Football Americano

Seattle Seahawks: il futuro è adesso

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Circa due settimane fa, esattamente nel giorno della Festa della Donna, i Seattle Seahawks hanno scritto un pezzo importante della loro storia.
Insieme a Simone Faccini e Marco Bernardi, con cui condivido il Podcast “Seahawks Nest Italia“, abbamo deciso di scrivere questo pezzo a sei mani, per provare a fare un’analisi della giornata che ha cambiato le sorti della nostra squadra. Lo faremo partendo da tre diverse angolazioni: cuore, ragione e visione futura.

IL CUORE – by Simone Faccini

Nell’arco di poche ore, i tifosi Seahawks hanno visto allontanarsi da Seattle, seppur con modalità diverse, due dei giocatori più forti, più longevi e più rappresentativi della squadra, Russel Wilson e Bobby Wagner.

Russell Wilson posa con la maglia dei Denver Broncos – © MilesHighReport


Un colpo durissimo da assorbire, anche perché totalmente inaspettato. Per fare un paragone per chi non è avvezzo allo sferoide prolato, il mio amico Marco, nonché compagno di podcast e di tifo, il giorno dopo ha twittato:

E’ come se in una sola sera Kakà e Maldini lasciassero il Milan”.

Rende abbastanza l’idea di quanto è successo?

Sono state ore strane, quelle successive, ci sono venute a mancare due certezze che forse davamo troppo per scontate, dimenticandoci colpevolmente che “ehi, la la NFL è un freddo business”, ed è proprio quando te ne dimentichi che lei ti colpisce duramente con un pugno, anzi due, allo stomaco che ti fanno restare senza fiato. Poi, lentamente, torni a respirare e ti ricordi che sapevi benissimo che quel giorno sarebbe arrivato, che i giocatori non sono per sempre e che prima o poi bisogna imparare a fare a meno di loro anche se, in fondo, non si è mai pronti abbastanza.

Certo, i rumors sulla trade per Wilson giravano da tempo: sono almeno 4 off-season che sentiamo ripeterci le stesse cose: “Wilson va a Chicago! Anzi no va New York; forse va Washington!”, come quando continui a gridare “al lupo al lupo” e dopo un po’ non ci crede più nessuno.

Per Bobby, tutti noi ipotizzavamo una ristrutturazione del contratto, dato l’inevitabile calo fisico, ma di certo nessuno si aspettava un taglio per quello che è stato in questi anni il nostro faro, il nostro capitano, la nostra ultima vera bandiera.

Per questi motivi eravamo tutti convinti che, anche per il prossimo anno, li avremmo trovati ancora lì dove li avevamo lasciati, al centro del campo, pronti a guidare ancora l’attacco e la difesa, e invece…
Invece eccoci qua, catapultati di colpo all’inizio di una rebuilding.

È arrivato il momento di gettare le basi per la squadra che verrà ma, prima di iniziare un nuovo capitolo, c’è da chiudere quello precedente. Per farlo, dobbiamo rassegnarci a salutare e ringraziare questi due magnifici campioni, che ci hanno regalato emozioni incredibili, che non dimenticheremo mai e che sono il motivo per cui amiamo tanto questa squadra.

Auguriamo tutto il meglio a Russell e a Bobby, con la certezza che, alla fine delle loro carriere, li rivedremo a Seattle, per festeggiare l’ingresso nella Hall of Fame dei Seahawks ed appendere meritatamente le loro maglie numero 3 e numero 54 nel nostro stadio, accanto a quelle delle altre leggende della nostra squadra.

LA RAGIONE – by Marco Cherubini

Messo da parte il lato più difficile, quello sentimentale, andiamo ora ad analizzare gli eventi dei giorni scorsi dal punto di vista del “freddo business”.
Partiamo ovviamente dalla trade, ricapitolando innanzitutto i dettagli dell’accordo: i Seattle Seahawks hanno ceduto ai Denver Broncos Russell Wilson e un quarto giro al Draft di quest’anno, ricevendo in cambio la pick n.9 assoluta e la n.40 del Draft 2022, altre due pick al primo e al secondo giro del Draft 2023 e, infine, il quinto giro sempre di quest’anno (n.145).
Inoltre, I Broncos mandano a Seattle anche tre giocatori: il DT Shelby Harris, il TE Noah Fant e il QB Drew Lock.

I dettagli della trade con i Denver Broncos – © Twitter @seahawks


Non ci soffermeremo sulla retorica del “chi ha vinto la trade”, perché sarebbe completamente inutile in questo momento, soprattutto perché non è possibile sapere se i Seahawks sapranno utilizzare al meglio, come ovviamente ci auguriamo, le scelte ricevute dai Denver Broncos.

Possiamo invece valutare i pro e i contro di questa storica trade, per capire da che parte pende la bilancia.

PRO:
  1. Russell Wilson, come sappiamo, aveva il coltello dalla parte del manico in quanto nell’ultimo contratto firmato era presente la No trade clause, in base alla quale lui avrebbe potuto opporsi a qualsiasi destinazione che non fosse stata di suo gradimento. Sicuramente questo fattore ha inciso pesantemente, in quanto rendeva il QB numero 3 padrone del proprio destino. Ciò nonostante, i Seahawks hanno comunque ottenuto una contropartita pesante, sia in termini di scelte Draft sia come giocatori. Shelby Harris è sicuramente un leader dello spogliatoio a Denver, Noah Fant è un upgrade importante nel ruolo di Tight End e Drew Lock potrebbe rivalutarsi in un nuovo contesto.
  2. Russell Wilson è ancora nel suo “prime”, ma ha 33 primavere sulle spalle e, già negli ultimi due anni, ha fortemente ridimensionato una parte importante del suo gioco, lo scrambling. Inoltre, alcuni suoi difetti si stanno accentuando con il passare delle stagioni: l’eccessiva fiducia nella sua precisione sul profondo, a discapito dei lanci centrali e sul medio-corto raggio hanno ridotto drasticamente la percentuale di 3rd down convertiti, mentre l’ostinazione nel non buttare mai via la palla ha incrementato il già copioso numero di sack subiti.
  3. Wilson è vicino alla scadenza del contratto e, viste le cifre astronomiche riconosciute ad Aaron Rodgers e, giusto pochi giorni fa, a Deshaun Watson, sicuramente non sarebbe stato semplice, e soprattutto economico, rinnovarlo. Questo onere ora toccherà ai Broncos, che per siglare il nuovo contratto di RW3 dovranno necessariamente fare dei sacrifici in altre parti del roster.
CONTRO:
  1. Russell Wilson è senza dubbio alcuno il più grande QB della storia dei Seattle Seahawks, oltre che un top 5 in NFL, top 10 per gli scettici. All’interno di un nuovo schema offensivo, con una OLine finalmente in grado di proteggerlo a dovere, potrebbe portare i Broncos ad essere fin da subito contender per il Super Bowl. Quello che i Seahawks, colpevolmente, non hanno fatto è stato tentare un ultimo ballo nella stagione 2022, completando il roster e dando a Wilson per una volta adeguata protezione.
  2. Drew Lock, salvo miracoli, non è assolutamente pronto per prendere le redini della Offense di Shane Waldron, né forse mai lo sarà. Al Draft, a detta degli esperti, la classe di QB non è talentuosa come lo scorso anno e, quindi, c’è il rischio concreto che si debba necessariamente passare attraverso un anno di transizione – o forse più di uno – prima di tornare a poter competere per la post-season.
  3. La tempistica di questa trade, seppur giusta dal punto di vista del rinnovo contrattuale, al contrario è discutibile se si pensa che solo due anni fa i Seahawks hanno ceduto due prime scelte ai New York Jets nella trade per Jamal Adams, rinnovando poi il suo contratto all’inizio della scorsa stagione nel chiaro tentativo di costruire un roster da Super Bowl. Adesso Seattle si trova a dover iniziare una rebuilding avendo sulle spalle la safety più pagata della lega.

Dal nostro punto di vista, i pro sono leggermente più pesanti dei contro, anche se, come detto, giudicare adesso questa trade sarebbe prematuro.

Per quanto riguarda il taglio di Bobby Wagner, possiamo brevemente dire che era lecito aspettarselo, perché un contratto da 20 milioni di dollari per un LB chiaramente nella fase discendente della carriera sarebbe stata una follia a livello dirigenziale; il suo taglio ha liberato ben 16 milioni di spazio salariale. Tuttavia, disturba molto il modo in cui è stata gestita questa situazione, in quanto Wagner è una bandiera della franchigia, uno dei più forti LB della storia della NFL e, inoltre, è agente di sé stesso. Informarlo personalmente della decisione sarebbe stato quantomeno doveroso da parte sia di Pete Carroll che di John Schneider.

LA VISIONE FUTURA – by Marco Bernardi

Scegliere di privarsi della propria stella non sarà stata sicuramente una decisione facile, ma ha portato in dote un piccolo tesoretto da poter utilizzare per rifondare la franchigia. Come detto, Seattle ripartirà dal Draft 2022 potendo contare sulla 9° e sulla 40° scelta assoluta, da aggiungere alla 41° e alle altre scelte minori. Invece, le pick al primo e secondo giro Draft 2023 ottenute nella trade non sono altro che una scommessa sul fallimento di Denver.

Le scelte al draft 2022 dei Seattle Seahawks. – © Twitter @seahawks


Seattle ha spedito uno dei migliori QB in circolazione in quella che probabilmente è diventata la Division più difficile di tutta la NFL. Denver dovrà incontrare due volte all’anno i Las Vegas Raiders (che nel 2021 con tutte le loro peripezie sono riusciti a strappare un biglietto playoff), i Los Angeles Chargers (freschi degli innesti Khalil Mack e J.C. Jackson) e soprattutto i Kansas City Chiefs. Seppur Russell Wilson garantisca almeno 2-3 vittorie in più alla propria squadra, è possibile ipotizzare che la strada per il successo per i Denver Broncos non sia così rapida; questo potrebbe portare i Seahawks ad avere una scelta al draft ancora alta nel 2023.

Seattle si ritrova inoltre con un ampio spazio salariale, che verrà utilizzato in primis per firmare dei propri Free Agent, ma anche per acquisire finalmente quei tanto richiesti uomini di linea che mancano da troppi anni.

Non ci sarebbe da stupirsi se in Week 1 il QB fosse davvero Drew Lock, che verrà valutato avendo un solo anno di contratto e poco oneroso. Lock potrà lanciare per Lockett, Metcalf e Noah Fant, ma gran parte del gioco passerà da terra, come fatto trapelare da Pete Carroll durante la prima conferenza stampa post-trade. La volontà della franchigia è di tornare alla propria filosofia, affidandosi ad un efficiente gioco di corsa in attacco e puntando soprattutto sulla difesa, che tornerà ad essere il perno della squadra come ai tempi della Legion of Boom. Se nella secondaria la presenza di Jamal Adams e Quandre Diggs garantisce sicurezza, anche i cornerback hanno mostrato segni positivi: Sidney Jones può essere una sorpresa e Tre Brown si candida ad essere un giovane su cui puntare (anche se è ancora difficile da valutare a causa dell’infortunio).

Guardando il front seven difensivo, il taglio di Bobby Wagner è stato un altro shock, ma l’apprendistato di Jordyn Brooks al suo fianco lo ha designato come futuro erede. In Defensive line, l’esplosione di Darrell Taylor e Poona Ford, ai quali si aggiunge Alton Robinson, garantisce longevità per il futuro.
A loro si aggiungono i nuovi innesti Shelby Harris e la vecchia conoscenza Quinton Jefferson, che potrebbero assumere sin da subito il ruolo di mentori. Uchenna Nwosu, appena arrivato dalla Free Agency, porterà quell’aggressività che lo scorso anno è decisamente mancata ed è lecito aspettarsi anche ulteriori forze fresche dai prossimi due Draft, anche nei giri alti. In poche parole, il futuro è più roseo di quello che può sembrare, vedendo un’ossatura ringiovanita accompagnata da dei leader veterani.

Dal lato offensivo, il reparto corse sarà il più folto ma anche quello più dubbioso. Se è sempre più velata la possibilità di scegliere un running back nei primi due giorni del draft, rimangono molti punti interrogativi su Rashaad Penny, appena rinnovato con un contratto annuale, che ha giocato un’ultima parte di stagione spettacolare ma si è dimostrato molto fragile fisicamente. Si può fare affidamento su un giocatore dotato di un fisico così possente ma dalle ginocchia di cristallo?

Altro punto interrogativo rimane la salute di Chris Carson, afflitto da numerosi infortuni gravi, ultimo dei quali quello al collo, tanto da concludere la sua stagione precocemente. Vale la pena concedergli un’altra occasione oppure è più giusto tagliarlo e scegliere un nuovo Runningback al Draft? Tra queste due domande solo una risposta è chiara: non si possono più affidare le corse ad un solo giocatore, sia per l’usura che comporta, sia per la vitale importanza che detiene il ruolo nella nuova offense di Shane Waldron e Pete Carroll.

Passando all’argomento QB, si fa sempre più strada la possibilità che l’erede di Russell Wilson possa essere selezionato alla pick numero nove (il nome di Malik Willis è quello che circola con più insistenza). Anche se questa classe è riconosciuta come una delle più povere nel ruolo degli ultimi anni, vale la pena ricordare che lo stesso Russell Wilson fu preso al terzo giro con la pick numero 75.

Dulcis in fundo, la questione coaching staff. Pete Carroll è ritenuto ormai troppo anziano e inadeguato per guidare una rebuilding. Ma chi ha detto che per una rifondazione si debba per forza essere giovani? In secondo luogo, non dobbiamo commettere l’errore di guardare solo la punta dell’iceberg: nel giro di due anni, tra promozioni e nuovi assunti, i Seahawks si sono ritrovati con uno staff molto giovane.

Basti pensare che l’offensive coordinator Shane Waldron, l’omologo difensivo Clint Hurtt, per non parlare di tutti gli assistenti, tra cui spicca Sean Desai, hanno tra i 39 e i 43 anni. Quest’ultimo in modo particolare è visto come papabile sostituto di un Pete Carroll che, quando si sarà stufato di andare su e giù per la sideline, passerà ad un ruolo dirigenziale.

IL FUTURO E’ ADESSO

Concludiamo citando il titolo dell’articolo.

Le vicende dei giorni scorsi hanno sicuramente sancito la fine di una pagina gloriosa della storia dei Seattle Seahawks; una rebuilding richiede del tempo ed è innegabile che, nel corto-medio termine, ci si debba armare di tanta pazienza in quanto potrebbero arrivare più sconfitte di quante ne siano maturate negli ultimi anni. Tuttavia, la franchigia riparte da delle basi importanti, con un roster giovane ma già solido in alcuni ruoli chiave. Sarà indispensabile utilizzare nel miglior modo possibile ogni scelta ai prossimi Draft per capitalizzare l’investimento fatto con la trade di Russell Wilson; se così dovesse essere, il futuro dei Seattle Seahawks potrebbe tornare brillante prima di quanto sarebbe lecito aspettarsi.

Infine, un enorme grazie a nome di tutti e tre va a Vita Sportiva, per averci dato la possibilità di mettere nero su bianco i nostri pensieri; sarà bello condividere questo articolo tra un anno, o anche più avanti, per vedere quale tra le due franchigie avrà preso la decisione più giusta per il futuro.
Per quanto ci riguarda, resta solo una cosa da dire: Go Hawks.


Immagine in evidenza: © heraldnet.com

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Marco Cherubini

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