Mentre Tokyo dorme

Sogni, illusioni e realtà: la meglio gioventù italiana.

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Day 2

Si inizia a fare sul serio. Non si sono preparati soltanto gli atleti per Tokyo, anch’io mi preparavo per l’evento da un po’ (ma son sicuro anche voi). Poi però, come nello sport, devi essere anche pronto ad affrontare l’imprevisto. Per esempio. Il segnale del digitale terrestre della Rai dalle mie parti ha la stessa affidabilità di un velocista sul Mortiloro. Verso l’alba ha chiamato il gruppetto ed ha rischiato di arrivare fuori tempo massimo. Discovery Plus sembrava la panacea di tutti i mali, invece in questa prima giornata ha fatto la figura di Darko Pancev all’Inter. Il Cobra. (Googlate e capirete).

Il primo giorno di gare dopo la cerimonia d’apertura è sempre quello più carico di aspettative, perciò spesso regala emozioni forti. Ed ecco le prime medaglie. Luigi Samele col suo argento nella sciabola si inserisce nel solco della grande tradizione italica della scherma. Il ventenne Vito Dell’Aquila (o Dell’Acqua?), invece, è uno degli unici due atleti azzurri del taekwondo a questi Giochi. Il suo oro è un risultato straordinario.

Gli sport di Samele e Dell’Aquila hanno soprattutto una cosa in comune, il 95% di chi li ha guardati oggi ci capisce poco e nulla. Però ci divertiamo lo stesso. Sono le Olimpiadi, è giusto così. Come quando eri un ragazzino tranquillissimo, ma alla seconda birra a una festa eri pronto a mostrare il sedere a chiunque. Queste medaglie ce le godiamo tutte allora. Ma andiamo con ordine.

Rientrato a casa intorno all’una, è ormai troppo tardi per riposare, così ascolto il podcast “Diario a 5 Cerchi” di Vita Sportiva. Fatelo anche voi se volete sapere cosa aspettarvi dalla giornata olimpica (“piccolo spazio pubblicità”). Ora posso buttarmi nella mischia.

Italia-Canada di volley sarebbe il piatto forte, ma ci sarà da saltare tra canottaggio, scherma, tennis, taekwondo, judo. Tutte con pennellate d’azzurro da far brillare. Blengini butta subito in sestetto Alessandro Michieletto. Classe 2001, non ha ancora 20 anni. È il primo segnale che per le mie sensazioni sarà nottata/mattinata da meglio gioventù italiana.

L’Italvolley dà subito l’impressione di non essersi alzata dalla parte giusta del letto. Mentre Osmany Juantorena prova a decapitare un canadese con una schiacciata, mi accorgo che su un altro campo di gara c’è una ragazza che sta facendo cose importanti.

È ancora più piccola di Michieletto, ha 18 anni, ed usa la carabina nell’unico modo in cui andrebbe usata un’arma (“e mi fermo qui!” (cit.). Un’altra volta). Si chiama Sofia Ceccarello. Ho sentito più volte il suo nome negli ultimi giorni, saltava fuori quando si pensava a qualche possibile sorpresa azzurra. Può essere una mina vagante, dicevano, se entra in finale poi chissà. Dopo le prime cinque serie di qualificazione è addirittura terza, ampiamente dentro le otto che vanno in finale nella carabina 10 metri aria compressa. Ma nell’ultima il peso dei suoi 18 anni si fa sentire e arrivano i passi falsi. Decimo posto e niente finale.

Intanto l’Italia perde il primo set contro il Canada, mentre entra in scena la zecca di Stato dello sport italiano: sua maestà la scherma. Vanno avanti fino ai quarti in cinque su sei, due uomini nella sciabola e tutte e tre le donne della spada. Tra queste c’è Federica Isola, la più giovane della compagnia. Ha 21 anni e mi terrà sveglio trasmettendomi la sua carica ad ogni stoccata.

Le gare si accumulano, parte la prova in linea di ciclismo, e i ragazzi di Blengini perdendo anche il secondo set non aiutano. Su Rai Due sono più volte costretti a interrompere la pallavolo. Cresce il malcontento su Twitter, ci si chiede perché su Raisport vada in onda Repubblica Ceca-Grecia di Euro 2004. Alle 3.23 il buon Marco Fantasia ci spiega che se anche la Rai avesse quaranta canali dedicati, sempre 200 ore di trasmissioni potrebbe mandare in onda. Pace.

Quando riesco a tornare sul volley mi ritrovo Zaytsev a guardare i compagni con tanto di mascherina e Michieletto che sembra aver suonato la carica. La rimonta è partita. Ci sarebbe anche una delle classiche supercazzole di Lucchetta, ma preferisco dimenticare. Sarà la rimonta, sarà l’esultanza di Federica Isola che mi ha fomentato, sarà che l’alba si avvicina e sono sveglio da quasi ventiquattro ore, ma mi è venuta fame.

Parte il tennis e subito Sara Errani rischia di ipotecare il premio Steven Bradbury di questi Giochi. Sta perdendo 0-6 1-4, due break sotto nel secondo set, quando Pavlyuchenkova, la sua avversaria, richiama l’attenzione perché sta male. Troppo caldo. Si siede col ghiaccio intorno al collo, recupera un po’, poi torna in campo e completa l’opera.

Mamma Rai però è commovente. Con un solo canale ci fa vedere l’Italvolley che alla fine completa la rimonta, Musetti eliminato a primo turno, tutti gli equipaggi del canottaggio che si qualificano, le prime fasi della prova di ciclismo, le finali di Giochi Senza Frontiere del ‘98 e il Premio Bancarella del 2003.

Non ci perdiamo nemmeno Vito Dell’Aquila che a fari spenti continua a intessere la sua tela. Fin dove si spingerà lo sapete, a suon di calci sarà il primo a far risuonare l’Inno di Mameli a Tokyo 2020.

In mattinata iniziano tintinnare le medaglie e le emozioni si intensificano ancora. C’è l’oro di Richard Carapaz nel ciclismo, che si mette alle spalle i cannibali Van Aert e Pogacar. C’è Luigi Samele che in semifinale confeziona una rimonta indimenticabile: sotto 12-6 mette nove stoccate di fila. Ma in finale c’era una inscalfibile leggenda magiara ad aspettarlo, Aron Szilagyi. Scopriamo le ragazze del basket 3×3 (per me è una figata), che regalano due match da tachicardia contro Mongolia e Francia. Sarà appuntamento immancabile nei prossimi giorni. E poi è partito il nuoto con le prime qualificazioni, ma per parlarne ci sarà tempo.

La prima giornata mi lascia col pensiero a questa meglio gioventù azzurra, Michieletto, Ceccarello, Isola, Dell’Aquila, perché nulla sa di sogno come avere tanti anni davanti a sé. Oggi hanno alimentato speranze e preso coscienza di se stessi. Alcuni sono già passati alla cassa, altri hanno sperimentato la realtà, dura e cruda come lo sport. Adesso li porterò con me, per illudermi che l’onnipotenza della gioventù possa toccarmi ancora. Come quando andavo in spiaggia convinto che lì un giorno avrei incontrato per caso Simona, senza darci appuntamento.

E quale illusione più grande di un’Olimpiade!?

Allora domani saremo di nuovo tutti qui a far festa. Sfiniti e soddisfatti. A proposito, adesso sono sveglio da trentasei ore consecutive, perdonatemelo qualche svarione.

Anzi, Mentre Tokyo Dorme, ne approfitto un po’ anch’io.


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Vincenzo Bruno
Laureato in Lingue e Letterature Moderne, nato a Palermo nel 1983, vive a Isola delle Femmine, piccola località costiera alle porte del capoluogo siciliano. Aspirante insegnante e appassionato di sport, letteratura e storie, nella sua pagina Instagram “Gente di Sport” alimenta l’amore per la scrittura facendovi convergere spesso le sue più grandi passioni. Due suoi racconti brevi, Notti Bianche e La Prima Volta, sono stati inseriti nella raccolta Pausa caffè: letteratura espressa, pubblicata da Prospero Editore nel 2016.

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