’ troppo. Se la scelta è legata all’attrattività della gara in sé, rischia di diventare eccessivamente noiosa, soprattutto fra noi ragazze considerato che rispetto agli uomini, facciamo più fatica a reggere certi sforzi.

Fra le competizioni dove hai fatto meglio, spiccano sicuramente quelle sulle lunghe distanze. In futuro quello può esser un percorso da seguire?

Chiaramente più un’atleta è forte su più discipline, meglio è. E’ anche vero che si nasce con certe doti. Se riuscissi ad andar forte anche nelle sprint sarebbe meglio e mi alleno anche per ottenere quello. Conosco i miei limiti e so che devo puntare più sulle distance perché sono un po’ più il mio pane. Ho fatto delle sprint in Coppa del Mondo, sono contenta, però è stata una scelta strana. Partivo però già con l’idea che non avrei ottenuto ciò che molti si aspettavano non essendo la velocità il mio forte, però la sto allenando e vorrei provar ad andar forte anche lì.

Nelle scorse stagioni hai preso parte anche a quelle gare che rientrano nel settore delle granfondo. In futuro potresti pensare di concentrarti sulle gare del circuito Visma Ski Classics?

Rispetto al professionismo sono gare forse più godibili visto che c’è moltissima gente e puoi apprezzare il tuo sport visto che vedi molte persone praticarlo. Per esempio la Val Casies ha un ambiente particolarmente divertente oltre alla gara. In futuro sicuramente vorrei affrontare gare come la Marcialonga o la Vasaloppet che per un fondista sono quasi un dovere, tuttavia dovrei valutare se prendere parte o meno a un circuito del genere.

Martina Bellini affronta una tappa di Coppa Italia

Quest’anno farai parte della squadra Osservati, com’è e cosa vuol dire osservati? Quale sarà il tuo programma?

La preparazione estiva l’ho affrontata con il Centro Sportivo Esercito allenandomi con Simone Paredi. Lui è la mia figura di riferimento per quest’anno. Il vantaggio di esser inseriti fra gli osservati è che l’ultimo raduno sulla neve avrò modo di affrontarlo con la Nazionale e lì ci saranno i primi test sulla neve che mostreranno il livello delle varie atlete. Oltre a ciò ho diritto all’attrezzatura e ho avuto modo di far dei test al Cerism a Rovereto confrontandomi anche con gli anni scorsi e che servono a noi atleti. Rimane comunque sempre importante che il nome rimanga nel roster della Federazione, ma alla fine sono arrivata a un punto in cui o, sono in squadra A, oppure poco cambia. Sono contenta di allenarmi con il centro sportivo e spero possa esser un impulso per esser più agguerrita quest’inverno.

Qual è il tuo rapporto con gli skiroll?

A me piace utilizzarli, ma non così tanto come sciare. Tutti pensano che sia la stessa cosa, ma non è uguale. Far skiroll mi piace, soprattutto quando ho dei lavori d’intensità rendendo tutto più divertente, ma la neve rimane la neve.

Abbiamo visto che quest’estate hai partecipato anche a gare di corsa in montagna. Com’è nata questa passione?

Lo sci di fondo in estate è molto vario. Facciamo molte ore di corsa, palestra, bici e anche corsa in montagna e ho usato la Sgambada de Blum come un allenamento. E’ stata durissima, non essendo abituata a far vertical. Muscolarmente è stata un’agonia, ma comunque sempre bello perché hai modo di far un allenamento ad alta intensità, ma al tempo stesso indossare il pettorale che per un’atleta è più stimolante. Inoltre è una giornata che condividi con molte persone e ti dà qualcosa in più.

Nella tua preparazione c’è anche dell’allenamento a secco?

Abbiamo una scheda del preparatore da seguire e ogni settimana ci sono degli obiettivi diversi, in base anche ai lavori di intensità che svolgiamo. E’ tutto un puzzle incastrato nel modo più corretto possibile. Anche la palestra sta diventando sempre più importante, mentre in passato quasi non era manco contemplata.

Martina Bellini insieme a Francesca Franchi e Ilenia Defrancesco con la medaglia di bronzo delle Universiadi 2019


Quali sono i passi/punti, nella tua testa, da compiere per diventare competitiva ed entrare nelle prime trenta di Coppa del Mondo?

Quando ho saputo della mia situazione in squadra, ho voluto riprendermi ciò che era mio. Fondamentalmente voglio andare forte e so che per farlo devo esser serena mentalmente. Voglio godermi la prossima stagione senza troppe pressioni anche perché, più si è sereni, più le cose arrivano. Sto cercando di dare il massimo perché se si dà il 100 %, il resto va solo atteso.

In passato hai vinto medaglie ai Mondiali Juniores e alle Universiadi, brillando a livello giovanile. Cosa ti è mancato per brillare anche a livello assoluto?

Un po’ sono state più forti le altre, un po’ ho avuto anch’io dei periodi no che da fuori non si percepiscono e quelli hanno sicuramente influito sul risultato. Ho sempre cercato di dare il massimo in quello che potevo, quindi fondamentalmente le altre erano più forti.


In conclusione, siccome hai fatto parte per anni della Nazionale omonima, come si vede Martina Bellini alle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026?

E’ il mio più grande obiettivo. Alla fine quello che sto facendo adesso è per riuscire a partecipare alle Olimpiadi. Mi auguro di potercela fare, però più che dare il 100 % e lavorare su di me, non posso far altro.

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Marco Cangelli
Giornalista presso la testata online "Bergamonews" e direttore della web radio "Radio Statale", sono un appassionato di sport a 360 gradi. Fondatore del format radiofonico "Tribuna Sport" e conduttore del programma "Goalspeaker", spazio dal ciclismo all'atletica leggera, passando per lo sci e gli sport invernali

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